#15 Come ha fatto Angela?

Dopo un bel po’ di frenesia lavorativa, ho finalmente ripreso in mano il mio tempo libero come si deve. E per me, tempo libero, vuol dire anche riuscire a leggere un libro. Ho cominciato da poco “un altro giro di giostra” di Tiziano Terzani. Questo romanzo parla del suo percorso durante la malattia che lo colpisce. Ma parla anche di lei. Angela. Lui dopo aver scoperto di avere il cancro, finisce a New York per curarsi. Ci finisce da solo. Volutamente da solo. E con Angela ha una sorta di rapporto epistolare 2.0. Quotidianamente, le manda delle mail per dirle come sta. Ci sono giorni, però, in cui la malattia lo debilita al punto tale, da impedirgli di spedire anche solo un paio di righe di aggiornamento.

E io penso ad Angela. La immagino a casa, di fronte al pc, mentre la pagina della casella di posta si carica e finisce per rimanere muta. La immagino a chiedersi se Tiziano sta bene, se forse non ha bisogno di lei, se la malattia non ha preso il sopravvento, facendolo spegnere da solo in un attico vista Central Park. Mi chiedo come sia riuscita a rispettare così tanto il suo desiderio di viversi quelli che forse son stati i suoi ultimi momenti di vita, in totale solitudine. Tiziano era alla ricerca di una cura, per far sì che quei giorni, non fossero contati. Ma mi chiedo come mai lui non abbia voluto lei lì. La amava. Era sua moglie.

E’ egoismo? è altruismo? Voleva escluderla o proteggerla?  da cosa? dalla malattia? dallo spegnimento? dalle crisi? dall’incertezza? . Di fronte a un Dio, se un Dio esiste, ci si promette “nella gioa e nel dolore, in salute e malattia”. E’ una promessa mancata? o è la sublimazione di una delle promesse più difficili da mantenere? E’ forse l’estrema dimostrazione di fiducia e rispetto in un rapporto? 

Riflettevo su queste domande, mentre pensavo ad Angela. e all’incredibile forza d’animo che deve avere avuto per assecondate una tale scelta. L’amore non è possesso, lo so. Non devi necessariamente sapere dove sia, con chi sia, cosa faccia, la persona con la quale decidi di condividere la vita. Non puoi controllare nessuno, perché proprio quando controlli qualcuno, che questo qualcuno, semplicemente, ti scivola via dalle mani. Ma è davvero solo questione di estrema apertura mentale?

Mi è arrivato un messaggio da A. Mi ha chiesto di dare un nome alla sensazione che provi, quando rifiuti di uscire con qualcuno, perché senti di appartenere a qualcun altro, anche se questo non c’è più. Nella sua domanda, c’è il nome che cercavo per dare un senso a tutte le domande che mi sono posta poco sopra. Appartenenza.

Ci sono momenti in cui non vuoi sapere qualcosa su una persona, perché credi che quella persona ti appartenga, ma perché tu appartieni a lei. Ci sono momenti in cui vuoi sinceramente sapere come sta qualcuno, per il solo fatto che gli vuoi bene. E se la risposta a questa domanda non ce l’hai, capisci che non hai il diritto di riformularla. Sai bene che nessuno è obbligato a darti quel tipo di informazioni.

In fondo, nemmeno Angela ha preso un volo per Ny. Ma come ha fatto Angela?

