#23 E tu come le vuoi le uova?

Avete presente il film “se scappi ti sposto”? In breve: Richard Gere, nei panni di un giornalista newyorkese decide di scrivere un articolo su Maggie (Julia Roberts), conosciuta da tutti perché è sempre scappata sull’altare. Per un po’ di tempo si trasferisce nella sua città e la segue quotidianamente nel corso delle giornate.

C’è sempre stata una scena che mi è rimasta impressa: la scena delle uova. A un certo punto del film, infatti, Richard in arte Ike,  fa notare a Maggie che mangia le uova come piacciono ai suoi fidanzati. Il tizio di turno le prende in camicia? Lei le prende in camicia. Lui Le prende strapazzate? Lei fa lo stesso. Il risultato di questo atteggiamento accomodante fino al minimo dettaglio, è che loro si innamorano di una persona che non esiste. Una persona, che alla fine fugge.

Probabilmente è capitato a tutti, di fare qualcosa per piacere di più all’altro. No, non parlo della fissazione per la depilazione che si ha nei primi mesi di frequentazione,perché ommioddioluinonpuòsaperechehoipelipureio. Parlo proprio di non far sentire la propria voce. Di non mettere sul tavolo ciò che si è e ciò che si vuole, con tutti i rischi del caso che questo comporta. E non parlo nemmeno, alla fine, necessariamente di una relazione in senso stretto, ma di ogni tipo di rapporto.

Capita che crediamo, ad esempio, che il nostro lavoro non ci soddisfi. Ma quante volte siamo entrati nell’ufficio del nostro capo per dirgli, in maniera costruttiva, che vogliamo fare qualcosa di più? O qualcosa di diverso?

Poche? mai?

Già. Temiamo, magari, che non ci rinnovi il contratto o che ci mandi a quel paese. Risultato? Stiamo fermi. Mandiamo giù le uova strapazzate a forza, quando, invece, sode sarebbero meglio.

Quante volte siamo rimasti male quando qualcuno ci ha percepiti in un modo che non ci rispecchia? A me è successo in passato (neanche troppo lontano) di essere vista come la bambolina tenera e acqua e sapone da presentare a mammà. Oppure, al contrario, di essere inquadrata come quella stoica e determinata che sa ciò che vuole. Non chiedetemi come la percezione alla Candy Candy e quella alla Miranda Priestly possano convivere, ma sono capitate  entrambe.

Alla fine dei conti, mi sono sempre allontanata dalle persone che mi hanno etichettata in un certo modo. A volte con dei tagli netti, bruschi. Una sorta di gancio destro inaspettato. A, volte, invece, senza troppe spiegazioni, mi sono semplicemente defilata. Perché io non ero quella roba lì. Non la bambola. Non lo squalo. O meglio. Non solo.

La domanda che mi è sorta, però, è stata: io cos’ho fatto per mostrare che non sono solo questo?

Forse ho fatto come Maggie, ho mangiato uova in camicia, non dicendo che avrei preferito quelle sode. E poi sono scappata. Per paura probabilmente. Restare, infatti, a volte, vuol dire mettersi in gioco un po’ di più.

E qui mi viene in mente una frase di Grey’s . Giuro, ho anche altri riferimenti culturali nella vita, ma Shonda è Shonda. Dicevamo. Grey’s. In una delle puntate della dodicesima stagione Meredith dice:

“don’t …let fear keep you quiet, you have a voice. So use it. Speak up. Raise your hands. Shout your answers. Make yourself heard. Whatever it takes..just find your voice. And when you do.. fill the damn silence

Quindi, trova la tua voce. E anche il tuo gusto preferito di uova. Perché sono le piccole cose a far la differenza.

A me piacciono col formaggio. Se sono sode, invece, ci aggiungo la maionese.

 

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Un commento Aggiungi il tuo

  1. comeseavessileali ha detto:

    se strapazzate col formaggio. se sode con sale pepe olio e aceto. 🤗bel post. saluti.

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