Un vecchio carrozzone, che sa di casa

Dopo avere francamente bidonato qualsiasi proposta di uscita serale avanzata da amici, parenti, ex collehgi (ero pronto a dire Non posso anche al postino, perché davvero mancava solo lui) ed essere riuscito persino ad evitare con una mossa alla Matrix la cena romantica, ieri sera alle 20.30 ero già pronto bello comodo sul divano per la prima serata di Sanremo 2016.

Lo so quello che state pensando. E’ anacronistico, è un vecchio carrozzone, è sempre la solita cosa, trita e ritrita. Anzi, ormai è anche peggio: è la finalissima tra i finalisti dei diversi Talent Show che la televisione trash italiana ci ha abituati a godere sommessamente. Con l’unica differenza che, almeno qui, nessuno cucina. Almeno per ora. Ma diciamocelo. Se non guardi Sanremo, il giorno dopo, di cosa parli con le persone? E poi lo ammetto, a me piace. Piace assai.

No, non intendo deliziarvi per ciascuna delle cinque serate del Festivàl (quanto adoro questa pronuncia retrò, ormai relegata al TG1 60 secondi della notte), anche se lo so che morireste dalla voglia. E non voglio nemmeno ingarbugliarmi dentro a ingiustificati e ingiustificabili tentativi di giustificare costi così elevati, tempi televisivi così dilatati e conduttori più o meno imbranati emozionati. Convincervi? Nemmeno, non guardatelo se vi pare, seguite pure la controprogrammazione Mediaset, Sky, HBO, Al-Jazeera, oppure passate le ore a spendere i vostri soldi in attesa a una linea erotica.

Ma io, a Sanremo, associo bei ricordi. E non solo per le canzoni, che irrimediabilmente hanno marcato un segno nel corso degli ascolti successivi al Festival stesso. E’ che per me Sanremo ha proprio il sapore di casa.

Sì perchè per me Sanremo significa sedersi tutti insieme sul divano, commentare la serata con i miei genitori spezzando le chiacchiere al cioccolato direttamente dal vassoio della pasticceria, bevendo Passito di Pantelleria e – in un inverno normale – accendendo il camino per respirare l’aroma speziato della legna che brucia. Significa organizzare una cena in famiglia il sabato della finale, con zii e cugini, come fosse l’ultima partita di Campionato, per godercela insieme. Significa commentare gli outfit dei protagonisti con mamma, e sgridare papà perché trova sempre il momento meno opportuno per esprimere un’opinione, in genere proprio nel bel mezzo di un’esibizione. Specie quando sa che la sto attendendo.

Sì, perché io vivo alcune uscite sul palco con vera attesa. Ci sono Noemi e Arisa quest’anno, due artiste che io apprezzo moltissimo, due cantanti che parlano naturalmente di amore, ma che non portano mai brani banali o svenevoli a Sanremo. E le attendo perché, nonostante l’internet, nonostante Apple Music e Spotify, e per quanto possa essere difficile crederlo, ancora oggi Sanremo è una grande vetrina per la musica italiana. Nemmeno un video di Adele su Vevo, credo, riesce a catallizare contemporaneamente 11 milioni di contatti unici. Questi sono stati gli ascolti medi per la prima serata della kermesse. E io ci tengo che facciano bene, che si presentino bene, che non vengano fraintese. Perché tengo alla loro musica, perché ha fatto del bene a me.

C’è la storia del Nostro Paese, dentro a quel vecchio carrozzone lì. Una tradizione che vibra di progresso non solo nell’evoluzione della composizione musicale, o nel taglio dei testi. Ma nella scenografia, nella tecnologia impiegata dalla regia, nelle scelte di luce. Nella moda, nella selezione degli ospiti. Sanremo è la cartina torna sole di dove l’Italia sia effettivamente arrivata, e anche di dove si sia arenata. I testi delle canzoni in gara raccontano un po’ dei nostri umori, delle nostre speranze. Saltimbanco e comici strizzano l’occhio alle tematiche sociali più scottanti. Gli ospiti internazionali si fanno carico – più o meno involontariamente – di messaggi pregni di significati, che ci proiettano automaticamente a un futuro che ancora non ci appartiene ma a cui noi già sentiamo di appartenere. E la maggior parte di noi sta vivendo quell’esperienza insieme.

Penso a Virginia Raffaele, spalla comica del conduttore Carlo Conti, e alla capacità con cui, nonostante le museruole imposte da Consiglio di Amministrazione Rai, ha saputo accendere un cono di luce sul dibattito delle Unioni Civili. Con una battuta ha semplicemente espresso un concetto di giustizia e buon senso. Penso a Laura Pausini, che ha presentato la sua Simili, chiudendo l’esibizione con un payoff da knock out: se siamo simili, significa che siamo tutti uguali, anche nelle nostre differenze. Significa che dobbiamo proteggerci. E, ovviamente, penso a Elton John, e al modo elegante e raffinato in cui ha giocato a incularella con tutto l’ambiente di estrazione democristiana italiano, semplicemente affermando che nella sua vita non avrebbe mai pensato di diventare padre, questo ha arricchito la sua prospettiva, ha cambiato il suo pensiero sull’amore.

Ed è solo il caso di quest’anno, al quale devo necessariamente affiancare il brano Blu, presentato da Irene Fornaciari, che con violenta delicatezza ci sbatte in faccia quanto l’uomo sia capace di poca umanità e empatia nei confronti di quei barconi che vengono ad invadere le nostre città e a rubare i nostri lavori. Non vincerai, Irene, e va bene così.

