Penelope alla guerra vince

Da qualche giorno la mia libreria musicale di Apple Music sta cercando di dirmi qualcosa. E’ evidente. Voglio dire, in riproduzione casuale mi spara nelle orecchie prima Ligabue, poi Nicki Minaj. Lui-e-che-lui, che parla con nostalgia di donne meravigliose, che non hanno saputo restare, o che forse non è riuscito ad amare nel modo giusto, ma che continua a trascinarsi dietro negli umori, nelle parole, nei racconti di vita. Ti suono una canzone perché hai avuto un ruolo nella mia vita, anche tu non mi dimenticare. Lei-quanto-è-figa-lei, capace di mandare molto a fare in culo uomini che sembrano desiderarla davvero, ma che non ritiene in grado di starle dietro, di stare al suo passo, di stare nella sua vita. Tacco a spillo puntato nel petto e quella è la porta. Viaggia, molto lontano da qui. Mettiti in fila con tutti quelli che ci hanno provato a gestirmi e che non hanno saputo trattare con me.

Hai un ragazzo. Credi. Ok, avevi un ragazzo. Forse ce l’hai ancora, non ne sei sicuro. Diciamo che pensavi di avere un ragazzo. Di avere trovato un ragazzo pronto a essere un ragazzo, il tuo ragazzo. E ora non lo sai più. Si può non essere sicuri di avere un ragazzo? 

Uno si alza una mattina ed è fidanzato, senza averlo davvero voluto, senza averlo programmato. Me ora è pieno di progetti e di cose da condividere, sorridente e saltellante, e allora ascolti roba figa, ti spari Jennifer Lopez nelle orecchie e te la canti e te la balli da solo davanti allo specchio, in mutande. Che tanto non hai rischio di essere ridicolo, perché hai qualcuno che riderebbe con te. E tua mamma ti guarda per qualche minuto con lo sguardo del porca troia manco ti stessi masturbando in salotto durante un meeting familiare, e tu te ne freghi. Non sei uno che va regolarmente in giro in mutande per casa, ma in quel momento sei con JLo e che-cazzo-te-ne-frega-di-sembrare-un-demente? In fondo, ti hanno sempre insegnato che l’amore rende scemi. In fondo, mentre sei lì che ti dimeni come un cretino, ti guardi riflesso e cominci a vedere che le ore di squat in palestra stanno dando il loro risulto, che hai delle belle gambe e un culo più tosto. E sorridi, perché hai qualcuno che te lo fa notare. E non solo che te lo fa notare, ma che te lo fa notare in quel modo lì.

Compri intimo abbinato – sì, anche gli uomini lo fanno – perché state per partire insieme, per fare un viaggio. Sei in giro a passeggiare e spendi sessanta euro in intimo abbinato. Stai pensando ai momenti in cui sarete in camera, in albergo, e non ci vuoi stare con la maglietta nera di Snoopy – anche se, a mio avviso, è sempre molto valida – e i boxer col tucano sul pacco – che comunque sono irriverenti q.b. No, ci vuoi stare con una maglietta stretta di Intimissimi e un paio di boxer dello stesso colore, di quelli con le cuciture spesse che incorniciano bene quel culo che ti sta venendo. E pensi che camminerai a piedi scalzi, perché hai delle belle gambe, l’intimo ti fa un bel culo e la maglietta segna le spalle e l’accenno dell’addominale. Ti senti proprio un manzo- che-porca-vacca-quando-è-successo e sorridi come un deficiente al pensiero che lui avrà gli occhi puntati su di te, che noterà il dettaglio. Minchia, sei l’uomo di qualcuno, con intimo da uomo, un corpo da uomo, e ti senti seduttivo in quel modo maschile che fino all’altro ieri pensavi di essere Zia Assunta e invece anche se non sei Ryan Raynolds c’hai quel tuo perché. Poi succede che lui ha pensato la stessa cosa, e che avete comprato lo stesso completo intimo e che a lui sta parecchio meglio di quanto stia a te. Nemmeno lui è Ryan Raynolds, ma cazzo quanto è bello nella sua maglietta grigia e con quel boxer che gli tira su il culo in quel modo che non puoi non stringerglielo quando si avvicina. E’ più bello di te, e tu a confronto hai quella sensazione di essere tornato un po’ più Zia Assunta nella scala da Zia Assunta a Ryan Raynolds. Ma ne ridi. Perché ti fa ridere tutto. Ridi quando devi rivestirti e cerchi di capire cosa è di chi e allora lui ti dice “Questa è la tua maglietta, ha il tuo buon odore.” E te la tira.

