Un bravo ragazzo

Ancora una volta mi ritrovo a scrivere con urgenza un articolo che avrei volentieri fatto a meno di comporre. E invece lo scrivo, un po’ per la necessità di spiegarmi, un po’ perché ho bisogno di leggere i miei pensieri, ma soprattutto perché ho bisogno di condividerli.

Vi è mai capitato di sentirvi dire “Sei proprio un bravo ragazzo/una brava ragazza” e di avere odiato il suono che queste parole, messe in fila, producono? Solo io noto (quasi) sempre una sottile, impercettibile vena di ironia, di disprezzo? Eh, ma tu sei un bravo ragazzo. Ergo sei un ingenuo fesso a pedali facile da gestire, semplice da godere e comodo da riporre al suo posto, da rimettere via. Tu sì che sei un bravo ragazzo!  Troppo perbenista e moralista, troppo bacchettone, quasi noioso. E’ che tu sei troppo bravo ragazzo. Quindi, in sostanza, ci arrivo dopo alle cose, o non ci arrivo proprio, fammi un po’ capire.

Bravo ragazzo. Ormai mi sembra un’espressione utilizzata in maniera insultante, alla stregua di gay, handicappato. Quand’è che essere un bravo ragazzo è diventato un difetto invalidante? Quando, nel corso della storia esattamente, essere un bravo ragazzo è diventato uno svantaggio? Ma soprattutto, che cosa intendete per bravo ragazzo?

Decido di fare un giro sull’internet, per farmi un’idea di cosa effettivamente con la lingua italiana si intenda dire quando apostrofiamo qualcuno come bravo ragazzo. Lasciando perdere la pedagogia spiccia, che anche in questo caso tirerebbe in ballo il complesso di Edipo (ora ditemi dov’è che la psicologia non ci metta un po’ di Edipo), e tralasciando anche l’arte della consulenza filosofica (che di che cazzo si tratti ancora non ho ben chiaro, ma a quanto pare ci sono persone che vivono attraverso i dettami di un life coach), questo è quello che trovo: bravo ragazzo = una persona di sesso maschile che ha modi piacevoli e amichevoli; un maschio adulto inoffensivo che preferisce una compagnia romantica, ma che è troppo blando e poco interessante per poter risultare attraente; è un uomo che si lascia facilmente mettere i piedi in testa dagli altri, poco deciso nel suo agire, molto portato a delegare le scelte a terzi; un maschio dolce, sensibile, premuroso.

Ed è subito Everwood. Mi sembra la descrizione del tipico maschietto un po’ sfigato che si innamora della sua migliore amica, la quale piuttosto che farsi lui continua a limonare con l’incavo del suo gomito. Che magari ha anche un buono standing e generalmente mutande molto gonfie, ma che ti chiederebbe “Posso toccarti la tetta?” mentre siete insieme, in un letto, nudi, a pomiciare. Ok, forse la questione di Edipo in effetti un po’ c’entra, ma non è questo il punto. Non penso sia sempre colpa delle madri castranti, dello scarso fallo-centrismo di cui sono capaci certi uomini o di un padre defunto. Anche perché queste sono le cause dell’omosessualità, giusto?

Provocazioni a parte, torniamo a noi, e a quel bravo ragazzo. Quello che riceve l’occhiata sarcastica di chi lo ritiene un po’ anacronistico. Un po’ Mr. Darcy, un po’ Viktor Frenkenstein, ma nella versione Penny Dreadful. Quello carino, intelligente, sveglio, e comunque un po’ impacciato e goffo. Un’etichetta che spesso mi sento attribuita, come ogni volta che mi dicono che sono proprio biondah – con l’acca, mi raccomando, per enfatizzare la connotazione gaya della definizione. Come ogni volta che mi accaloro per sostenere un’argomentazione in cui credo, e mi imbatto nel muro di chi, avvalendosi di un diritto che non ha, ride delle mie idee. E di me. Forte della convinzione – peggio, della consapevolezza – che tanto io sono forte e reggo, che non so cos’è il rancore. Dimmi pure che dico stronzate, che non rifletto. Spara sentenze, affossando le mie idee senza considerare anche solo per un secondo che, in quelle idee, c’è una parte di chi sono io. E chisseneimporta se ci resto male, mi passerà, no? Che mica uno se la può prendere per queste sciocchezze! Sì, in realtà ci resto male. A parti invertite, non mi permetterei mai di tagliare corto con te, dicendoti che non sai quel che dici. La risposta: E’ perché sei il tipico bravo ragazzo che si fa scrupoli. Non hai ancora capito bene come girano le cose, ovviamente, non tarda ad arrivare.

