Tu che avresti fatto?

E così è passato il week end, un’altra settimana volata. E io ho ancora una questione da chiudere. Domenica scorsa – un po’ amareggiato, lo ammetto – ho scritto un d’impeto questo articolo: per esigenza, la stessa che mi porta a parlare più di quanto dovrei, perché ho sempre più parole di quelle che dico.

Nell’articolo avevo proposto un test psicologico: chiedevo un confronto con voi per valutare il mio livello di irragionevolezza all’interno di una relazione. Niente di scientifico, sia chiaro. Era semplicemente un “E tu che avresti fatto al posto mio?“.

Se l’ho scritto è perché mi sono trovato nella scomoda posizione di sentirmi attribuita l’intera responsabilità della fine di una storia all’interno della quale – forse lo posso dire – ero di fatto l’unico a impegnarsi, lavorando su me stesso per crescere insieme a lui, per incastrarci e funzionare. Testardo io, suppongo: che credo ancora stupidamente alla possibilità di guardarsi in faccia e dirsi quali sono i problemi per cercare di risolverli, prima di lasciare. Invece no, per aver provato ad andargli incontro e cercare un punto di raccolta di tutto il bello che c’era stato, mi sono preso del pazzo. Anzi, mi ha detto proprio che ho atteggiamenti da Psycho.

Da qui le dieci domande a risposta multipla, per giocare a capire se effettivamente c’è qualcosa nel mio modo di gestire i rapporti che proprio non va. Ma, anche se era un gioco, è ovvio, nel momento in cui strutturi un articolo in domande, prevedi anche le eventuali risposte.

Eccomi quindi a darvi i risultati: colgo l’occasione per ringraziare tutti coloro che hanno condiviso il mio articolo sui social network (specie su Twitter) e coloro che hanno scritto alla email allp@outlook.it. Davvero!

Risultati: 

NB. Il punteggio oscilla tra un valore di 0 e un valore di 50, dove 0 corrisponde a “Stai bene” e 50 a “Sei Pinguino di Gotham City.”

Domanda 1: 
a=5; b=4; c=3; d=2; e=1
Domanda 2:
a=5; b=3; c=4; d=1; e=2
Domanda 3:
a=5; b=4; c=3; d=1; e=2
Domanda 4:
a=5; b=4; c=3; d=1; e=2
Domanda 5:
a=1; b=2; c=3; d=4; e=5
Domanda 6:
a=5; b=4; c=3; d=2; e=1
Domanda 7:
a=5; b=4; c=3; d=2; e=1
Domanda 8:
a=5; b=4; c=3; d=2; e=1
Domanda 9:
a=4; b=5; c=3; d=2; e=1
Domanda 10:
a=4; b=3; c=5; d=2; e=1

Il mio risultato è stato di 47/50.
E’ un numero bello, mi piace. Si avvicina molto a “Pazzo infernale“, ma in realtà è un numero che io mi sento di fare mio.

47/50 è l’impegno che ho profuso perché questa relazione funzionasse. Ho fatto degli errori, però per un buon 94% per cento ci ho creduto davvero. A come stavo con lui, a come stavamo insieme, e che avremmo potuto funzionare come coppia.

47/50 è la fiducia che gli ho dato. Sì, è vero, al 100% non mi sono mai completamente fidato. Ma non di lui, di nessuno. Mi fido ciecamente solo di mia madre, e forse nessun altro. Nemmeno di me stesso.

47/50 è il tempo bello che ho passato con lui. Quel 6% ci ha fregati, ha fregato soprattutto me. Parlare, confrontarmi non è mai stato un problema. Mettere in discussione i rapporti e le persone non equivale a metterli in dubbio. Ma, come dice una mia amica, se vuoi davvero capire chi hai di fronte, litigaci. A lui è bastato un 3/50 di tempo investito a litigare per capire che non potevamo stare insieme. Peccato. Avrei preferito litigare con lui, piuttosto che immaginarmi con qualcun altro. O immaginarlo con qualcun altro.

47/50 è la proporzione tra i compromessi che io ho fatto – e scelto di fare – per investire nella nostra relazione, e quelli che ha fatto lui. Non gli veniva naturale rinunciare ad alcune cose per me, per noi. E quando arrivi a dover chiedere al tuo moroso se, per favore e per rispetto, può evitare di stare in chat e flirtare con gli sconosciuti, è evidente che qualcosa non vada. Sono cose che, a mio avviso, non bisognerebbe chiedere. Dovrebbe essere spontaneo. Se succede, forse dovresti semplicemente alzare il culo e mandarlo a cagare. Avrei dovuto. 

Quindi si, sono un 47/50, ma va bene. Sono un irrazionale irragionevole, ed è vero: voglio bene alle persone in maniera irresponsabile e poi non riesco a smettere. Non riesco nemmeno a infangare quello che c’è stato, a umiliare tutto quanto. Sono più bravo a incassare, e forse sì, sono un pazzo anche per questo. Per tutti quei vaffanculo che trattengo perché mi faccio troppi scrupoli, per non avere mai imparato a saper mancare alle persone. Per il mio esserci sempre. E anche quando lui mi ha attribuito la responsabilità di tutto e ha affermato che niente di quello che c’era stato tra di noi aveva avuto chissà che grande significato, io ho fatto un passo indietro: so che stai parlando per rabbia, ma non mi va di giocare al rimpiattino, al rinfacciarci le cose. Facciamo che hai ragione tu, su tutto. Mi dispiace che sia andata così, io ci ho creduto davvero.

E così sono Psycho, e mi sta bene. Mi sta bene, se significa averci provato davvero. Mi sta bene se significa che mi sono impegnato sul serio, se ho cercato di capirlo, di capirci, prima di gettare tutto alle ortiche. Uno Psycho da 47 punti su 50.
Però, ed è importante specificarlo, il punteggio è calibrato su ciò che lui si sarebbe aspettato io facessi. Forse sono stato più me stesso di quello che desiderava, meno al mio posto, non saprei. Forse se qualcuno si aspetta qualcosa da te, significa che non si aspetta te, di avere te e basta

Forse proprio perché il punteggio è tarato su ciò che avrebbe preferito lui da me, quello spazio di 3/50 che mi resta è il luogo dove ancora c’è un po’ di lui. E’ la sua assenza, l’istinto di prendere il telefono per raccontargli qualcosa. E’ il ricordare a memoria i suoi turni di lavoro, gli allenamenti, sapere quando è a casa e quando no. E’ chiedermi se pensa mai a me, se sta già frequentando qualcun altro, se qualcosa sta cambiando nella sua vita. E’ il luogo in cui mi manca, perché sì, mi manca.

@AndreDeLarge 
ph. Martin Valentin Fuchs 

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