#21 Tu sei la cosa più preziosa che hai.

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Sicuramente avrete sentito parlare della campagna sul fertility day, in cui, in teoria, si voleva promuovere una serie di comportamenti adatti a proteggere la fertilità e, conseguentemente, la possibilità di metter su famiglia. Diciamo che all’atto pratico è diventata una sorta di inno semi nazista alla procreazione in giovane età. Un qualcosa di aberrante in cui, specialmente a noi donne, viene ricordato che l’orologio biologico continua a ticchettare.

Inutile parlare della furia che si è scatenata sui social. Io per prima, in quanto giovane donna, mi son sentita poco capita dallo stato in cui vivo, che mi spinge a far figli, quando non ho nemmeno un’entrata fissa.

Riflettendoci, però, credo che lo scalpore sia lecito.Il punto è che dovremmo scandalizzarci ogni giorno. Perché ogni giorno, è un fertility day.

Spesso, in contesti lavorativi e non, siamo oggetto di battute non richieste. Se siamo di cattivo umore è perché non scopiamo abbastanza, se facciamo la battuta spinta in più, “siamo facili”. Se siamo belle, dobbiamo farci il culo doppio per dimostrare che siamo intelligenti e credibili. Se siamo brutte, non troveremo mai nessuno, perché, se non sei Belen, chi ti guarda? Se siamo single da troppo, ci chiedono come mai un uomo non ci abbia ancora fatto il favore di prenderci. Perché si sa “tic tac , tic tac”.

Due mesi fa un collega mi ha chiesto di uscire. Si è dimostrata indubbiamente una persona interessante, ma dopo l’appuntamento sentivo che non era scattato quel feeling tale per far partire qualcosa. A pelle avevo intuito che fossimo diversi su aspetti rilevanti.

Ho tentato, complice il fatto che mi sia stato un po’ dietro. Ma qualcosa mancava e sentivo che affrontavamo la conoscenza in maniera diversa. Reagivamo a determinate situazioni in modo così opposto, che mi sono ritrovata a spiegare cose, che per me rappresentano l’abc di un rapporto umano, ancor prima che di coppia o di amicizia. Non voglio dilungarmi in dettagli, ma tanto mi è bastato per decidere di lasciar stare. Ho imparato col tempo che le persone non le cambi e che non siamo nessuno per dare lezioni di vita, perciò, se si scopre che il bastone è quadrato e il buco è rotondo, è meglio per tutti, semplicemente, fare un passo indietro.

Una delle cose che sto scoprendo è che la forma di fedeltà più difficile non è quella verso gli altri, ma quella verso sé stessi. Siamo in uno stato che ospita la chiesa. In uno stato, che si sente legittimato a fare campagne come quella sopracitata. Ogni giorno c’è qualcuno che ti ricorda che DEVI pensare a una casa che DEVI trovare qualcuno che DEVI cercare di tenerti il lavoro.

Risultato?  Vedo un sacco di persone in crisi solo perché sono confuse su ciò che vogliono, su chi vogliono e sul sentiero da intraprendere per dare un “senso” alla propria vita. Ma la vita, non ha senso solo per il fatto che ce l’hai?

Spesso passiamo il tempo a piangere perché non abbiamo ciò che ci meritiamo o a spaventarci, perché non riusciamo a piantare dei tasselli stabili. Ma quello che vogliamo dove finisce in tutto ciò?

Credo sinceramente che una vita lineare non voglia dire per forza migliore. E penso che la maggior parte delle ansie e delle depressioni che abbiamo, siano perché ci sentiamo da meno, se ci mettiamo un po’ più degli altri a capire cosa ci può far star bene.

Impiegateci tutto il tempo che ritenete necessario. Perché è il vostro tempo e potete farci quello che volete. Cambiate idea cento volte. Ma per cento volte siate fedeli a voi stessi.

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