Il numero quantico

Scegli una personalità, chi vuoi essere, perché starti dietro è davvero complicato.

Se lo sentono dire tutti quelli che, come me, hanno avuto la s-fortuna di nascere tra il 21 maggio e il 21 giugno. Segni particolari, quello zodiacale: Gemelli. Mai la storia dell’uomo ha conosciuto maledizione più grande.

Ammettiamolo, è effettivamente un po’ fastidioso continuare a essere etichettati come bipolari, incostanti, inconcludenti, eterni indecisi – forse soprattutto perché un po’ è vero – e osservare gli altri mentre ci scaricano addosso colpe e responsabilità che non abbiamo perché, Lo sanno tutti, voi siete doppi e avete l’inferno in testa, dovete fare pace con voi stessi e ricucire le due parti del vostro cervello.

E Dio solo sa che non posso negare quanto, da un lato, a me sia sempre piaciuto sapere che, in silenzio dietro alle mie spalle, per gli altri sono sempre stato quello creativo, artista, naif, eclettico e un po’ pazzo. Quello strano, insomma.
Fino a qualche giorno fa.

Ho infatti realizzato (e che dramma!) che il mio livello di stranezza mi sta un pi’ sfuggendo di mano. Mi sorprendo sempre più spesso a parlare da solo, soprattutto quando sono in macchina. Porto avanti intere conversazioni che non hanno mai avuto luogo e mai verranno fatte, nella convinzione che in qualche modo sto dando almeno a me stesso le spiegazioni di cui ho bisogno. Per capirmi meglio o per non capirci niente, ma soprattutto per spiegare il resto del mondo. Dare un senso alle cose.

Il problema è che fin tanto che a pensare che fossi strano erano gli altri mi stava anche bene. Ma adesso sono io a sentirmi strano forte. E strano è bello, è colorato, è entusiasta e innovativo, ma lo ammetto, un po’ confusionairo.

Mi sono aperto uno spazio personale proprio per cercare una strada più adatta a me, lasciando il lavoro e tagliando una relazione che desideravo ma che forse non era quella giusta per me, ma continuo a perdere di vista l’unica cosa che conta davvero: me stesso e quello che voglio. Così mi parlo, perché credo di capirmi meglio di quanto non possano fare amici e famiglia, e non mi dispiace sentire i miei pensieri a voce alta, però non sto ottenendo alcun risultato.
Anzi, comincio a comprendere cosa significhi essere una persona complessa e macchinosa.  I miei ragionamenti non sono mai banali o scontati, ma sempre profondi e sfaccettati. E no, non è un minus, però è stancante starmi dietro. Persino per me, immagino per gli altri.

Io ci provo a far convivere tutte le mie voci dentro di me. Le catfight sono all’ordine del giorno, ma più o meno riusciamo a tenerci tutti insieme. E’ come avere dei coinquilini, a volte ci litigo pure con i miei me stessi, però tiriamo avanti. Il punto, però, è un altro. Io non ho alternativa, voglio dire, non posso dissociarmi da me stesso o fare a meno di fette della mia personalità semplicemente amputandole. Ma non posso nemmeno pretendere che chiunque sia pronto a gestire tutta questa roba. Perché , posso essere migliore, crescere e raffinare qualche difetto, spuntare qualche spigolatura e sfilare qualche spina, ma no, non posso essere diverso.

Diciamo che mi spaventa il numero quantico, via. Ovvero il valore della distanza tra il nucleo e l’orbitale su cui si spostano gli altri elementi dell’atomo. E cioè la distanza tra quello che sono io e che sento davvero e tutte le versioni di me che si sprigionano a causa di esperienze del passato, contesti del presente, aspettative che gli altri hanno nei miei confronti.

Ok, mi spiego. La domanda che mi sto facendo in questi ultimi giorni è Quale, tra tutte queste voci, è la mia? Dove si trova il nucleo? E che distanza c’è, se ce ne è ancora una, tra questo e le altre versioni di me? Non è facile ri-mettermi in discussione, un’altra volta, ma mi sa che sto perdendo un po’ di onestà intellettuale e per i motivi sbagliati. Rinuncio alla mia verità per recuperare nei settori della mia vita in cui le cose non stanno andando proprio bene. E parlo con me stesso per convincermi che le cose che penso le voglio davvero, anche solo dire.

Poi, per puro caso, succede che decido di imboccare la rampa che mi porterà nel traffico di coloro che ormai di Quantico, la nuova serie tv della ABC, non possono più fare a meno. Coincidenze, penso. L’intero drama ruota intorno al tentativo di sventare un attentato terroristico. In mezzo a intrighi, tradimenti e indizi truffaldini, si sviluppano le interessanti relazioni tra i protagonisti, uomini e donne che hanno scelto di fare del loro lavoro l’arte di camuffare la propria identità. Agenti del Federal Bureau of Investigation. Mescolate alle vite bugiarde dei personaggi – e insieme a loro – scopriamo i dettagli delle loro vite reali.