Mi monta una rabbia di quelle che se la giri a testa in giù non si stacca dalla planetaria, come la panna montata quando è pronta per essere incorporata. Solo che a me la rabbia mi scorpora, nel senso che mi fa cadere i maroni per terra. Perché è questo quello che mi fa arrabbiare: la mancanza di rispetto di chi mi liquida con superficialità e qualunquismo.

Non mi ritengo un bravo ragazzo. Non nell’accezione comunque dell’espressione. Oddio sì, sono un adulto di sesso maschile di buone maniere e abitudini salutari, ma non mi faccio mettere facilmente i piedi in testa. Anzi. Ho un orgoglio smisurato, Dio solo sa quanto è difficile farmi cambiare idea, farmi accettare qualcosa che proprio non mi va giù, a volte anche solo farmi predisporre all’ascolto. Però una cosa è vera. Ho buon senso. Questo significa essere un bravo ragazzo sfigato?

A me sembra piuttosto che stia venendo a mancare il buon senso, negli altri. Mi guardo in giro e più che leoni, stronzi e innamorati di se stessi mi sembra di incontrare le facce di cera di persone prive di ragionevolezza. Genti senza alcun senso etico, senza alcuna componente morale. E in questo caso sì, mi rifaccio al senso più profondamente filosofico dei termini. Quello che vede nell’etica l’insieme delle norme che ciascun individuo dovrebbe rispettare nella propria vita quotidiana per perseguire i valori giusti; nella morale le relazioni che intercorrono tra queste norme e la comunità.

Penso ai numerosi colloqui che si sono conclusi con un “Le faremo sapere in ogni caso”, e poi evaporati nel nulla. Io ti ringrazio per la possibilità che mi stai dando di mettermi in gioco, di farmi conoscere. L’occasione di pavoneggiarmi per ottenere un posto di lavoro. Ma non dimenticare mai che ti sto dedicando parte del mio tempo libero. Tempo che nessuno mi restituirà, che nessuno mi pagherà. Non mi stai facendo un favore, grandissima testa di ciolla. Stai semplicemente esercitando la facoltà di selezionare quello che per te, tra tanti, è il migliore. E’ la legge del più forte, l’accetto e mi piace. Ma il costo del mio tempo sta in tutte quelle cose che avrei potuto fare e che non ho fatto, per stare chiuso un’ora in una stanza con uno sconosciuto che mi pone domande più o meno sensate senza – il più delle volte – nemmeno offrirmi un caffè.

Penso alle conversazioni che ho con alcuni amici, che ho avuto con alcuni dei ragazzi che ho frequentato, a come spesso ci troviamo in totale disaccordo su alcuni temi. E a molti di loro non sembra importare molto. Mentre a me interessa, mi appassiona moltissimo conoscere i loro punti di vista su determinate tematiche. E non solo per scoprire di più su di loro, ma anche per riconoscere i rapporti che possono offrirmi confronti sinceri e leali, farmi crescere, da quelli che siamo al bar e si parla di attualità un po’ all’Alfonso Signorini. Impari a prendere le misure delle relazioni, a stabilire a chi puoi rivolgerti quando hai bisogno di ragionare sui massimi sistemi della vita. Sì, perché serve anche quello, servono anche l’Universo, la Filosofia spiccia e il flusso di coscienza. E mi spaventa rendermi conto di quanto molti vivano per sentito dire, di quanto poco tempo spendano a costruirsi delle opinioni, che poi sono gli strumenti con cui ci affermiamo nel mondo. Il ragionamento di buon senso, e non spizzichi e bocconi riportati da qualche editoriale di cui si è letto solo il titolo.