@Gue262

ph: Mr. Connor

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7 commenti Aggiungi il tuo

  1. Andrea ha detto:

    Qualcuno mi ha detto che eri brava, e così ho iniziato a leggere i tuoi pensieri/articoli. Aveva ragione! Anzi a dire il vero siete veramente bravi entrambi a scrivere e a far riflettere.Ti direi di più anche sui post vecchi ma verrebbe un commento troppo lungo😂.
    Appena avrò tempo sicuramente leggerò il libro, in questo momento sto leggendo nelle terre estreme (bello, non so se lo conosci, e mi sta facendo porre delle domande simili alle tue anche se la storia è molto diversa).Io non so come ha fatto Angela e non so perché Tiziano ha fatto quella scelta.
    E si hai ragione l’amore non è controllo, non è possesso, questo concetto è esasperato ed esasperante, perché forse si possiede un oggetto, non di certo una persona. Quindi si è altruismo ? Egoismo ? Un tentativo di proteggerla ? Tu hai trovato le risposte nel senso di appartenenza giusto ?
    Ma cosa significa appartenere a qualcuno?
    Non lo so, forse quando ci si innamora, quando si progetta il futuro in due, quando la vita ci regala momenti felici insieme ad un altra persona di cui pensiamo di non poter fare a meno.
    Ma se tutto finisce ? Ci sentiamo distrutti ma col tempo torniamo a camminare.
    Allora come è possibile appartenere a qualcuno? Forse perché in fondo apparteniamo solo a noi stessi,ma quando amiamo,o vogliamo veramente bene a una persona, possiamo donare una parte di noi all’altro, in prestito. Per un tempo che non possiamo determinare a priori, ma dove vivremo bene.

    Questa riflessione nasce in parte anche da un tuo precedente articolo, in cui paragonavi i bambini a dei libri bianchi (bello), quindi noi adulti siamo assimilabili a dei libri in cui sono già scritti vari capitoli no ? E spesso questi capitoli li abbiamo scritti insieme a qualcuno, con cui abbiamo condiviso noi stessi, le nostre pagine, per poi scriverne altre insieme. Quelle pagine rimangono, anche se a volte vorremmo strapparle, e saranno nostre per sempre.

    Detto questo però non ti so dire ancora il perché di quella scelta, ne come Angela sia riuscita ad accettarla. Ma forse la risposta è scritta, per amore. Per amore ha accettato un sacrificio ENORME e ha lasciato “libero” Tiziano di fare ciò che voleva nel suo ultimo viaggio, anche se lei non avrebbe mai voluto lasciarlo solo. Per dirla alla W.S. Love is not love Which alters when it alteration finds, Or bends with the remover to remove….

    P.s
    Scusa per il commento lungo, ma quando inizio a pensare dopo non smetto più 😛

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    1. typingwen ha detto:

      Wow Andrea! bellissimo pensiero. Sì, diciamo che forse il “senso di appartenenza” è la risposta (o un semplice anestetico?) che provo a dare a domande del genere. Domande che diventano macigni, se pensi di appartenere a qualcuno in maniera univoca. O, come dici meglio tu, quando senti di avere delle pagine del tuo libro scritte insieme a qualcuno, che in certi momenti vorresti strappare via, per non ritornarci in loop a rileggere! Non so se è LA risposta. E’ solo una risposta che ho trovato al momento. Se pensi di averne altre dimmele pure 🙂 Le leggo volentieri!

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      1. andredelarge ha detto:

        Grazie Andrea, per i complimenti! E anche per aver condiviso il tuo punto di vista. Spesso le domande che io e TypingGwen poniamo non sono altro che il tentativo di instaurare una conversazione con chi ci legge. Non abbiamo tanto la presunzione di far riflettere, quando forse più il desiderio di capire insieme! Continua a leggerci! È piacevole sapere che ci sei anche tu in questa narrazione collettiva!

        Per quello che ritengo io, si, il senso di appartenenza è la risposta a un sacco di cose. Il posto che chiamiamo casa. La persona che chiamiamo amore. Una sfida che sentiamo di dover affrontare da soli. Forse Tiziano ha solo imbracciato il suo destino, perché gli apparteneva, e non era di nessun altro. In fondo, se pur circondato da chi ami, è un viaggio che farai da solo no? E a quanto pare, la cosa che uccide più in fretta chi sta già morendo, é il dolore sempre solito sugli occhi di chi, amandolo, lo guarda.

        Forse Tiziano voleva salvare tutti. Non penso fosse egoismo. Penso solamente che alcuni atti di reale gentilezza e eroismo non possano è non debbano essere spiegati. E in cuor mio sono certo che Angela, per quanto disperata, si fidasse dell’uomo che amava.