Non vi tedierò con il plot – anche se, davvero, guardatela! -, ma vi racconterò qualcosa di Alexandra e Ryan e della loro storia d’amore. Alex, recluta all’accademia dell’FBI, conosce Ryan, un marine in congedo incontrato per caso su un aereo. I due si ritrovano nella stessa classe all’accademia e intrecciano una relazione amorosa. Episodio dopo episodio emergono, però, le loro verità indicibili. Alex scopre che Ryan è in realtà un agente speciale sotto copertura che è tornato a studiare per indagare su un caso irrisolto. E’ già stato sposato. Il caso irrisolto su cui indaga appartiene al passato di Alex. E lei, sotto il peso di una storia d’amore basata sulla menzogna, crolla.

Tempo dopo, ritrovatisi colleghi all’FBI, Alex accusa Ryan di aver commesso un errore di valutazione. E ora riporto la loro conversazione:

R: “Pensavo mi conoscessi meglio e che ti fidassi di me.”
A: “Non credo che sia così. Vorrei poter dire di non aver pensato le peggiori cose di te, ma…”
R: “Perché le hai pensate?”
A: Perché non ti conosco affatto. Ti conosco intimamente, conosco il tuo cuore, ma non ti conosco davvero. Sono venuta a letto con te, eri un marine conosciuto per caso su un aereo. Mi sono innamorata di un agente speciale sotto copertura. Ho detto addio a un ragazzo ad un party di natale in cui era presente la sua adorabile ex moglie. E ora ti ritrovo qui, collega col quale si suppone io intrecci una relazione puramente professionale.
R: “Tutte quelle persone fanno parte di me.”
A: “Ed ognuna di queste mi sarebbe andata più che bene. Ma prese tutte insieme? Sono davvero… tantissimi pezzi di tantissimi puzzle da mettere insieme.

La conversazione mi ha colpito, ma soprattutto perché per la prima volta ha ribaltato la mia prospettiva. Per Alex tutte le versioni di Ryan erano davvero troppe da gestire. E tutto quello che lui si limita a dire è Questo è quello che sono, quasi come se non potesse farci niente. Ma cos’è che vuoi, Ryan? Quale delle tue versioni vuoi che la spunti, per il tuo stesso bene e per amore degli altri? A quale voce preferisci dare ascolto?

E ora lo chiedo anche a me. Quando parlo con me stesso, sto cercando delle giustificazioni al mio comportamento, o mi sto dicendo cosa è che voglio davvero? Cerco di sistemare le cose nella mia testa nel modo giusto per me o trovo le strade per sistemarle nel modo in cui me lo stanno chiedendo gli altri? Mi racconto bugie per propinarle agli altri come fossero pillole di verità? Per ottenere cosa: un altro lavoro frustrante, un’altra relazione statica, magari?

Cerco il nucleo. Perché in tutte le questioni cerco il nocciolo. E’ nella mia indole, non fermarmi alle prime apparenze, e scavare, a volte proprio a mozzichi e bocconi. Ma non lo sto facendo più con me stesso. Mi ostino a cercare fuori qualcosa che ho smesso di cercare dentro di me. Un segno, un messaggio, un’occasione, mentre perdo di vista i segni che già ho, i messaggi che non ricevo e le occasioni che non mi sto costruendo.

Temo di dover tornare a mordere me stesso per recuperare il mio torsolo e capire cosa voglio davvero. Un’altra volta.

Perché di tutta la vita passata e di tutta la vita davanti, questo è il momento.

@AndreDeLarge 

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9 commenti Aggiungi il tuo

  1. Nannà ha detto:

    Fidati che il segno più sfigato è il mio, la Vergine 🙂

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      1. Nannà ha detto:

        Ahahah ci vorrebbe un post lunghissimo solo per provare a spiegarlo xD

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      2. andredelarge ha detto:

        Lo voglio leggere! 😛

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  2. fuliggine ha detto:

    Sai già cosa penso riguardo alle difficoltà del mettere assieme i pezzi…

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    1. andredelarge ha detto:

      E io sono un cretino perché, mi sa, alla fine non ti ho mai scritto quella e-mail :O

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      1. fuliggine ha detto:

        Non ti preoccupare, nessun problema 😉

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      2. andredelarge ha detto:

        Scusami davvero, mi è completamente sfuggito di mente… io mortificato ):

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      3. fuliggine ha detto:

        Ma va! Tranquillo, davvero!

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