#12 il nostro bimbo interiore

Una domenica a pranzo, mio nipote mi ha fatto notare che il il panino sulla tavola aveva la forma di un cuore. Un cuore un po’ rotto a dire il vero. Mia sorella ha esordito con un “eh a volte succede.. “. Io le ho risposto che, forse, non era il caso di infilarsi in questi discorsi. Ma Samu è un bimbo sveglio e soprattutto tanto curioso. I suoi occhioni verdi hanno rimbalzato da me a sua mamma finché ha chiesto: “Di cosa state parlando?”. Gli abbiamo detto che stavamo riflettendo sul fatto che, a volte, crescere può essere difficile. E lui, con l’ingenuità e integrità che solo a quattro anni si può avere, ha alzato le spalle con fare spavaldo e ha sorriso: “ma no, non è vero!”

Io gli auguro davvero che affronti la vita sempre a morsi, come fa ora..Chiede, studia le persone, prova a farcela da solo. Nel suo piccolo, vuole dimostrare di essere grande. Adesso, che è diventato fratello maggiore, poi, sta capendo cosa voglia dire prendersi cura di qualcuno che si ama in maniera incondizionata.

Ha le sue paure. Solo da poco, infatti, ha cominciato a temere il buio, perché sa che può nascondere qualcosa. E’ curiosa come cosa, a dire il vero.. Credevo che i bimbi cominciassero fin da piccoli a temerlo. Invece, ironia della sorte, è proprio crescendo che ha iniziato a mostrare questo timore. Non ha solo paura del buio. Ha anche paura di perdere le cose. Se non trova qualche pezzo di un suo gioco, cerca sempre un abbraccio. E io amo questo lato di lui. Ci tiene veramente tanto a tutto ciò che gli doni e non dà per scontato il fatto che tu gli stia regalando qualcosa. Imparerà col tempo a capire che, a volte, perdere qualcosa o qualcuno è possibile. In alcuni casi, addirittura necessario.

Con lui sto scoprendo che non posso lasciare nulla al caso. Samu è un bellissimo libro bianco e so bene, che le prime righe impresse nella sua memoria, dipenderanno dalla sua famiglia. Da me. E per quanto, nella vita, ciascuno possa riscrivere la sua storia, quelle primissime righe, hanno un peso fondamentale.

Stando con lui mi sono ritrovata a riflettere proprio sul rapporto genitore-figlio. Sempre più spesso, vedo in giro adulti spazientiti che trattano i propri bimbi come pacchi postali, facendoli crescere dai nonni o dalla babysitter di turno. Più di una volta, ho visto padri e madri, urlare in mezzo ai centri commerciali un :”non rompere i coglioni”. Ogni giorno, capisco come per la gran parte delle persone, mettere al mondo qualcuno non sia una promessa. In alcuni casi è disattenzione, in altri, solo una spunta da aggiungere alla lista di cose fatte. Se solo sapessero che quei bimbi diventeranno degli adulti irrisolti, forse ci penserebbero due volte..

Io non ho sempre avuto un bel rapporto con mia mamma. La mia roccia è il mio papà. Mamma è una persona che ha cercato di fare il meglio per la famiglia, ma ha trascurato a tal punto se stessa, da riversare le sue frustrazioni su di noi. Crescendo ho imparato a capirla. Anche se non è stato facile diventare grande, con qualcuno che mi ha fatto sentire sempre in difetto per ogni minimo passo falso. Una volta, ci ha etichettato dicendoci che vedeva mia sorella più mamma e me più donna in carriera. Proprio per questo, o forse, anche per questo, io e mia sorella siamo un team invincibile. Ci spalleggiamo su tutto. Io appoggio qualsiasi suo progetto, perché credo che sia una meravigliosa donna, oltre che una meravigliosa mamma e lei, incoraggia il mio prendermi cura dei miei due nanetti, avendo cieca fiducia delle mie azioni nei loro confronti. Cerchiamo di darci man forte per liberarci dallo zaino delle insicurezze, che ci è stato messo su. Ci rispettiamo per ciò che siamo e andiamo avanti insieme.

