#17 Ciao straniero

Ciao straniero,

Dovrei presentarmi con un “Piacere”, ma finirei per concentrarmi troppo su quel gesto. Baderei a come stringo la mano, a come la stringi tu, perché in psicologia, sai, hanno scoperto che una stretta forte indica una personalità decisa. Ti guarderei negli occhi, perché il contatto visivo è importante, e sorriderei. Dicono abbia un bel sorriso, ma io credo sempre mi renda la faccia troppo tonda. Con tutta questa attenzione per i dettagli racchiusi in questo gesto, sicuramente, ne perderei uno. Quello fondamentale. Il tuo nome. Quindi, che senso ha cominciare la conoscenza con “Piacere”?

No. Voglio parlarti delle mie parole preferite. Probabilmente concluderemo questa conversazione senza che tu sappia come mi chiamo. Ma avrai scoperto molto altro su di me.

A cinque anni volevo a tutti i costi imparare a leggere. La mia prima frase letta è stata “A Lampedusa sbarcano i curdi”. L’avevo letta male. Non avevo pronunciato la C di caffè, ma la C di ciliegia. Era venuto fuori qualcosa di buffo.

Sì, lo so, sarebbe stato bello che il mio primo traguardo in letteratura fosse qualcosa di più appassionante.

Il mio primo libro è stata Streghetta mia. Parlava di una bimba dai capelli rossi, con doti speciali. Ha dato il via a una lunga serie. Quando leggevo, cercavo sempre di imparare le parole più strane, per poterle usare nel quotidiano. La mia preferita, per un po’, è stata soqquadro. Continuavo a infilarla in tutte le frasi. Ironia della sorte, oggi, posso dire che forse è uno dei sostantivi che maggiormente mi rappresenta. Insieme a paperinite direi. Se sono in imbarazzo, infatti, è sicuro che mi incarto o che sbatta contro qualcosa. Diciamo che i lividi collezionati mi hanno spesso fatto capire quanto potesse piacermi una persona.

Il rimprovero più bello che ho ricevuto è stato da parte di mio papà: “Si vede che non sei convinta, quando tu vuoi qualcosa, spacchi i culi”. E da allora nei momenti di ansia, mi dico che posso spaccare i culi. Sì, non è molto poetico, ma mi dà coraggio.

Pensa, a volte, non contenta, invento neologismi. Per esempio… Io sono una buona forchetta e non sempre seguo i dettami ferrei della nutrizione. Mangiucchio spesso. Qualcuno direbbe spilucco. Io dico spiciocco. Boh, spiciocco per me dà tutto un altro sapore ai biscotti rubati in dispensa. Perché rubati? Perché Grey’s Anatomy insegna: se ti mangi un panetto di burro, quando nessuno ti vede, quelle calorie non contano.

Credo di aver detto tante parole delle quali ero convinta nel corso degli anni. Ai miei amici, son sicura di non negarne mai. In amore, ad oggi, quelle più belle penso siano state “Tu ne vali la pena”. Era il 22 dicembre 2013. Lo scrivevo in un messaggio a lui, mentre partiva per Londra.

Era la mia storia alla Serendipity. Non so se hai mai visto il film. Beh, se non lo hai fatto recupera. Serendipity… Che dire. È nella top ten. Ma non dico altro! Ti lascio scoprire cos’è, se ancora non lo sai.

Oggi la parola che mi piace di più è ingombrante. Mi piacciono le persone ingombranti. Quelle che ti fanno dimenticare che il tempo passa e ti fanno venire fame di conoscenza. O le situazioni ingombranti, che ti risucchiano energie lasciandoti stanco. Di quella stanchezza soddisfacente. Un po’ come dopo un allenamento fatto bene o un orgasmo in piena regola.

Tutto ciò che non è ingombrante è tiepido. Crea un muro. Mi impedisce di trovare le parole. E io odio l’incomunicabilità. Odio la banalità. Odio i convenevoli.

Quindi ricominciamo.

Ciao straniero, Io sono (anche) queste parole. Tu?

@TypingGwen

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3 commenti Aggiungi il tuo

  1. SognidiRnR ha detto:

    Magari ci si potesse davvere presentare tramite le parole che più ci appartengono proprio come hai fatto in questo post. È geniale.
    Viene voglia anche a chi legge di cercare le parole di cui si è fatti…

    Liked by 2 people

    1. typingwen ha detto:

      Grazie! ☺☺ Beh possiamo sempre provarci.. Non al primo incontro magari! Peró, secondo me, qualcuno disposto ad ascoltare una presentazione simile c’é..
      Son contenta, comunque, che l’articolo ti faccia riflettere sulle “tue parole”😊 se poi ti viene anche voglia di condividerle, noi siamo qui pronti a leggerle!

      Liked by 1 persona

  2. Andrea ha detto:

    Affascinante..
    Condivido tutto ciò che ha detto sognidiRnR!
    È geniale veramente e mentre leggevo sorridevo.
    C’è una cosa che mi colpisce… in un certo senso sai che il nome è importante, ma in realtà è solo un dettaglio quando conosci una persona per la prima volta!!
    Non ci avevo mai pensato… Il nome è importante perché identifica il nostro “io”, serve per distinguerci! Ma se io sono uno straniero, con il nome identifichi tutto al più il mio volto non la mia persona.
    Sai mentre leggevo ero in treno con il mio PC, mi è venuto da paragonare il nome di una persona al nome delle cartelle sul desktop! Anche queste servono per distinguere/identificare( non oso immaginare il mio desktop in cui avrei nuova cartella, nuova cartella1, ecc) ma è molto piú importante il contenuto della cartella!! Quindi una presentazione del genere, incentrata più sul contenuto che sulle formalità, sarebbe intrigante e penso piacevole! Anche se conoscendomi all’inizio sarei in difficoltà : ) ovviamente alla fine vorrei sapere il nome, per non etichettarti in un modo o nell’altro (esempio: la ragazza del treno XY) ma per ricordarmi di te nella tua completezza, per identificare te ,persona, che non sei più sconosciuta. Perché è la persona che rende unico il nome, non il contrario.
    Per le parole che maggiormente mi rappresentano …
    Non saprei! Sul momento direi curioso, articolato.
    Ciaoo!
    P.s
    Se il tuo soqquadro è anche questo, ovvero sconvolgere (o cercare nuovi) punti di vista, beh è un bel soqquadro.

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