Regali

Torno a scrivere oggi dopo quasi un mese. L’inizio di questo 2016 mi è passato addosso come un uragano. E ho tanto desiderato condividere con voi ogni singolo sapore, ogni odore, ogni suono, ma ho infine scelto di prendermi il mio tempo, di assaporare e ascoltare bene, di dedicarmi a me e a quello che di nuovo si è affacciato sulla mia vita – o forse, a quel nuovo a cui mi sono affacciato io.

Non è facile, al momento, mettere davvero in ordine tutti i tasselli, riuscire a trovare una chiave di lettura univoca per raccontarvi tutto quello che di buono  mi è successo nel giro di un mese. E non voglio nemmeno risultare odioso (perché il rischio è anche quello). Ma la realtà è che è proprio questo che sto cercando di imparare: non insistere nel cercare quel pezzetto del puzzle, perché i pezzetti nella scatola ci sono tutti, e alla fine lo troverai. Gli inglesi hanno questa espressione – Dio, hanno una parola esatta per ogni cosa quelli…: I’m overthinking, sto pensando oltre, troppo, al di là di ciò che sarebbe utile, di ciò che è possibile e di ci che è reale. L’ho sempre fatto, ho sempre overthinkato troppo, su ogni cosa. Ma quando ho deciso di assumere la filosofia del Tabula Rasa (ne avevo parlato qui) come state of mind, evidentemente ero più convinto di quanto io stesso non credessi. Così l’ho fatto. Ho raso al suolo i castelli di carte per tornare a coltivare le fondamenta, i capisaldi. Ed è stato un trampolino verso un sacco di cose belle e nuove. Ho smesso di pensare troppo o troppo oltre e ho cominciato a fare spazio al nuovo, a liberarmi della zavorra, delle mie ridicole convinzioni, dei pregiudizi che senza neanche accorgermi avevo attribuito ad alcune persone, e ho ripreso a lavorare sui miei reali desideri, sulle mie sincere volontà, sulla selezione degli amici di cui mi voglio circondare e sulle mie capacità. Ho pensato a me stesso come alla mia migliore risorsa. È stato facile, poi, trovare le giuste domande a cui dare risposta.

Ho riflettuto a lungo su come avrei potuto raccontarvi tutto questo (un intenso mese di vita e le emozioni che ha provocato in me) concentrandolo in un unico post. Ma ci tenevo, perché non voglio overthinkare un’altra volta, non voglio dedicare troppo tempo a ciò che ha ancora bisogno di crescere e assestarsi prima di detonare! Così ho cercato una prospettiva, un punto di osservazione univoco e alla fine ho trovato una parola, un sostantivo maschile plurale: Regali. E forse non è un caso che proprio tutto questo mi è successo sotto Natale, che è il mio periodo dell’anno preferito.
Sì, regali. Diversi per natura, provenienza, origine. Regali fisici, che ho scartato con eccitazione perché si sono rivelati la chiara dimostrazione di come alcune persone nella mia vita mi conoscano davvero profondamente; ma anche regali del cuore, più inaspettati, ma ugualmente violenti nel sorprendermi.

Gli amici. Nuovi amici, vecchi amici, ma soprattutto amici ritrovati. Ho avuto lo straordinario privilegio di festeggiare l’arrivo del Nuovo Anno a Marsa Alam, con alcuni amici ormai storici, e che forse proprio per questo cominciavo a guardare attraverso un vetro satinato. Mi mancavano, mi manca stare con loro, mi mancava la qualità del nostro stare insieme, le risate, il condividere. E’ stato senza dubbio il Capodanno più divertente e della mia vita. E ho capito perché siamo noi, poi, i pochi superstiti della vecchia brigata di Quelli del Bar Frigerio. A loro va un grazie, per avermi fatto iniziare il 2016 col sorriso.

