Il paradosso delle tragedie non abbastanza gravi

Oggi mi scrive J., una delle persone migliori della mia vita. E’ l’amica di cui tutti hanno bisogno, quella con cui essere solo se stessi, solo cretini. Mi manda un messaggio vocale per raccontarmi di una disavventura che le è capitata e che da giorni influenza il suo umore. E’ incazzata nera. Sul treno per Milano si rivolge a un controllore che, al posto di obliterarle il biglietto che non è riuscita a timbrare, le fa una multa. Dopo una discussione polemica, incassa il sovrapprezzo e lascia il campo di battaglia con un nervoso addosso che no-tu-davvero-non-puoi-capire.

E’ una coincidenza strana, proprio in quel momento stavo leggendo un articolo trovato sul web, uno di quegli articoli motivazionali in cui da alcuni giorni continuo ad imbattermi. Di quelli che vogliono educarti a credere in te stesso in dieci passi, alcuni in sei. Che ti spiegano quanto sia importante cambiare punto di vista su te stesso, prospettiva sul mondo, approccio agli altri. Provano a insegnarti a scegliere ciò che è meglio per te, a selezionare le persone e le occasioni da cogliere, nell’amore così come nella vita. A lasciar andare, far correre, per essere felici.

Articoli generici, basati su congiunzioni zodiacali e teorie pseudo-filosofiche insensate, che si rivolgono a tutti, senza discriminazioni e senza tenere in conto le diverse variabili che caratterizzano la vita personale di ciascuno. O il budget che ha a disposizione. Eppure li leggo, come facciamo tutti, e penso: “Cazzo, quanto è vero. Dovrei proprio fare così, dovrei davvero pensare di più a me stesso, dovrei seriamente concentrarmi sui miei bisogni e i miei desideri, mettendo da parte certi pensieri e quelle solite paranoie inutili e stantie che mi tengono ancorato al me stesso di sempre. Dovrei proprio lasciar andare, disinnescare, pensare positivo. Fare in modo che le puttanate quotidiane della vita non influenzino il mio umore.”

Però, appunto, articoli generici. Scritti da self-made men e women che, da dietro uno schermo, indossano i panni di chi ha vissuto davvero e si permettono di elargire consigli non richiesti, costruiti pressoché sul niente e profondamente banali.

Credi di più in te stesso. Dai valore ai tuoi bisogni. Sii ottimista. Impara ad essere felice. Dai il giusto valore alle cose. Accetta il fatto che le persone siano destinate a deluderti. Non sacrificare te stesso per il desiderio di apparire più altruista. Smettila di sentirti un peso per gli altri, chiedi aiuti se ne hai la necessità. Cambia il tuo dialogo interiore. Trova il tuo equilibrio. Sii fiero di te stesso e datti valore. Fai affidamento solo su di te. Scegli relazioni sane.

Però penso a J. e al suo rospo amaro da ingoiare. Acquistare un biglietto per un trasporto pubblico, pagarne il servizio e ottenere in cambio una multa per colpa di un disservizio tecnico in stazione. Le giro l’articolo, e mi risponde Grazie al cazzo. E’ sempre la solita J., che mi strappa un sorriso anche nei momenti di riflessione esistenziale. Tutto questo sono bravissima anche io a scriverlo, a ripeterlo agli altri, agli amici che mi chiedono un parere su questa o quella situazione. “Hai ragione”, le rispondo, “Spesso sono cosciente anche io di dire a loro quello che vorrei dicessero anche a me, ma non tutti abbiamo la stessa sensibilità o la stessa voglia di ascoltare qualcuno che, di fatto, si sta piangendo addosso.” Lei: E, ma poi ti imbatti in un coglione e cosa fai, sorridi alla vita? Fanculo. Vabbé, mi passerà.

Ecco, il punto è questo, piangersi addosso. Tutti – almeno credo – siamo alla ricerca della nostra dimensione e tutti ci impegniamo costantemente a seguire quegli splendidi consigli per stare bene con noi stessi e così godere della compagnia degli altri. Non c’è alcun bisogno che ci venga detto, tanto meno di leggere un articolo illuminante per disegnare l’espressione del porca troia quanto è giusto sulla nostra faccia.