Una settimana dopo la tua migliore amica ti chiede di invitarlo al suo compleanno. Perché anche se non la fa impazzire, è nella tua vita. Dice proprio: non-ha-senso-fingere-che-non-esiste-è-nella-tua-vita-mi-fa-piacere-che-lo-porti. E allora lo porti. Non è la vostra prima uscita social ufficiale, ma è la prima occasione ufficiale per uscire come coppia in mezzo agli altri. E la serata è perfetta. E la gente vi guarda sorridendo perché funzionate come duo, avete già una certa memoria storica, i vostri aneddoti, i vostri modi di prendervi in giro, di flirtare e gli sguardi complici per intendersi al volo. E a fine serata lui in macchina ti fa capire che non vedeva l’ora di baciarti. Tanto, bene, a lungo. E ti dice “Grazie per avermi invitato. E’ stato importante.”

A questo punto stai ancora sorridendo. Perché sì, al di là di un paio di discussioni, è qualche mese che state insieme e stai sempre bene con lui. Da solo, e in mezzo alla gente. Anche se quando eravate in viaggio avete litigato. Anche se a volte ha i suoi modi di fare da uomo duro e cazzuto, è brusco e fa la voce grossa pensando di poterti intimorire, per ristabilire l’ordine naturale delle cose. Lui è più grande, più maturo, più consapevole. E tu lo sai che in realtà non è né più né meno di un koala che si imbarazza se gli dici che è bellissimo e se le persone gli fanno notare che insieme siete una bella coppia. Perché non hai dormito un cazzo per quattro notti, con lui appeso al tuo corpo, e anche se hai mal di testa, mal di schiena, e sì anche mal di bocca e non sopporti più il contatto fisico, pensi solo che dormire abbracciati è bellissimo. E giusto.

Sì, bravo. Sorridi. Che cazzo c’hai da sorridere? No adesso dimmi, che cazzo c’hai da sorridere, povero stronzo. Davvero non hai imparato niente? Ti sei messo con un trentaquattrenne non dichiarato, alla sua prima volta con un ragazzo, incapace di gestire un carattere più forte del suo, che sfugge al confronto e ti chiede di rispettare i suoi spazi personali, e pensavi che fosse tutto a posto. Tutto regolare. Bravo. Un applauso. Coglione. E’ proprio il tipo di persona adatta di cui innamorarsi.

E poi scompare perché si rende conto che è tutto vero, che state insieme, che fate sesso, e che vuole fare sesso con te – tu, che sei un ragazzo. Che deve rimettersi in sesto perché ora sta riscoprendo il suo corpo, le sue sensazioni, ciò che gli piace. Perché si rende conto che hai delle esigenze, o che le avrai, e non sa se può appagarle. No, non hai un ragazzo. E non ce l’hai per il semplice motivo che un ragazzo resta, come hai fatto tu. Una difficoltà l’affronta, ti concede un confronto, e se poi le strade si devono dividere, si divideranno. Non scompare. Non solo non scompare, ma non ti lascia nemmeno in sospeso, senza dirti cosa gli sta passando per la testa, o semplicemente che basta, è chiusa, kaput, fine. Ma tu cos’è che fai? Rispetti il suo disagio, accettando l’umiliazione di un fidanzato che scompare senza preavviso. E continui a cercare il buono in lui, che sicuramente c’è, ma che non ti sta dimostrando e allora cosa lo cerchi a fare? Il bene va cercato? No, lo sai. Ti dà pure il carico da novanta, mettendoti nella scomoda situazione di voler sapere come sta. E non ti dai pace, perché gli vuoi bene. E già, mi sembra ovvio, tanto tu sei Penelope alla guerra, puoi anche aspettare che alla fine sia lui a scaricarti, con la solita scusa di tutti gli altri. Sei la persona migliore che mi sia mai capitata, ma non è questo il momento, sei troppa roba per me ora.

