#14 L’importanza del proprio spazio

Come tesi di laurea magistrale avevo trattato il ruolo che le emozioni hanno sui processi di memorizzazione. Spesso, sono proprio le sensazioni a permetterci di etichettare determinati episodi del nostro vissuto. E saranno proprio loro, a farci da monito in un futuro.

Ci sono situazioni, che rinchiudiamo nel cassetto più remoto della memoria, nella speranza che non tornino a farci visita di nuovo. Poi però basta un semplice fatto, per poter risvegliare sensazioni che pensavi di aver definitivamente sotterrato. A me è capitato poco tempo fa, con un messaggio del mio primo ex. La nostra storia si è chiusa ormai sei anni fa, e lui, all’inizio del mese , ha deciso di scrivermi su fb per sapere come stessi. Dopo un primo momento di stizza è tornato tutto: La paura, la tristezza, la rabbia per il segno che mi ha lasciato.

La nostra storia è finita, perché mi ha tradito. Dopo due mesi di silenzio è ritornato e non mi ha abbandonato per un anno intero. Ha cominciato a stalkerarmi, con messaggi in cui diceva che pensava di togliersi la vita per la consapevolezza di avermi perso. Alternava toni più duri a toni più dolci, per cercare di ottenere una risposta da me. Io all’epoca avevo diciannove anni e non sapevo assolutamente come comportarmi. Ero combattuta tra l’idea di ignorarlo e il timore, che se davvero lo avessi fatto, avrebbe potuto compiere quel gesto. Mi teneva, in qualche modo, legata a lui. Cercavo di farlo ragionare e di spiegargli che per me non c’erano speranze. Ho avuto paura, quando preso dalla foga, mi mandava letteralmente un messaggio al minuto. Mi sentivo invasa. La mia scelta non era stata rispettata. Io non venivo rispettava. Quando già ormai stavo con un’altra persona, ha finalmente deciso di smettere. Si è messo in qualche modo l’anima in pace. Ma, io, dopo quel messaggio di poco tempo fa, ho capito che, in realtà, la mia, di anima, a volte zoppica ancora un po’.

Purtroppo non è stato un caso isolato. Mi è capitato altre volte di essere stata oggetto di attenzioni scomode. Pochi mesi fa, ad esempio, un altro ragazzo si è fissato con me. Era un ex collega di lavoro. Siamo usciti forse un paio di volte, poi ho capito che non faceva per me. Sono una persona che non ci mette molto a comprendere se qualcuno può interessarmi,  o meno, e non trascino le cose, col rischio di creare illusioni. Proprio per questo, gliel’ho detto e ho deciso di chiudere. E’ andato avanti un paio di mesi a scrivermi quasi tutti i giorni, perché non capiva questa cosa. La volta in cui ho avuto più timore, è stata quando si è presentato al cinema, dove poco tempo  fa lavoravo, in un giorno in cui fortunatamente non c’ero. Questa volta, però, un po’ più consapevole e un po’ più preparata, ho deciso di parlarne subito con tutti, di modo che fossero allertati. Ho anche deliberatamente ignorato ogni messaggio, ma non ho bloccato il suo numero, perché volevo capire a che livello fosse la sua fissazione.

Fin dal primo episodio, comunque, la mia naturale diffidenza è diventata ancora più forte. Quando un ragazzo si dimostra po’ più preso dalla situazione, mi chiedo, come prima cosa, se non siano attenzioni eccessive. Ho paura a far l’amore, se qualcuno mi interessa davvero, perché temo di legarmi al punto tale di faticare a tirarmi indietro, se dovesse andare male. Esattamente nello stesso modo in cui è successo con il mio ex, che non riuscivo veramente ad ignorare. Dopo sei anni il vaso di pandora si è riaperto, solo con due righe di testo, mentre tornavo a casa dal lavoro. Ancora, una volta, la sciarpona mi ha salvato da quegli occhi lucidi che non riuscivo a nascondere. Ancora una volta, però, mi son chiesta se non avessi qualche colpa.

Non mi reputo una ragazza appariscente e nemmeno provocante. In alcuni casi, temo di fare gesti dei quali non mi rendo conto. Tempo fa mi è capitato di avere un incontro con un mio professore nell’azienda in cui lavorava. Gli avevo chiesto dei consigli, per capire come instradarmi nel settore professionale che mi interessava.  Se tentare subito all’estero (sogno di sempre), o fare un po’ di esperienza qui. Durante il colloquio, lui mi ha presentato (ho scoperto poco dopo, come mai) a dei suoi colleghi uomini. Dopo esserci confrontati in merito al percorso da intraprendere, mi fa: “Dovrei aggiungere un’altra cosa. Non so se dirtela perché è un discorso delicato.. Non è un caso che ti abbia presentato a loro. Volevo darti la dimostrazione di quello che può succedere anche in un ambiente strutturato come questo. Come dicono a Roma, sei “molto femmina”. Non è solo questione di bellezza, è un fascino naturale che hai e che ti fa spiccare in mezzo a tutti. Sappi che se lavorerai in Italia, ti beccherai commenti come quelli di poco fa e sarai scomoda alle colleghe donne. Da professore, credo di doverti mettere al corrente anche di questo”. Qui si aprirebbe un altro discorso, che è forse troppo ampio per essere affrontato in un solo articolo, ma, di fatto, il timore di far qualcosa involontariamente c’è.

Sì, so che questo non giustifica assolutamente ciò che mi è capitato di dover sopportare. So, razionalmente, che non è colpa mia. Ma so che questa cosa, ha inciso su di me.  Lo vedo nel modo in cui, a volte, riesco a trascurarmi. Spesso e volentieri, infatti, mi son voluta poco bene per le ansie che le relazioni mi creavano. Perché ho avuto chi mi ha paragonato al cappuccino, chi si è fissato con me facendomi sentire in qualche modo “sporca”, chi puntava il dito sui mie fianchi un po’ più morbidi del solito, a causa della pillola. E io, questo corpo, l’ho un po’ maltrattato. Quest’anno mi son ripromessa che ci farò pace. Me lo devo.

Voglio anche imparare a non tirarmi indietro con le persone. Si, perché dopo il trauma dello stalking, ho sempre il timore di stare addosso agli altri. Mi faccio da parte in fretta, se una persona sente la necessità di escludermi dalla sua vita. Può mancarmi, certo, ma non sarò io a insistere. Non ce la faccio. So cosa vuol dire quando i tuoi spazi non sono rispettati e temo sempre di far subire lo stesso. A volte, però, so che basterebbe solo un messaggio in più per rompere un muro di silenzio. A volte, forse, faccio un passo indietro troppo presto, perdendomi qualcuno per strada. A volte, il mio riserbo può sembrare disinteresse. Mi spiace infinitamente, ma ancora faccio fatica a trovare un equilibrio tra il dire e il non dire, tra l’esserci e l’esserci troppo. A volte, ancora, mi chiedo se non ho sbagliato qualcosa..

Poi però rileggo quel messaggio. In quella conversazione, c’era uno strascico degli ultimi tentativi che aveva fatto per riprendermi nella sua vita. E dopo anni, rivedendo con occhi diversi, forse più consapevoli, quelle parole assurde, forse, ho capito che non sono io a dovermi rimproverare qualcosa.

@Gue262

 

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