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      2. Andrea ha detto:

        Ciao!
        Allora grazie ad entrambi e sicuramente vi continuerò a seguire. Cerco di rispondere ad entrambi nel miglior modo possibile
        Altra cosa importante io non ho il dono della sintesi quindi scusate in anticipo. Intanto penso veramente che sia tu che TypingGwen riuscite a far riflettere semplicemente perché cercate di andare dentro le cose.
        Condividete dei piccoli pezzi di voi con gli altri, e un grosso vostro pregio è che scrivete non per dare risposte certe, che possono essere condivisibili o meno a seconda di come uno ragiona, ma per dare la vostra interpretazione. E si hai ragione non peccate assolutamente di presunzione come hai scritto tu, anzi penso che cercate di trovare altre risposte per capire ancora meglio, vedendo punti di vista diversi. E solo nel fare questo per me dimostrate: umiltà, e che nella vita non si finisce mai di imparare. Questi due cose,così scontate forse, sono da sempre due principi “guida” per me. E credo che tutto questo si evince dal fatto che nel tuo blog dai spazio a persone che stimi.
        Io ho sempre pensato che da come uno scrive si riesce a intuire com’è una persona ( oltre al fatto che permette di riflettere meglio, o di “sfogarsi).Un po’ come i pittori con i loro quadri no?
        Le vostre differenze nel modo di scrivere, che ci sono a prescindere dai temi, per me sono un valore aggiunto. Anzi prima o poi potreste provare a fare un pezzo in due su uno stesso tema e vedere cosa ne viene fuori.
        Gwen non posso accettare i complimenti semplicemente perché il mio pensiero è solo una semplice evoluzione del tuo. E come quando un bambino inizia a parlare, una volta capito il ” gioco” sarà facile per lui estendere il concetto :). Quindi quella che meritava e merita i complimenti sei tu. Non credo che il “senso di appartenenza” sia un semplice anestetico, ma il tuo modo( per me sensato e condivisibile) per dare un senso alle domande che ti ponevi, che erano e sono macigni a cui tentiamo di dare la nostra risposta, e che spesso per questo motivo non riusciamo a comprendere. O se vogliamo per capirli veramente forse dovremmo trovarci in una situazione del genere. Ma poi visto che siamo 7 miliardi di persone tutte diverse non è detto che affrontiamo la situazione allo stesso modo, anzi penso sia poco probabile.
        Non credo che la scelta di Tiziano sia stata egoismo, come ha sottolineato Andrea forse voleva solo proteggere ciò che amava di più. E si è vero non c’è niente di più devastante nella vita di veder soffrire una persona e sapere di essere impotenti. Per esperienza io credo che la cosa più difficile in assoluto in quei momenti è riuscire a trattare una persona non come un malato terminale, ma come se fosse la stessa persona di sempre. E si… credo che Tiziano sia una specie di eroe, così come Angela. Due eroi veri, che si amavano a tal punto da sacrificarsi l’uno per l’altro…
        Per me il “senso di appartenenza” è qualcosa di forte, che nasce dentro, ed è vero nella vita possiamo vederlo in molte cose.
        Ma è reale? Cosa significa? Io sento di appartenere a me stesso, e cerco ogni giorno di apprezzare ciò che sono cercando di migliorare dove possibile, cerco di non smettere mai di imparare . Sento di appartenere alla mia famiglia, ma è un’ appartenenza che non implica controllo. Non so se mi spiego.
        La vita è mia e i miei, mio fratello, i miei amici mi danno sempre dei pareri, dei consigli sempre ma poi io sono libero di scegliere.
        Vedete leggendo nelle terre estreme e poi guardando il film di Sean Penn “into the wild” mi chiedevo perché Alexander Supertramp aka Christopher avesse scelto di mollare tutto e tutti. Un ragazzo che si era appena laureato ( quindi in teoria intelligente anche se questo non è sempre vero ), benestante, che un giorno decide di recidere il suo passato per capire chi è lui, che sente di non appartenere a quella società(ecco che torna il senso di appartenenza). Io mentre leggevo mi chiedevo “come può comportarsi così verso la sua famiglia, verso sua sorella…” Dov’era il suo “senso di appartenenza”?il suo legame con la sua famiglia? Perché era così egoista da far soffrire i suoi in quel modo ? Si ok i suoi non erano forse dei “modelli” da seguire per lui, ma sua sorella?
        Alcuni possono considerare Alexander un folle, un pazzo, altri un figo, che brucia i soldi e diventa un specie di “hippy” moderno. Io non lo considero né un folle né un figo, lo considero per ciò che forse era…
        Un semplice ragazzo, un adulto “irrisolto” ,per citare sempre Gwen, alla ricerca di se stesso… Ha scelto un modo diverso, drastico, ma un modo per capire chi era e cosa voleva. E proprio quando aveva trovato finalmente le sue risposte, la vita gli ha fatto uno scherzo…
        Ma forse in fondo siamo un po’ tutti adulti “irrisolti” alla ricerca continua di noi stessi ma questo implica che il senso di appartenenza è solo un’apparenza ? Perché? Perché siamo persone “libere” e non apparteniamo a nessuno se non a noi stessi (solo noi siamo responsabili di ciò che facciamo).
        No…Io credo che il senso di appartenenza verso una persona, un luogo, una società nasca dal fatto che per noi ha importanza. Equivale per me ad avere un legame con qualcosa, siamo liberi di romperlo si, ma ci sarà per sempre e prima o poi ritornerà sotto forma di ricordi. Ecco perché secondo me non è un anestetico ma un concetto ampio e profondo che racchiude tante cose e non pregiudica la nostra libertà in alcun modo. Non sono bravo a scrivere, ma spero di avervi fatto capire il conflitto che vedevo tra appartenenza/libertà/possesso/amore e la risposta del prestito a lungo termine.
        P.s
        Continuate così! Ovviamente potete dirmi la vostra o anche insultarmi se il commento è troppo logorroico 😀

