Nessun grado di separazione

Devo chiedervi scusa per l’assenza degli scorsi giorni. No, non ho trovato un fidanzato capace di catalizzare tutte le mie energie – anche se capisco che per voi, eh, sarebbe una bella rottura di scatole in meno: no post, no articoli esistenziali, no masturbazioni mentali. Rilassatevi, in sto periodo no masturbazioni e basta proprio. Eh vabbé, il periodo maggese sta andando così. Che mi farei metà della popolazione di questo continente e pure di quell’altro nella mia testa, ma solo nella mia testa. Comincio a sospettare che quella maledizione che mi lanciò uno dei ragazzi che, galantemente, ho scaricato qualche anno fa stia agendo ora. “Hai il cuore di pietra. Se continuerai a pensare di poter selezionare e scartare le persone dopo averci speso solo poche ore, il tuo letto resterà freddo e vuoto.” Son fortunato ad avere Bing Bong con me. Che oltre alla nuvola di profumo alla fragola che sprigiona ogni notte, ha una proboscide non indifferente. Con un glande a forma di cuoricino, che, voglio dire, mica male.

No, niente di tutto questo. Sono stato un po’ impegnato per via dell’Eurovision Song Contest. Che lo so, è uno degli eventi più ghei della storia dell’uomo, ma è anche piuttosto spettacolare e divertente da seguire. Specialmente quando usi il Twitter. La redazione de Il Punto H, il blog a tematica LGBTQI sul quale ho una rubrica in cui vi delizio parlando di giri di lenzuola e chupa dance a tinte rainbow, è molto affezionata a questo evento di richiamo internazionale, al quale abbiamo dedicato un hashtag ufficiale, #PuntoEsc, che velo giuro, rende tutto più divertente, essendo tranding topic e quindi seguito da migliaia di persone. E ci siamo affezionati specialmente per i messaggi di unione, uguaglianza e comunità che, tra lustrini da passerelle haute couture e canne vocali, prova a trasmettere.

Non a caso lo slogan di questo 2016 è “Come toghether”, che tradotto un po’ alla buona è “Restiamo uniti” – e pensandoci bene il Sanremo di Gianni Morandi è stato precursore e lungimirante, direi pioniere, per citare la canzone di quel quarto di manzo macinato a grana grossa del rappresentante ungherese, che ha anche una discreta voce. In un momento in cui all’Europa trema il culo sotto la pressione psicologica di un referendum, quello inglese, che potrebbe ridefinire i confini geopolitici della Confederazione, mi sembra un claim mica male, quello del Come together.

Non starò qui a menarvela con quelli che sono i valori fondanti dell’Unione Europea (perché li conosciamo tutti, vero?), però una cosa è certa: essere una formazione economica sufficientemente grande da contrastare gli stra-poteri di Cina e Usa non era il solo e unico obiettivo. Tra gli altri, appunto, c’era anche quel senso di appartenenza ad un progetto di vita e condivisione dei valori occidentali più grande. L’idea di abolire i gradi di separazione tra una democrazia e l’altra. L’idea di promuovere un futuro di uguaglianza e pari dignità sociale tra tutti i cittadini, con un mutuo e reciproco aiuto tra Stati, che permettesse a quelli un po’ più progrediti di fare da traino e trascinarsi dietro le resistenze medievali che sembravano non volersi piegare al cambiamento.

E’ una coincidenza quanto mai meravigliosa che la nostra rappresentante all’Eurovision Song Contest porti una canzone che si intitola proprio No Degree of Separation, la versione inglese della sempre sua e più famosa Nessun Grado di Separazione. Una coincidenza anche più speciale, considerato il risultato storico che l’Italia (tutta l’Italia, che vogliate capirlo e accettarlo o no) ha ottenuto ieri.

L’11 maggio 2016 la regolamentazione delle unioni civili fra persone dello stesso sesso e delle altre forme di convivenza è diventata legge. Dopo trent’anni di lotta, di manifesto, di associazionismo, di sacrificio, la Comunità LGBTQI italiana ha ottenuto il riconoscimento non solo del proprio amore e di (alcuni dei) diritti delle famiglie arcobaleno di cui si compone, ma soprattutto la pari dignità sociale e l’uguaglianza che la Costituzione dei Diritti dell’Uomo e l’Unione Europea da tempo ci richiedevano. E, è un dato di fatto, al di là dei modi, dei tempi e dei toni, è stato questo governo a farcela. Quindi, chapeau.

Nessun grado di separazione, quindi, nemmeno tra i gay e le lesbiche italiani e quelli degli altri Stati europei. E forse gli omosessuali nostrani da oggi non guarderanno più all’estero come alla sola possibilità per raccogliere quel pezzettino di felicità – e sicurezza – che il loro Paese non gli riconosceva.

Quindi grazie.
Grazie a chi ha espresso un parere, a chi ha preso una posizione, a chi si è schierato dalla parte dell’amore e dell’uguaglianza, a chi ha abbattuto quei gradi di separazione che ci rendevano diversi, quando siamo sempre stati uguali.
Grazie alla politica che con una sferzata – discutibile, lo ammetto – ha cambiato la posizione stoica, preistorica e vassallesca del nostro Paese, sprigionando – nel senso letterale di scarcerando – noi che un progetto di vita e di famiglia, qui, sembravamo solo sognarlo.
Grazie alla Senatrice Monica Cirinnà per non aver mollato il colpo neanche quando tutto, ma proprio tutto, sembrava avrebbe affossato un’altra volta il progresso e l’evoluzione di una società ormai da tempo arcaica ed estemporanea. Grazie, Senatrice, per non aver sacrificato nemmeno una di quelle cucchiaiate che ha inferto per scavare un tunnel nell’ignoranza. Grazie per il tempo speso, che ha tolto ai suoi propri affetti, per essere presente sempre, ovunque, a qualsiasi manifestazione; per le ore di sonno perse, per quei discorsi commossi e appassionati, per le lacrime che ha avuto il coraggio di versare nell’emiciclo e la dignità con cui lei e il suo staff avete affrontato le accuse, il bigottismo, il cattofascismo e il clericalismo dilagante in questo Paese.
Grazie agli influencer, cantanti, letterati, filosofi, artisti, attori, starlette, subrette, Barbare d’Urso e Federiche Paninucci che hanno sfoggiato la bandiera rainbow, che hanno dedicato due minuti alla causa per condividere un video di speranza su Facebook, un twit, un post.
Grazie agli amici, agli affetti che non hanno mai avvertito alcun grado di separazione, e che hanno festeggiato più di me il nuovo traguardo che noi, l’Italia, abbiamo raggiunto. 

E soprattutto, grazie a tutti coloro che hanno lottato negli anni, che a lungo hanno sofferto e sperato e fatto il cambiamento, che si sono sacrificati per la causa, e che non hanno potuto essere qui, oggi, per vedere e celebrare questo giorno. Se l’11 maggio 2016 c’è stato, è stato soprattutto per merito vostro.

Non sarà solo una bandiera a portare il colore, a raccontare di un’altra libertà che muore. Perché l’amore non vuole né legge né pretesa, perché chiamarci amanti è una condanna accesa. Non c’è nessuna vergogna in questo amato amore, sarà un’arcobaleno a fare una canzone. Perché chi giudica trema e chi ama vince sempre, nessuno deve soffrire. 
Chi ama capirà. 
L’amore merita. 

@AndreDeLarge

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