Ho questa fortuna, ma non penso che ce l’abbiano in tanti. Spesso vedo questi fantasmi dell’infanzia, nelle persone che più ho a cuore. E, soprattutto, nelle relazioni che vivono. Ieri una mia amica mi ha scritto dicendomi che il suo fidanzato era tornato a casa ubriaco. Ha rimesso l’anima per due ore, mentre si piegava in due per i crampi allo stomaco. Non è la prima volta. E non sarà l’ultima. Lui chiede scusa e lei ogni volta si avvilisce. Spera migliori. Si illude che possa cambiare.

La ragione per cui continua a rimanere, credo dipenda dal fatto che lei non abbia sufficiente sicurezza per andarsene. E, scavando nella sua famiglia,temo che possa essere dipeso un po’ da loro.

A volte, arrivo a sfiancarmi per far capire alle persone che ammiro, di provare ad avere sempre il meglio. Di non accontentarsi delle briciole. Di non restare, perché la medaglia al valore, non te la dà nessuno. Ci sono mancanze di rispetto (o, semplicemente, mancanze) che non possono essere accettate. Che ti ledono come persona. Che dovrebbero spingerti a mettere te stesso davanti a chiunque. E quando vedo che l’amor proprio non scatta, perché c’è un passato familiare così forte che ha segnato, mi sento frustrata. Perché Dio, sono persone stupende. Perché subiscono la vita involontariamente e non per una loro colpa. Perché per quanto voglia, io sono un minuscolo esserino in confronto a quei fantasmi. E quando vedo quei genitori che abbandonano i loro figli (qualunque età essi abbiano) o che li prendono a parole, vorrei castrarli.

L’altro giorno ho portato mio nipote al cinema a vedere Zootropolis.  A un certo punto del film la coniglietta poliziotto perde il microfono. In panico, mi ha guardato chiedendomi se lo avrebbe ritrovato. La risposta non la sapevo ovviamente, ma io gli ho detto di sì, dato che so quanto gli faccia paura che le persone perdano qualcosa.

Quando lui mi dice che da grande vuole diventare un cavaliere, io gli dico che potrà esserlo. Se lui crede di potercela fare da solo, io lo guardo e aspetto. Probabilmente ci metterà dieci minuti in più a fare una cosa senza ricevere una mano, ma avrà la consapevolezza di riuscirci. Ci penserà già la vita a fargli sbattere la testa contro il muro. Non voglio prenderlo a schiaffi preventivamente.

So che non gli andrà sempre bene. Non mi interessa che viva una vita da sogno, ma mi interessa che abbia gli strumenti per continuare a crederci. Perché quando guardo un adulto irrisolto, vedo tutto il bello al quale sta rinunciando, per paura di non essere in grado di gestire una situazione o per paura di non meritarsela. E vedo tutto il peggio che riesce ad incassare, credendo non ci siano soluzioni.

Non voglio vedere i miei occhioni verdi preferiti, perdere quella vitalità. Di gente che sopravvive ce n’è troppa.

@Gue262

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2 commenti Aggiungi il tuo

  1. Giara ha detto:

    “Di non restare, perché la medaglia al valore, non te la dà nessuno. Ci sono mancanze di rispetto (o, semplicemente, mancanze) che non possono essere accettate. Che ti ledono come persona. Che dovrebbero spingerti a mettere te stesso davanti a chiunque.”

    “Perché quando guardo un adulto irrisolto, vedo tutto il bello al quale sta rinunciando, per paura di non essere in grado di gestire una situazione o per paura di non meritarsela. E vedo tutto il peggio che riesce ad incassare, credendo non ci siano soluzioni.”

    Mi sono copiata queste frasi perché le trovo verissime. Bellissimi articolo!!!

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    1. typingwen ha detto:

      grazie mille! 🙂 🙂

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