Sparami!

Maggio, che solo per coincidenza è il mio mese di nascita, è partito in stile Maremoto di Nettuto. Nei primi quattro giorni, quattro #vaffanculo belli tuonanti per scaricare un po’ di zavorra e anche un po’ di quel cattivo umore che, reprimendolo, mi stava rendendo sempre più catlady inacidito e incattivito. In realtà tre, ma il quarto sto solo contando le ore per dirlo.

Perché sì, è vero, ci sono delle cose nella vita che si risolvono solo con un vaffanculo. E siccome sono già in ritardo sulla tabella di marcia, e nessuno mi restituirà il tempo perso a ingoiare bile e mandare giù rospi grossi come palloni da calcio, ho fatto a me stesso la promessa di non trattenerli più. Quindi, anche un po’ sto cazzo.

Eh sì, perché, rullo di tamburi, non sono Santa Maria Goretti, non sono il Dalali Lama, non sono Madre Teresa di Calcutta e nemmeno Gandhi. E soprattutto non sono Gesù Cristo. Quando decidi che vuoi sparare a zero su di me, non stai colpendo la Sacra Sindone. No, stai colpendo proprio me. E, surprise!, anche io mi faccio male!

Dunque, invece di avere fiducia nel vostro scarso intelletto, nella pochissima sensibilità e nell’incuria che sapete riservare agli altri; invece di chiedervi, per cortesia, che la smetteste di pensare che ho il cuore di latta, il cervello di uno spaventapasseri e l’aplomb fiero di un leone, anche quando gli viene rasata la criniera; invece di cercare ostinatamente di convincervi che no, non è vero che sono forte e reggo, e che lo so anche io cos’è il rancore; con il quoreh, vaffanculo.

Perché, per quanto mi lusinghi l’idea ancestrale che vi siete fatti di me, è una perversione vostra. E se di fronte al peso della verità crollate e vi sentite inermi e tutto quello che riuscite a fare – con quella tragica naturalezza con cui ci riuscite – è dirmi che faccio schifo, io onestamente vi compatisco. Perché non dico il pudore, che è un sentimento antico, ma almeno una pragmatica sensazione di aver rotto il cazzo dovreste averla.

Ora, quindi:

Punto uno. Vaffanculo a te, che sei stata la mia migliore amica per 11 anni e che ora riesci a guardarmi in faccia e dirmi: Di una persona come te, nella mia vita, non so cosa farmene. Forse non te ne rendi conto, ma non sono parole dalle quali si può tornare indietro. Soprattutto quando sono dette in maniera ragionata e chirurgica. Specie quando sono la risposta al mio solo (e a quanto pare vano) tentativo di proteggerti da una relazione che ti sta trasformando in quella che hai sempre detto di non voler diventare. C’è un limite, anche nella rabbia, che il buon gusto e soprattutto il buon senso dovrebbero impedirti di superare.

Punto due. Vaffanculo a te, che sei il mio ultimo ex ragazzo, e il secondo ad avermi fatto vibrare il cuore davvero, e che nonostante fossi a conoscenza del bene che ancora mi legava a te, sei ricomparso per sbattermi in faccia che ti stai frequentando con niente di meno che un mio amico. E ti mando al diavolo, perché trovo la situazione al limite della decenza, considerato che la reputi la tua vittoria su di me. Mi domando come schiacciare qualcuno per guadagnare terreno possa essere una vittoria, se il verme resti tu.
Ci sono momenti in cui davvero mi domando se riceverò mai, calata dall’alto, una Stele di Rosetta su cui finalmente potrò leggere incise nella pietra quattro cazzo di frasi che mi spieghino cos’è che ci ho trovato in te. Trentacinque anni a vivere nella menzogna, a prenderti gioco delle persone e dei sentimenti altrui, a costruire rapporti di potere e a coltivare improbabili rapporti virtuali nella sterminata valle della tua solitudine. A non crescere mai, quando sarebbe anche arrivata l’ora.
Sei un uomo piccolo così, con un ego spropositatamente grande. E sei fortunato ad essere tanto alto e muscoloso, almeno riesci a farcelo stare tutto dentro, lontano dagli occhi degli altri. Altrimenti saresti costretto a infilartelo su per il culo per nasconderlo, e Dio solo sa quali implicazioni la tua identità subirebbe dal prenderlo nel culo.

