#6 La meraviglia dei capelli color argento

Ho sempre vissuto in una cittadina nella provincia di Milano, un po’ nel verde, ma non fuori dal mondo. E’ uno di quei luoghi in cui i negozianti storici ti hanno vista crescere e conoscono tutta la tua famiglia, dandoti quel calore che solo la sicurezza e il sapore di casa sanno trasmetterti.

Tra tutte le persone che mi circondano, c’è Giuseppina, la mia vicina. Ha più di ottant’anni e nel corso del tempo, si è sempre ritagliata due minuti per sapere come stessi.

Di recente, l’ho rivista mentre era seduta sulla terrazza a guardarsi attorno. A volte, anche la televisione è troppo noiosa per lei. Ha voluto che le ricordassi quanti anni avessi e mi ha chiesto quando pensassi di sposarmi.

“Sposarmi? No no son troppo giovane. E poi bisogna prima trovare la persona giusta.”
“Eh sì non è facile. Ma non ti preoccupare stella, son sicura che arriva il principe azzurro. Sta solo sellando il cavallo.”

Non potevo che sorridere di fronte a una frase simile, soprattutto per la positività e la leggerezza con cui l’ha detta.

Non mi capita così spesso di confrontarmi con le persone anziane. Ma quando succede, ne esco sempre ringiovanita. Sì, ringiovanita da una conversazione con una persona che, di anni, ne ha il quadruplo. Anche mia nonna era così. Viveva in un appartamento al quarto piano senza ascensore e dopo aver perso una gamba a causa del diabete, era imprigionata in casa sua. Non l’ho mai sentita lamentarsi. Se le chiedevano come andasse lei rispondeva, Beh, in gamba facendomi l’occhiolino, per capire se avessi colto la battuta. Per colpa della malattia, inoltre, doveva tenere d’occhio il peso. Una delle prime volte in cui si è dovuta confrontare con la nemica bilancia, era convinta di essere dimagrita, poi con tranquillità ha affermato Ah no, è che non ho più una gamba.

Son persone che dalla vita hanno ricevuto calci, ma che si son girate e li hanno dati a loro volta. Hanno gli occhi vivi, il sorriso pronto e una speranza galoppante. Non smettono mai di essere curiose e di festeggiarti, se hai raggiunto un traguardo importante. Loro vivono davvero.

Ogni tanto, mi capita di pensare che tanti miei coetanei abbiano smesso di farlo. Ne vedo molti nascondersi dietro la barriera della comodità, della leggerezza e anche del cinismo, per giustificare la rinuncia ai propri sogni e la paura a mettersi in gioco nei rapporti (di qualsiasi tipo). Vedo l’assenza di quella fame di fare, di progettare, di conoscere. E io non so come comportarmi. Io, che anche se mi dici che vuoi ridipingere casa, ti faccio almeno dieci domande.

Un esempio mi è capitato proprio di recente. Stavo salutando un mio amico, nonché ex collega del cinema, dopo aver dato le dimissioni. Mi sono licenziata da un contratto a tempo determinato per uno stage nel mio settore. Alla fine dell’ultimo giorno di lavoro mi ha detto: Pensa se ti licenzi e salta tutto dall’altra parte. Perché? Perché dovrebbe saltare tutto? Perché deve per forza andare male? Perché devo prepararmi al peggio? Ma soprattutto, un abbraccio e un In bocca al lupo era chiedere troppo?

Forse mi schianterò. Ma quando ho paura di schiantarmi penso a Giuseppina, che ha perso l’amore della sua vita troppo presto e a mia nonna, che non si è fatta abbattere nemmeno dalla prigionia forzata. Penso ai loro capelli grigi e al loro sguardo vispo, augurandomi di arrivare al quell’età esattamente così.

@Gue262
ph. Erik Eckel

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