Ciao Straniera 

Ciao straniera.

Hai ragione, sai? Non ricordo già il tuo nome perché mi sono concentrato sui dettagli. Cliché, é così da me. Ho insistentemente cercato il tuo sguardo, perché il tuo nome mi darà poche informazioni di te, ma i tuoi occhi, almeno lo spero, avranno qualcosa da dire. Perché tutti hanno una storia alle spalle, ma solo qualcuno ha qualcosa da dire. E per uno come me che di parole ne ha a vagonate, ti chiedo di credermi, se ti dico che il mio silenzio imbarazzato vale molto di più. Indugio sugli occhi, e sugli spigoli della tua bocca, per capire quale direzione prenderanno quando si inarcheranno. Non mentono, hai un bel sorriso. È un volto cosmopolita, sembri cittadina del mondo. Ecco, questo é ciò che é fondamentale per me: sapere da che posto vieni e quale giro hai fatto. Quindi che senso ha ricordare il tuo nome, se alla fine mi perderei a chiedermi di cose inutili come il perché abbiamo scelto proprio questo per chiamarti?

No. Voglio provare a dirti qualcosa di me e per farlo ricorrerò alle immagini. E non importa se hai già visto queste foto, perché potrebbero essere quelle di chiunque, ma sono le mie e sono speciali. Magari ti colpirà un fotogramma della mia vita e allora mi chiederai di più.

Qui avevo cinque anni. In braccio stringo un cavallo intrecciato col cuoio, realizzato da un artigiano italiano in mostra a Milano. Me l’hanno regalato i miei genitori, c’è stato un tempo in cui tutta la mia vita aveva la forma di un cavallo. Cavalcavo, sai? Mi piaceva. Poi qualcuno mi ha privato di questa e di altre cose. E si può crescere più in fretta di quanto si possa pensare.

La vedi questa macchia? Qui, in questa foto, proprio sul naso. É un angioma. Ora non l’ho più, é stato doloroso e costoso, ma é stato rimosso. Papà e mamma credevano sarebbe stato motivo di schermo tra i bambini, sembrava proprio una ciliegina sulla punta del mio naso. E invece mi ha aiutato a essere coraggioso. É stato il primo pregiudizio. Perché poi é venuto il corpo ingombrante e poco aggraziato. E poi anche l’amore é stato diverso, per me.

Qui avevo diciotto anni. Non é una bella foto, é piuttosto banale. In piedi vestito in mezzo al mare. Ma ne vado fiero. Per la prima volta mi sono guardato e ho visto un bozzolo, non più un bruco. Pesavo cento chili, qui ne avevo già persi diciotto. Ne avrei persi altri diciassette. Ecco, guarda quest’altra foto. Impressionante, eh? Contavo le calorie nel piatto, e se un’amica non mi avesse fatto ragionare, non so se mi sarei fermato.

Qui suono il pianoforte, ma non sono mai stato così bravo. É un’immagine triste, in realtà. Rappresenta tutte le cose che ho lasciato interrotte. Sono incostante e incontentabile, mi annoio in fretta di tutto e di tutti. Non sai che maledizione.

Ah, sì, questa é la mia collezione di selfie. Scorrili pure veloci, lo so anche io che sono tutti uguali. Vanitoso, eh? Sai, per me é una conquista, guardarmi in una foto e piacermi, finalmente davvero. Ci ho messo così tanto, quindi si, mi fotografo, adesso che vedo quello che voglio vedere. In alcuni scatti si vede un po’ di pelle in più, hai ragione. Ma il mio corpo non mi imbarazza, e ora sono a mio agio in questa carne e queste ossa.

Ecco, amarsi. Mi piacerebbe avere una foto in cui sia evidente quanto mi voglia bene. Dici che é possibile scattarla? Io non sono un grande fotografo, mi limito a cercare una prospettiva, il mio gusto estetico si ferma a questo. Ma come vedi le immagini posso raccontare una vita, quindi si, ne vorrei una di me in cui é evidente che mi amo. Anche se non é mai finita, eh? Ci sarà sempre qualcosa o qualcuno capace di farti sentire inadatto.

Per questo ti chiedevo di dove sei. Stai bene nella vita che hai?

Però le foto che mi piacciono di più sono quelle in cui non sono solo. Anche se alcune di queste persone non fanno più parte della mia vita, le immagini mi danno la certezza di avere vissuto davvero. Ma sono un po’ stanco di foto ricordo.

Quindi, forse é meglio cominciare da capo e partire dai convenevoli. Perché sarà bello quando ci renderemo conto che ci stiamo conoscendo, costruendo un po alla volta i nostri ricordi.

Dunque, come ti chiami?

@AndreDeLarge
ph. Eric Archivell

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