Tutto ti ha portato qui

Sono giorni che ti domandano “Tutto bene?”. Colleghi, amici, vicini di casa. Persino lo sconosciuto che siede di fronte a te sul tram. Lo fa con discrezione, senza parlare, ma con quello sguardo interrogativo lì, e tu fai quell’espressione del ma-che-cazzo-ho-in-faccia? 

Che “Tutto bene?” non è esattamente “Come stai?”, “Come vanno le cose?”, “Che hai fatto di bello ieri sera?”. E’ piuttosto un’asserzione interrogativa, la loro chiara convinzione che qualcosa in te non vada.

Non puoi sempre essere a cento, intero. No.
Anche se forse sei abituato a sorridere, anche quando tiri su a fatica gli angoli della bocca. E se lo fai è perché vuoi sorridere, e questo è già un gran vincere.

Magari è (stato) solo un periodo intenso.
O è solo un pensiero che ti attraversa la testa da tempia a tempia e che, fulmineo e fulminante come una scossa elettrica, catalizza, anche solo per un istante, la tua energia.

Ma sei un libro aperto. Il che è di un’ironia disarmante, considerando il fatto che tu, proprio tu, investi un tale capitale di risorse nel tenere segreti i pensieri.
E’ quasi controproducente.

Tutto bene?
Ma sì, dai.
Quel dai significa che non va tutto bene.
Ma chi non ha pensieri?
Giusto, ma ad alcuni si legge in faccia, sono quelli che non si fanno abbattere con facilità in genere.
E’ stata una settimana pesante.

Perché di fatto sei un po’ il giullare di corte, lo scemo del villaggio. Ed è un ruolo che hai scelto di rivestire perché è sempre vacante, quasi sdegnoso, ma ti sta bene addosso. E’ l’entusiasmo la chiave del tuo essere, la tua vera natura. Si dice che ride davvero di cuore solo chi ha sofferto. Io credo che sia più che altro indole. Uno stile di vita. Una scelta.

Ma no, non puoi essere sempre a cento, intero.
E così se un giorno sei più silenzioso, chiuso tra due cuffie, e tieni lo sguardo un po’ più basso, sconti la pena: quella di aver represso qualche parola, qualche confidenza, qualche pensiero di troppo. Quante volte avresti voluto urlare, ma sei rimasto in silenzio?

No, non fraintendere, non lavorativamente parlando.
Forse è il periodo. Quando arriva la fine dell’anno, tiri un po’ le somme, e ti trascini dietro intere giornate di quell’umore lì. A volte vorresti rimuovere periodi interi di quelli trascorsi.
Ecco, diciamo che gli ultimi sei mesi li cancellerei. Pensavo che fosse l’anno giusto, è cominciato bene. E ora non vedo l’ora di chiuderlo.
Però ti ha portato qui. 

Sarà che è la fine dell’anno, e anche se è ridicolo perché il tempo è solo un costrutto culturale del tutto relativo, arriva il momento di tirare le somme. Nostalgia? Forse. Direi più che altro l’irrefrenabile esigenza di capire quanto c’è da buttare e quanto da tenere. Un bilancio, fare i conti, che di fatto si rivela sempre essere un po’ come essere un Tafazzi che si martella i coglioni da solo.
Perché è più facile scartare che avere il coraggio di tenere.
Ma tant’è.

Forse è solo il periodo, è vero.
A Natale vorresti stare con chi ami, e non sempre chi ami è la persona con cui hai scelto di stare. Non sempre chi ami c’è più. E’ quella nostalgia da luminarie e pacchetti e sacchetti griffati e camminate in centro e cioccolate calde.

Questo, però, non significa per forza essere tristi. O avere il morale a terra.
E’ solo un altro modo di fare i conti col reale.
Un pochino scottante, vero, ma non è nulla di più di un momento.
Prendilo come il tuo piccolo aiutante di Babbo Natale. Un dono. Per capire, per capirti e decidere quale rotta intraprendere il prossimo anno.

Ricordi la sensazione che mesi fa ti aveva sopraffatto? Io si.
“C’è qualcosa che non va. Mi sembra che sia troppa questa felicità per essere solo gennaio.” Era gennaio. Assurdo. Fare un bilancio dell’anno a gennaio.

Antipodo di te stesso, ora, ti domandi se non sei più sereno adesso. Tutto sommato. Ora che l’anno ti ha portato qui. Ora che è già tempo di scrivere i buoni propositi per il duemiladiciassette. Anche se hai un anno di riflessioni, pensieri e brutture in più addosso, ad affollarti la testa.

Perché se c’è un segreto è fare tutto come se ci fosse sempre il sole. No?
Continui a commettere l’errore di riporre il tuo stato d’animo nelle mani di qualcuno. Di passare al setaccio le esperienze e credere che non rimanga mai niente.
E invece non c’è niente da buttare, è tutto da portare.
Perché tutto ti ha portato qui.

E io lo sento, tu no? Sarà il tuo anno. Come tutti quelli precedenti. 
L’anno in cui ti perdonerai per il male che ti sei fatto. Che ti sei fatto fare. E ti stringerai a tal punto e così forte da non lasciarti andare mai più.

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2 commenti Aggiungi il tuo

  1. Anita ha detto:

    Andre, hai lasciato il segno… ancora una volta.

    Liked by 1 persona

    1. anbree_delarge ha detto:

      Grazie Anita.
      Sapere di lasciare un’impronta è qualcosa di impagabile ❤

      Mi piace

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