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    2. andredelarge ha detto:

      Scusa Andrea, per un errore ho commentato rispondendo al commento di TypingGwen, ma era rivolto anche a te. Se ti va di leggerlo! Ciao!

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      1. Andrea ha detto:

        Letto ! Grazie di nuovo e ho cercato di rispondere spiegarmi meglio ad entrambi!

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  2. andredelarge ha detto:

    E’ una splendida rilfessione, grazie per averla condivisa!
    Ed è anche molto complessa e articolata, ma sì, credo che alla fine “appartenere a se stessi” sia esattamente quello che ognuno dovrebbe sperare per la propria felicità. Che è un po’ quello che ha scritto Gwen nel suo ultimo e nuovo articolo.

    Non so se ci si possa riuscire davvero, o se sia necessaria la solitudine (quella vera) per capirlo. Quello che so è che nell’ultimo periodo in qualunque conversazione mi capiti di incappare penso una cosa: la vita è una sola. Che poi è l’unica cosa veramente vera e dovremmo avere tutti il diritto di viverla come possiamo o come vogliamo! Nel rispetto degli altri e del buon senso, ma senza farci consumare dal senso di dovere verso di loro. Nessuno deve niente a nessuno, se non in quanto persona (essere umano.)

    Non so se farei mai una scelta come quella di Alex Supertramp (adoro questo film, e il libro anche di più), ma ciò non significa che “Nelle terre selvagge” non possa essere una metafora di un’esperienza che chiunque potrebbe fare, a modo suo. E secondo me l’insegnamento più grande che dà la storia di Christopher sia: imparare a chiamare le cose con il proprio nome.

    Non avere paura di affrontare la tristezza e la felicità, insomma! E cercare di capire cosa non vuoi nella tua vita e cosa invece vuoi per la tua vita.

    Grazie ancora per i commenti positivi ai nostri post.
    E, a questo punto, siamo sempre più curiosi di scoprire chi ti ha indirizzato sul nostro blog o se ci conosci.
    In ogni caso, dovresti scrivere anche tu, secondo me!

    Buon week end!

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