#16 From single with love.

Poco tempo fa ho beccato in metro un ragazzo che non vedevo da anni. E’ partita la classica conversazione cordiale in cui ci si chiede come va, cosa si fa nella vita e che fine hanno fatto eventuali persone in comune. Dopo questi dieci minuti di rito è arrivata la domanda, quella che tutti si sentono in diritto di porre e che formulano con ostentata nonchalance.

“Sei fidanzata?”. “Nono, liberissima”. “Ah. Però ti trovo bene”

Ho cominciato a riflettere sulla percezione che gli altri hanno di chi è single. Soprattutto se ragazze. Soprattutto se viene superata la soglia dei 23 anni (venti mi sembrano troppo pochi). Ne ho viste diverse di reazioni a seconda delle persone con cui mi sono interfacciata.

Partiamo dai conoscenti. Lui è stato un causo (infausto) di soggetto che ha commentato in questo modo la mia risposta. C’è chi, però, non contento, indaga: Ma sei single per scelta? Ora, non so voi, ma questa domanda mi lascia sempre un po’ perplessa. , scelgo le persone che mi piace conoscere di più e no, non decido a tavolino chi sarà il mio prossimo fidanzato, tipo faina che punta la preda pronta a colpire. Quindi?

Qualcuno, ancora meglio, ti consola: Ah vabbè ma sei giovane vedrai che lo troverai. E tu, mentre ti tirano una pacca sulla spalla (a volte letteralmente), di preciso, non sai che dire.

Poi ci sono gli amici, quelli che credono assolutamente di sapere cos’è meglio per te e si preoccupano così tanto, da richiedere con cadenza settimanale aggiornamenti sulla tua vita sentimentale. Anche qui, non mi reputo di certo inguardabile, ma non conosco persone nuove con questa frequenza, di conseguenza, è quasi impossibile che dica qualcosa di diverso da un “Mah tutto come sempre”. Ci sono poi quei momenti, in cui decidi (pentendoti subito dopo) di raccontare una tua avventura/sventura amorosa. “Sai, sono uscita con tizio, ma sinceramente non mi ha colpito molto. Dubito lo rivedrò”. E qualcuno, immancabilmente dirà “Eh massììì, divertiti no? Fattelo. Da quant’è che non trombi?”. Mettiamo in chiaro le cose: di solito sono discorsi che facciamo io e lei laggiù. Conviviamo da 25 anni e sappiamo le nostre reciproche necessità. Non vedo perché tu, anche se amicissssssima mia, debba interferire nel nostro rapporto. Senza contare che, la gran parte di quello che succede, non diventa pubblico.

Ci sono, poi,  i commenti  meno porno-soft e più hard-stronzo. Quelle accuse neanche troppo velate del tipo: “Sei troppo selettiva”. Ok. Parliamone: non vado a cercare manzi e tanto meno ne colleziono a bizzeffe. Però, ancora non ho capito dove finisce il limite del giusto e comincia quello del troppo. Cosa vuol dire, di preciso, troppo selettiva? Ho sempre pensato che la chimica o scatta o non scatta. C’è poco spazio all’interpretazione o all’analisi.

Last but non least: la famiglia. Uno degli ultimi esempi eclatanti di invasione da parte dei portatori sani del mio patrimonio genetico mi è capitato poco tempo fa. Chiama mio zio, per sapere se tutto va bene. Mi ripete la sopracitata domanda. E al mio No di risposta, mi ha ricordato che per quanto sia bello essere liberi, forse è bene che mi trovi qualcuno perché Dopo diventa tardi. Dopo quando? Dopo che le rughe cominceranno ad esserci? Dopo che la gravità avrà la meglio? Dopo che la mia età avrà nuovamente cambiato di decina? Senza contare i miei genitori, che sono convinti nasconda un fidanzato da mesi, visto che sono sempre fuori casa.

Non sono una di quelle persone anti-storia, né sono una persona che ha bisogno di stare con qualcuno. Ho incontrato, anche di recente, ragazzi con i quali avrei anche potuto costruire qualcosa. Per un motivo o per l’altro non è andata. Fine.

Nonostante siano domande piuttosto frequenti ormai, mi sfugge quest’ansia diffusa di vedere le persone sistemate. Ancora di più se queste sono ragazze. Io consiglierei caldamente a metà delle mie amiche di lasciarsi con i propri fidanzati. Perché? Perché stanno male. Perché l’amore è palesemente finito. Perché viaggiano su due piani di maturità e di vita differenti. Ma questo sembra non bastare mai a far fare un passo indietro, guardarsi in faccia e dirsi “Grazie, è stato bello, ma d’ora in poi insieme ci facciamo più male che bene”. Alla gran parte delle persone fa paura stare da soli. E a volte, è vero, certe sensazioni mancano e hai voglia di avere qualcuno vicino che ti conosca in maniera diversa dagli amici. Questo sì, però non mi sembrano motivazioni sufficienti per accontentarsi di amori mediocri.

Non ho mai ben capito se quest’ansia sia umana o culturalmente influenzata. Forse è qualcosa di tipicamente italiano. Dopotutto, gli inglesi di fronte alle telecamere fanno il segno della pace, noi diciamo “Ciao mamma”. Abbiamo la famiglia nelle ossa e forse crediamo che crearla sia un tassello indispensabile della nostra esistenza.

Perché, invece, non impariamo ad essere noi la nostra famiglia?

 @TypingGwen

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2 commenti Aggiungi il tuo

  1. SognidiRnR ha detto:

    Mi è piaciuto molto questo post perché mi ci ritrovo in quanto single. Conosco addirittura gente che al mio “no sono single” ha risposto con “ah,ma non c’è problema ti stendo una lista di papabili entro domani e risolviamo il problema” ho scoperto così di avere un problema!😄
    Onestamente a me fanno più paura le mie amiche accasate che sono incastrate in relazioni a mio avviso scomode,inappropriate,gestite male,sbagliate, piuttosto che la mia solitudine. Però non vado a dirgli “mollalo,fatti un favore” perché mi pare fuori luogo! Per cui concordo: accasarsi sembra essere la regola, la base della felicità anche se guardandoli,alcuni proprio felici non sembrano. Sembra che stare con qualcuno sia diventato fondamentale a prescindere da chi sia effettivamente quel qualcuno. Come siamo arrivati a questo non so dirlo…

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    1. typingwen ha detto:

      “Sembra che stare con qualcuno sia diventato fondamentale a prescindere da chi sia effettivamente quel qualcuno”. Mi hai tolto le parole di bocca. La penso esattamente così.. Allo stesso modo, son la prima a credere determinate cose sulle relazioni delle mie amiche, senza dirlo mai apertamente, perché, appunto, é inappropriato. Così come é inappropriato siglare con la parola “problema” il fatto di essere single. Nemmeno io so come siamo arrivati a questo punto. Forse, in un mondo precario sotto tutti i punti di vista, cerchiamo semplicemente una sicurezza..

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