Dio, che stato. L’hanno detto davvero tutti. Hai un soprannome per ciascuno di loro. Più che un soprannome, un disturbo mentale. Lo schizoide, il depresso, il sadico, l’antisociale, il narcisistico, il dipendente. Ti mancava l’evitante. Hai quasi sfogliato l’intero catalogo delle patologie psichiatriche borderline. Poi pensi di procedere con i disturbi d’ansia, i somatoformi e i disturbi dell’alimentazione o magari facciamo anche che ti fermi qui? Così, io chiedo.

No ma aspetta, forse il problema è tuo. Perché, voglio dire, quel culo è lì, cazzo. Non è nello specchio perché qualcuno ti dice che hai un bel culo. E’ il tuo culo, sono le tue gambe. E sì, puoi essere orgoglioso del tuo accenno di addominale anche senza sentirti dire da qualcuno “Sei bellissimo.” Perché sei bellissimo. E sei una persona speciale, importante soprattutto per te stesso. Non per il primo ragazzo alto, sexy, maturo che si infila nel tuo letto, o nel tuo cuore. Se hai bisogno di questo, ti ami davvero?

Hai fatto tutto quello che hai potuto, per salvare la tua relazione. Perché hai sentito il futuro scorrere tra te e lui, vedevi lontano, così lontano che ora quei progetti e quei sogni ad occhi aperti ci tocca andare a riprenderli. E sei esausto, ammettilo. Si vede. Sei esausto di pensare, di sentire gli ingranaggi del tuo cervello girare veloci. E anche se non è da te, anche se sei naif e biondah e dissacrante, con le persone, i sentimenti e gli stati d’animo non sai scherzare. Specie coi tuoi. Hai bisogno di atti concreti, perché pensi che a volte le persone si debbano qualcosa proprio come esseri umani, perché è giusto dare un senso a quello che c’è stato, perché ha un significato. Hai rispettato te stesso, rispettando anche lui. Ha detto che appena avrà rimesso insieme i pezzi, si farà sentire. Sai che lo farà, sono sempre tornati tutti. Chi per noia, chi per curiosità, chi fidanzato, chi arrapato, chi con nostalgia. Ma nessuno ha mai saputo restare. Chi ha voglia di restare, resta. Chi ha voglia di qualcuno, lo vuole. Senza se, senza ma. E adesso sembra orribile e c’è una parte di te che si sente orribile per il fatto di pensare che no, non hai un ragazzo. Anche se gli vuoi bene, anche se vorresti abbracciarlo, anche se vorresti semplicemente andare avanti, dritto agli obiettivi che un pomeriggio per gioco vi siete dati. Perché è bello, perché è divertente, perché è attento e premuroso. Ma al netto delle cose, ha lasciato. E se quello che vede quando pensa a voi sono le discussioni, le difficoltà, il disagio di una relazione che non è pronto a vivere, allora lascia anche tu. Anche se avresti bisogno di dire Addio, e nonostante tutto è stato bello.

Tranquillo, hai sempre saputo lasciarli indietro, etichettarli e chiudere la porta dopo la loro uscita di scena. Tutti i ragazzi. E ogni volta pensavi di non poter sopravvivere, mentre già lo stavi facendo. Ripartendo da te, sempre migliore, sempre più forte, sempre più integro e coerente. Sei l’ultimo ad andarsene, è vero, ma il primo a non tornare. Per questo, ancora una volta, è giusto che ti fermi qui. Perché l’amore è solo piccoli dettagli, ma quel che conta è l’ultima fermata, se sei ancora in grado di stare in piedi e di tornartene a casa.

Perché anche se come dice il Liga, certe cose non passano, ti segnano, ti restano dentro, addosso, come l’odore del sesso, i suoi occhi, il volume delle tue bugie, la vita che non hai ascoltato e quella che hai sacrificato pensando che il tempo passato a impegnarti avrebbe dato i suoi frutti nell’amore, la realtà è che ha ragione Nicki: se non sai gestire tutto questo, mettiti al tuo posto, e guardami vincere.

@AndreDeLarge 
ph. mika #

 

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