Penso a quando mi dicono che mi preoccupo per nulla, che la mia dedizione alla conversazione e alla comunicazione siano armi a doppio taglio, perché sembro l’inquisizione, o un investigatore. Di quando mi danno del paranoico, perché noto dettagli che la maggior parte delle persone non vedrebbe mai. Riderò quando mi daranno dell’invadente, anche se effettivamente di recente qualcuno mi ha pure chiesto di rispettare i suoi spazi personali, per aver posto due domande meno comode del normale. Ma anche in questo caso, a me sembra di agire con buon senso, anzi ne sono convinto! Se stai male, ti chiederò come è andata la tua giornata. Se sei di cattivo umore, proverò a chiederti se vuoi parlarne. Se hai un impegno importante, avrai il mio in bocca al lupo. Questo non fa di me una persona romantica, sensibile e dolce. Fa di me una persona di buon senso, perché se tengo ai rapporti, li coltivo. Me ne prendo cura. E se voglio portare rispetto alle persone, le tratto per come vorrei che trattassero me. Scriverò una email nella quale spiegherò le ragioni che mi hanno portato a scegliere un candidato, piuttosto che un altro. Perché è con le vite di altre persone che mi sto rapportando, non con un curriculum vitae.

Perché essere disattenti, meschini, ingiusti? Perché non usare cautela nel trattare gli altri? Più o meno conosciuti che siano. A volte mi sento su un altro pianeta, per il semplice fatto di credere che fare lo stronzo con gli altri sia un’inutile perdita di tempo. Specialmente con gli sconosciuti. La vita è già una tale noia, perché sprecare le giornate a inacidirsi il sangue? Se solo tutti facessimo un po’ più nostre quelle norme etiche, avremmo persone più felici, oltre che civili. Una comunità moralmente più serena. Fatta di bravi ragazzi, sì, di brave ragazze anche. E allora?

@AndreDeLarge
ph:
Chatougna

 

 

 

 

 

 

 

 

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4 commenti Aggiungi il tuo

  1. SognidiRnR ha detto:

    Bravo ragazzo ormai ha un’accezione negativa perché viviamo in una società in cui nessuno bada agli altri,nessuno si preoccupa di avere accortezze di nessun tipo e magari senza aspettarsi un tornaconto; la tranquillità viene vista come qualcosa di tremendamente noioso, la pacatezza anche. Se poi ci metti che magari “bravo ragazzo” lo dicono per intendere che “sì,tu sei con la testa sulle spalle,capisci,pensi,hai delle opinioni tue ma in realtà non interessano a nessuno” allora ecco che queste due parole hanno un significato negativo,sono quasi un’offesa silenziosa. Lo stesso al femminile,ovvio.
    Se fossimo tutti curiosi,tutti più attenti,tutti con idee precise e con l’amore per lo scambio di opinioni, per la conversazione,ed esagerando direi anche per la vita, beh il mondo sarebbe sicuramente più vivibile. Però è come dici tu “vivono per sentito dire” e questo fa dei bravi ragazzi persone noiose e apparentemente fastidiose,almeno ai loro occhi.

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    1. andredelarge ha detto:

      A me spaventa la carenza di umanità…

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  2. gsb83 ha detto:

    Mi definiscono un bravo ragazzo… e penso di esserlo. Mi rispecchio nel tuo articolo e capisco benissimo la tua rabbia. La soluzione? Essere un bravo ragazzo solo con chi se lo merita. Un bel vaffa***** a tutti gli altri! 🙂 Tano, come dice il proverbio, a far del bene agli asini si ricevono solo calci!
    Impossibile non restarci male, lo so, ma ti assicuro che col tempo la nostra pelle diventa più dura!

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    1. andredelarge ha detto:

      Credimi! É un percorso che pensò di aver cominciato tempo fa! Ma continua a stupirmi la diffusa difficoltà a farsi carico degli altri in quanto esseri umani! Questa superficialità latente per cui vale se ti tratto di merda perché sei caratterialmente meno predisposto alle reazioni a caldo, o perché sei, nella situazione, la parte debole, quello che non ha in mano il manico del coltello…

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