Ma non credo abbia tanto a che fare con il riuscirci davvero o con il dimostrarlo, rendendolo visibile allo specchio e a chi ci guarda. Piuttosto, penso abbia a che fare con l’atteggiamento mentale che decidiamo di applicare quanto ci confrontiamo con ogni aspetto della vita. Stare male, soffrire, sentire la delusione cocente, rivalutare una persona, arrabbiarsi, cedere a un sentimento, sbagliare e non imparare comunque niente, succede. A chiunque. Il punto è prenderne atto in maniera pulita, consapevole, metabolizzare e non lasciare che questo o quell’evento spiacevole, quella persona ingrata, quel coglione di turno ci getti nello sconforto più totale e generalizzato.

Le cose sono andate così. Hai qualcosa da rimproverarti? No, allora archivia il capitolo. , allora cerca di rimediare, facendo tutto il possibile fino a quando ne hai la forza. Puoi cambiare le cose? No, ergo non insistere, perché sta investendo le energie nel progetto sbagliato. , allora impegnati, prendi in mano la situazione e prova (almeno) a essere artefice del cambiamento che aspetti. Dopodiché, impara ad andare avanti.

C’è questo assurdo paradosso delle tragedie non abbastanza gravi, a cui penso da alcuni giorni e che non mi dà pace. In qualche modo mi ha illuminato più dei lumi di certi articoli da yesman. L’incongruenza sta in questo: il cervello umano tende ad agire esageratamente quando accade qualcosa che va contro le sue aspettative, mentre è in grado di applicare sofisticatissimi meccanismi evolutivi per affrontare le tragedie. Se prendiamo una multa ingiusta siamo capaci di torturarci e imbruttirci per periodi lunghissimi di tempo, come J., che ancora pensa a quel bastardo di controllore. Ma se perdiamo un braccio, riusciamo a razionalizzare il disastro. Il nostro corpo (il nostro cervello) si adatta più facilmente a interagire col mondo senza un braccio che non quando siamo incazzati a causa di un coglione.

E questo proprio grazie a quei meccanismi evolutivi, che però costano così tanto a livello di energia cerebrale e sforzo mentale da non attivarsi se non quando la situazione è realmente grave. Per questo nella vita di tutti i giorni sono le stronzate a darci più fastidio, sono le cazzate a rovinarci le giornate. Qualcuno che non ricambia un saluto, il deficiente di turno che chino sul cellulare ci viene a sbattere addosso e non chiede scusa, il manico della pentola che cola sul fornello perché ci siamo distratti, un amico che dimentica di farci gli auguri di compleanno, una risposta a un messaggio che tarda ad arrivare. Non ci sforziamo mai di fronteggiare questi problemi perché, in cuor nostro, sappiamo che non sono reali problemi. E così finiamo per farli diventare tali a forza di rifletterci e di lasciare che ci facciano il sangue amaro.

Perché se fosse stato qualcosa di davvero grave, saremmo stati costretti a superarlo. Pensiamo a quando muore una persona cara. Invece, proprio perché non era nulla di fondamentale, ci rimuginiamo fino a diventare un peso per gli altri, piangendoci addosso.

Il punto è che J., per sdrammatizzare, ha detto la più grande verità. So che le roderà il culo per giorni, che stava solo tagliando corto, ma le Passerà. Non è un pensiero estremamente profondo o un ragionamento strutturato, ma è vero. Passerà e proprio perché sappiamo che andrà così, dovremmo forse imparare a farcela passare subito, esattamente come il giorno dopo che abbiamo perso il braccio dominante, stiamo provando a nutrirci con l’altro.

@AndreDeLarge 
ph. Wouter Rietberg

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2 commenti Aggiungi il tuo

  1. Marta Vitali ha detto:

    A me questi articoli piacciono un sacco! Perché mi mettono di buon umore…
    Non hai nessun motivo per sorridere oggi? Bene, vai alla ricerca di uno di questi articoli, ed un motivo sensato o meno lo troverai… Perché in fondo è importante sorridere alla vita.
    Sempre e comunque, poi certo, un Fanculo detto con il cuore in mano a volte è liberatorio….

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    1. andredelarge ha detto:

      Piacciono anche a me, li leggo sempre volentieri e mi danno buoni spunti di riflessione.
      Ma ammetto anche di trovarli crogioli di luoghi comuni e banalità, e questo a volte è snervante. Perché è chiaro che vuoi applicare quelle regole alla tua vita, chi non lo vorrebbe, ma se fosse facile saremmo tutti gioiosi e saltellanti… e invece 😀

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