Tartan

In conclusione, ho pensato questo.

Non importa quanto hai ricevuto. Tutti riceviamo, chi più, chi meno. Riceviamo consensi. Riceviamo complimenti. Riceviamo regali, attenzioni, belle parole. Riceviamo da chi ci piace, e anche, tanto di più, da chi non ci piace.

Riceviamo perché lo pretendiamo, perché lo meritiamo, a volte invece riceviamo inaspettatamente. Belle, quelle volte. Le migliori.

Riceviamo quando è giusto, quando non lo meritiamo. Riceviamo persino “mi piace”. Insomma, riceviamo.

Ma credo che, a conti fatti, non sia questo ciò che importa realmente.
Ricevere è facile, è dare che è difficile.

A fare la differenza è quanto diamo, come lo diamo, a chi lo diamo. Che è un po’ la vecchia storia di quell’uomo che riesce davvero a misurare se stesso solo quando impara a dare a chi non gli ha mai dato nulla in cambio, o nulla gli deve.

E’ dura, dare. E’ dura dare quando non vedi il traguardo, il nastro da strappare con l’ultimo slancio di gambe, con l’addome indolenzito dalla corsa, le spalle protese in avanti.

Ma la domanda non è “Ce la posso fare?”, la domanda è “Ne vale la pena?”. Perché sì, certo che ce la puoi fare. E’ sicuro. Ce la puoi fare, e devi crederci tu, spingere tu di più, lasciare andare le gambe, che poi tutto il resto ti segue fino alla bandiera a scacchi.

Vale la pena fare quella gara? Correre quella maratona? Correre veloce come il fiume scorre a valle? Sei inarrestabile, lo sai, si? Chi l’ha detto che fermarsi non è continuare?

E’ la tua gara? Come ti senti ai blocchi di partenza? Se stai scalpitando, significa che sei pronto a correre quella distanza. E no, mettitelo in testa, non esiste guardarsi indietro. Se non stai strofinando i piedi sul tartan, alza una mano, e fatti da parte. Non è la tua gara.

Non hai la testa, non hai la forza, non hai la voglia. Non farlo solo perché ti sei allenato tanto, fallo perché senti che sei tu, a pieni polmoni, a tagliare l’aria.

Non chiederti mai quanto lui o lei ti ami o se lo sta facendo nel modo giusto. Chiediti quanto la ami o lo ami tu. Quanto amore gli puoi dare, quanto ne hai ancora da dare. Se ne vale la pena, appunto.

E se la risposta è sì, tremendamente sì, spaventosamente sì, irragionevolmente si, allora conta all’indietro da tre, aspetta lo sparo del tuo cuore, e staccati da quello che ti trattiene. Dal cosa è giusto e il cosa è sbagliato, dal silenzio assordante, dall’imbarazzo, dalla paura. Dalla paura di stare male e soffrire, perché è peggio della sofferenza stessa.

E quindi dai, dai tutto, dai quello che puoi e quello che vuoi, che se ti fa stare bene non può essere così sbagliato. E allora potrebbero succedere cose impreviste. Ma dai tutto quando sei pronto tu, perché l’amore non sta nell’altro, ma dentro noi stessi.

L’amore accade dentro di noi, senza alcun bisogno di capire cosa accade all’esterno.

Siamo noi che lo risvegliamo.

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