Mi piace quando un momento televisivo, una canzone, uno sketch comico può diventare stimolo per una conversazione, per un confronto. Mi piace condividerlo con i miei genitori. Parlarne con loro. Mi piace leggere sui loro volti l’emozione che una canzone gli trasmette, e scoprire così che mia madre si sente vicina a un modo di essere e di percepire che io non avevo mai considerato. E adesso, con Twitter, commentare è ancora più divertente. Vi basta usare l’hashtag ufficiale #Sanremo2016 per partecipare a una conversazione divertente e scambiare pareri con il popolo del web sul look e i brani portati in gara!

Inoltre mi piace la musica italiana. Sdoganiamo questo pregiudizio che i ragazzi giovani ascoltano solo David Guetta, Avicii e Nicki Minaj. A me la musica italiana piace, e molto. Mi piace essere aggiornato sugli ultimi brani in uscita, sulle carriere dei cantanti che apprezzo di più. Mi piace anche ritrovare qualche pezzo di antiquariato sul palcoscenico, scoprire come ancora abbia da comunicare e quanto gli altri, invece, ancora possano imparare da lui. Aspetto Patty Pravo, questa sera, perché anche se si è bruciata le sinapsi e anche se non si capisce molto di ciò che dice, ha un magnetismo di piombo, duro e incantevole.

Mi piace l’omaggio che Sanremo compie, in maniera spesso tautologica e autoreferenziale, al se stesso del passato. Perché, come dicevo, ad alcune di quelle canzoni restano ancorati ricordi, emozioni, come colla sulle dita. E riascoltarle è nostalgia che sorride, sempre. Come ieri, quando prima di aprire il 66° festival di Sanremo, mamma Rai ci ha ricordato i precedenti 65 vincitori. Sono bastati sette minuti per ricostruire una storia tutta italiana. Da Nilla Pizzi ad Arisa, da Claudio Villa a Marco Mengoni, da Anna Oxa ad Alexia. Vi allego il link, godetevelo tutto: I 65 vincitori del Festival di Sanremo . I miei genitori hanno saputo richiamare un momento della loro vita per ciascuna di queste canzoni. Potevo perdermi l’occasione di sapere di più su quella che, di fatto, è anche la mia storia?

E poi lo ammetto, mi emoziona sempre constatare come ci siano aspetti della cultura di un popolo che riescano a tramandarsi così spontaneamente di generazione in generazione. Non ho mai studiato quelle canzoni, i loro testi o significati. Ma le conosco praticamente tutte e mi sembra di conoscerle da sempre. E alcune sono diventate, negli anni, anche mie canzoni. Ricordo i picnic all’idroscalo di quando ero bambino e a mio nonno che dopo qualche bicchiere di vino cantava Nel blu dipinto di blu di Domenico Modugno (vince nel 1958). E non posso dimenticare Se piangi, se ridi di Bobby Solo (vince nel 1965) e Non pensare a me e Zingara di Iva Zanicchi (vincono nel 1967 e nel 1969), perché hanno definito i miei gusti musicali sin dal primo ascolto. Riconosco in Perdere l’amore di Massimo Ranieri (vince nel 1988) una forma diversa di musica-teatro che segnerà l’intensità di tutte le esibizioni successive, anche delle nuove leve. E che nel 2008 si conferma più che mai con la vittoria di Lola Ponce e Giò Di Tonno e la loro Colpo di fulmine. E in Ti lascerò di Anna Oxa e Fausto Leali (vince nel 1989) la prima poesia che mi ha fatto capire davvero l’amore. L’anno della mia nascita suonava Se stiamo insieme di Riccardo Cocciante (vince nel 1991), sarà per questo che amo qualsiasi cosa abbia prodotto e cantato. E Vorrei incontrarti fra cent’anni, di Ron e Tosca (vince nel 1996) è il motivetto che più spesso mi torna in mente, diciamo il brusio di sottofondo della mia vita. L’inizio del duemila si apre con le vittorie di Elisa con Luce e Alexia che cantava Per dire di no (vincono nel 2011 e nel 2003), canzoni che in qualche modo credo canterò per tutta la mia vita.

La mie canzoni di Sanremo, però, non sono state vincitrici. La prima è A mano a mano di Rino Gaetano, che partecipa nel 1978, e che recentemente è stata scelta come colonna sonora del film Allacciate le cinture di Ferzan Ozpetek, regista che adoro. La amo molto, per l’ossimorica serenità che un testo così nostalgico riesce ad espriemre. La seconda è Ciao amore ciao, portata al successo da Luigi Tenco e Dalidà. Oltre che ai drammatici eventi di quel Sanremo del ’67, trovo il brano profondamente moderno. Mi ci riconosco molto.
E voi? Quali ricordi avete legati a Sanremo e qual è la vostra canzone?

@AndreDeLarge

 

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6 commenti Aggiungi il tuo

  1. chiarachiarissima ha detto:

    Finalmente qualcuno che guarda il Festival e non si vergogna a dirlo! Anch’io questa settimana sono impegnata con la sua visione e non ci sono per nessuno! Anche a me “Ti lascerò” è rimasta nel cuore. Beh, vado a preparare la cena che fra un’oretta inizia lo show!

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    1. andredelarge ha detto:

      Twittami che lo si commenta insieme 😜😜😜

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      1. chiarachiarissima ha detto:

        Uffi!Non sono su twitter.Avrei commentato volentieri.:'(

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      2. andredelarge ha detto:

        Peccatissimo!

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      3. chiarachiarissima ha detto:

        😟 In compenso ho commentato la serata su whatsapp😃

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      4. andredelarge ha detto:

        AHAHAHA è anche su Facebook io!

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