La famiglia e il grande potere del Natale. Ancora una volta tutta la mia famiglia – e credetemi, siamo tantissimi – è riuscita a riunirsi in armonia, sotto lo stesso tetto, al completo, semplicemente per stare insieme. La bellezza di scoprire come così tante persone riescano ancora dopo anni e qualche scornata ad essere gli organi perfetti di un unico corpo è stata una visione elettrizzante. Ho pensato ai miei nonni, a quanto dovessero essere orgogliosi, allo splendido lavoro che hanno fatto nel crescere una famiglia così unita. Mi è sembrato di averli lì, un’altra volta e per sempre. Ho a lungo avuto paura che senza di loro a fare da redine alla famiglia (e la metafora regge, poichè siamo fondamentalmente una tribù di cavalli pazzi, un circo itinerante che trova in se stesso il punto di cardine) non sarebbe più stato possibile realizzare qualcosa del genere. Ho pianto mentre guardavo la tavolata infinita, le persone ridere e parlare tra di loro, mia sorella, i miei nipoti, mio padre a capotavola, perché adesso è lui il capofamiglia. E, mi dispiace ammetterlo, non sono stato io il primo a capirlo. Sono stati i miei zii e i miei cugini a intuirlo prima di me. È lui il motore, il cuore di questo corpo. Ed è anche l’olio che non fa cigolare le porte quando, come è ovvio che accada, qualcuno di noi alza troppo la cresta. Sono orgoglioso di lui, penso sia l’unico che davvero possa ricoprire quel ruolo. Ho visto mia madre felice di casa sua, e di come le persone si sentono quando entrano dalla porta, a casa loro. Ho visto il potere della condivisione. E quaranta persone riuscire a stare insieme fino alle quattro del mattino, e la voglia di continuare ancora.

Me stesso e la mia (finalmente) ritrovata forza di spaccarmi la schiena e rimettermi in gioco per ottenere quello che voglio. Ho comprato un vestito, un paio di scarpe nuove, un biglietto aereo e ho affittato una stanza. Sono partito per Roma, nel giro di quarantotto ore, per fare quello che ad oggi è stato il più importante colloquio di lavoro della mia vita. Un lavoro che comporta un gigantesco cambiamento, uno sconvolgimento reale della mia esistenza per come l’ho conosciuta fino ad oggi. Ma non ci ho pensato due volte. Non capita tutti i giorni di ricevere una e-mail da Emirates Group. Regalarmi questa occasione, prendere e partire da solo per provarci, è stata una vera scossa elettrica lungo la spina dorsale. E’ stata una delle esperienze più belle della mia vita e avrò modo di spiegarvi tutto nei prossimi giorni. Per adesso le selezioni sono andate meglio di quanto sperassi, ma non sono entrato al primo turno. Mi auguro un in bocca al lupo per il secondo turno di febbraio. So che posso farcela. Perché voglio. 

Lui. Come dicevo prima ho fatto spazio, ho messo via un pò di cose, di persone, persone sbagliate, che occupavano posti che non meritavano. E lui si è incuneato, si è infilato in quella piccola fessura. Non so nemmeno come ha fatto, perché non credo di averglielo davvero permesso. L’ha fatto e basta. Ed è davvero troppo presto per provare a chiamarlo, a etichettarlo, a dargli una definizione. Ma mi ha già fatto capire che differenza c’è tra qualcuno che ti dice che ti vuole e qualcuno che ti vuole. E mi sta facendo bene, come nessuno da un pò di tempo, come nessuno da troppo tempo.

A quanto pare questo 2016 è iniziato piuttosto bene, e non so se esserne felice a pieno o preoccupato, perché manca ancora così tanto alla fine dell’anno e mi sembra di aver già consumato fin troppa fortuna e fin troppi sorrisi. Ma è incredibile questa sensazione di spazio da ricostruire, da imbiancare, da riarredare che ho. Sembra tutto così energico, propulsivo. Sembra tutto cosi da fare, da inventare. E non vedo l’ora di sporcarmi le mani!

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...