Punto tre. Vaffanculo a te, che eri mio amico, e che non hai avuto cuore di affrontarmi nemmeno quando sono venuto da te per chiederti spiegazioni sulla tua frequentazione con lui. Che porca di quella miseria, di sette miliardi di persone, che proprio lui? A te, che sei colpevole soltanto di essere una persona vuota, priva di contenuti e di senso della moralità. E cazzo quanto invidio la tua superficialità, tu non lo puoi immaginare. Saresti capace di venderti tua madre pur di ottenere quello che vuoi, è sempre stato così. Senza farti scrupoli, senza metterti nei panni degli altri, mai. Non c’è più niente del ragazzo innocente e ingenuo che ho conosciuto quando ancora non eravamo maggiorenni. Siamo cresciuti insieme, ma in modi diversi, e probabile quello sbagliato alla fine sia io.

Punto quattro. E infine a te, vaffanculo. A te che per otto anni sono stato il tuo muro del pianto, il tuo unico supporto, l’unico disposto ad ascoltare i tuoi continui piagnistei, a partecipare alle tue masturbazioni mentali senza farti sentire mai un peso, mai sbagliata. E tutto questo, nonostante fossi a conoscenza dell’invidia verde che provavi nei miei confronti.
E che ora torni, dopo due anni, ad incolparmi di come il nostro rapporto sia cambiato, si sia trasformato, sia mancato. Di come io ti abbia abbandonata, quando sapevo che avevi bisogno di me. Di come io mi sia dimenticato di te, senza fermarti a pensare nemmeno per un secondo che stiamo crescendo tutti e le esigenze, le amicizie, crescono con noi, e cambiano. Senza ricordare che le relazioni si costruiscono in due.
A te che ora mi dici: Mi fai schifo e dai, si, meglio che te ne torni alla tua bella vita. Sei talmente arrabbiata con tutti che non riconosci nemmeno più una mano tesa. Hai bisogno di avercela col mondo per giustificare una vita di fallimenti di cui tu sei la sola causa. L’università ti sta distruggendo. Reprimere la tua sessualità ti sta distruggendo.
E se davvero mi invidi, perché io ho una bella vita, sono pieno di corteggiatori e ho avuto qualche soddisfazione tra università e progetti semi-professionali, chiediti quale sia la vera differenza tra me e te. Perché io non sono nato per spianarti la strada, farti da guru o da modello. Sono nato con i pochi strumenti che ho, ma ho scelto di coltivare il mio talento, di essere onesto con me stesso e con gli altri.
E’ così che si vince.

E se la versione di come sono cresciuto, o cambiato come di te voi, vi fa abbastanza schifo, bé, fatevi l’applauso, perché è tutto (anche) merito vostro. Il tempo è galantuomo, e alla fine rimetterà ognuno al suo posto. Ogni re sul suo trono e ogni pagliaccio nel suo circo.

A voi tutto il bene. A me auguro la felicità.
@AndreDeLarge

Baby K – Sparami

Sparami adesso, spara tutto quello che hai, ora.
Sparami addosso, che dopo non mi fermi mai.
SPARA! Sparami ma non sbagliare, che se tocca a me ti faccio male.
Spara ora, o mai più.
Sparami adesso.

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2 commenti Aggiungi il tuo

  1. fuliggine ha detto:

    Di maggio anch’io.
    Bei vaffanculo, ci volevano

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    1. andredelarge ha detto:

      Liberatori. Ora che ho imparato a dirli, mi fermerò mai? 😂😂

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