Lettera aperta a te

Tra me e te è tutto a posto. Dormi tranquillo. Ti voglio bene.

L’ennesima discussione col canadese, terminata con lui che mi tranquilliza e dice che mi vuole bene, che si scusa se è assente o distratto, se mi delude o ferisce. Ma è confuso, ha la testa altrove. Non è certo di cosa vuole. Io, comunque, tranquillo eh, che tra noi non è cambiato nulla. Solo, lui è meno reattivo, meno stimolato, è stanco. Lo stronzo.

Questa mattina mi sono svegliato e – ma guarda quanto può essere bastardo il cazzo di caso – ho fatto qualcosa che non faccio mai: ho scrollato la sezione notizie di facebook. Era presto, e non sapevo come perdere quei cinque minuti diolamadonna. Un suo amico l’ha taggato in uno stato, leggo (testuale eh, per il malfidenti): Sei sempre nei miei pensieri! #BuondiSuoNome, e una serie infinita di emoticons cuore. Strano. Sarà solo un caso che sia lo stesso amico con cui è rimasto fino a notte fonda, pochi giorni fa? Lo stesso con cui era stato nella city, downtown, in centro insomma, dove proprio non voleva andarci (con me)? La risposta, ovvia, è arrivata immediata.

Così, dopo aver scartavetrato le palle a G. alle otto del mattino, urlando come un taglialegna delle valli dietro casa mia, mi sono ricomposto, ho ritrovato il mio aplomb, il mio equilibrio, e ho pensato a cosa potessi fare. Semplice, mi son detto, gli mando un messaggio, per augurargli #BuondiSuoNome. Non dovrebbe avere dubbi, no, sul fatto che è una merda. Sbaglio? E soprattutto, sul fatto che io (ora) lo so.

Non è nel mio stile sparire, tagliare corto, andarmene senza spiegazioni. In generale preferisco parlare, dire tutto quello che ho da dire, salutare una persona. Specie quando ci tengo davvero. Ma tutto quello che vorrei dire – e che per puro gesto estetico pubblicherò nella lettera in calce, perchè trovo che sia un bel pezzo – credo sarebbe inutile. Credo mi darebbe un senso di giustizia e benessere effimero, immediato ma transitorio. Spendere tutte quelle parole per lui, cercare di spiegargli – ma spiegargli cosa, poi, a questo punto? – come mi sono sentito. Dedicare altro spazio nella mia testa, sui miei quaderni, nella mia playlist musicale a lui a cosa servirebbe? Chiarire, spiegarsi, parlarsi, trovare una soluzione per non dover rinunciare uno alla’altro? No, colcazzo, ci guadagnerebbe solo lui. Il vantaggio sarebbe solo suo. E’ che credo che il perdono, troppo spesso, sopraggiunga un pò prima del tempo. No, lui si merita di essere trattato come la merda che è. Perché a questo punto le cose sono così chiare, così lapalissiane e auto evidenti, che la soddisfazione di ribaltarlo e fargli la sceneggiata napoletana – a lui, che è campano – non voglio negarmela. Ci starò uno schifo, è probabile, quando sono preso da qualcuno poi ci sto sempre uno schifo. Ma se ho un briciolo di dignità, la voglio proteggere. La gente non si mette mai nei panni degli altri. A parti inverse, cosa farebbe? Come si sentirebbe? Cosa mi direbbe?

Io, a lui, questo: Buona vita.  E vaffanculo un pò.

Lettera aperta a te
(che da me non meriti più nulla, ma che qualcosa da dire me l’hai lasciato. Perché io ho sempre più parole di quelle che dico. Anche se non le leggerai mai.)

Credo che, che dici eh, inutile parlarne vero? E’ esattamente come sembra, giusto? Comodo, lasciare che fossi io a dedurlo, a scoprirlo. No, non ti scuso. E non perchè hai incontrato lui – cosa di cui, per inciso, non ti biasimo, ma che non venirmi a dire non hai potuto evitarlo – ma perchè sono saturo. Delle balle, delle scuse, dell’incertezza. Ci sono due cose che non tollero, in una relazione: non riesco a mandare giù le prese per il culo e non ho ancora imparato a vivere con leggerezza nelle situazioni equivoche.

Sono tre settimane che ti faccio notare che sei distratto, assente, lontano. Che sei cambiato nei miei confronti.
Ehi, ma per caso stai evitando i miei – ridicoli e goffi – tentativi di flirtare?
Ehi, ma è tutto a posto?

Mi dici cosa ti passa per la testa?
Ehi, ma dove sei finito? No perché sai, mi manchi.
Perché fai così fatica a scherzare con me?
Perché ti infastidisce tanto se ti ricordo quanto sei bello? Perché tu a me non lo dici più?

Ora lo so dove sono finiti tutti i cuori rossi, gli “Ho voglia di vederti”, i “Mi manchi”, i “Muso”, i “Voglio stare con te”. Hanno cambiato destinatario. E in fondo l’ho sempre immaginato, perchè nessuno è così ingenuo da non capire quando l’altro sta cercando di fare sexting. Nessuno di davvero interessato è così stitico di complimenti, di gesti, di pensieri.

Non sei cambiato tu, hai conosciuto un ragazzo. Così adesso capisco tutte le tue mancanze, il fatto che non ti sentissi in dovere di fare nulla nei miei confronti, ti ricambiare, di avvisarmi quando per due giorni non saresti stato raggiungibile al telefono. Quando io alcune cose, invece, me le aspetto! O, aspettavo. Ora vedo chiaramente il perchè di tutto quel poco rispetto, quella carenza di attenzioni. In realtà, lo so dal 15 novembre.

Da quando tu: “Nessuno ha mai pensato di farsi 700chilometri solo per vedere me, non sai quanto mi fai sentire importante. E anche io vorrei tanto stare con te, però non ho mai portato nessuno qui, dalle mie parti. Non voglio che mi vedi così, che conosci questa parte di me. Non sto bene qui, mi vergogno. Non mi sentirei a mio agio. E poi Salerno è così distante da casa mia, anche solo organizzarci per vederci lì sarebbe un gran casino.” E poi, facebooksempresialodato, perché è l’unico che racconta la veritàsbam, mi sbatte in faccia una bella foto di te, a Salerno, con un ragazzo. La prima cosa che ho pensato è che stavi davvero bene in quella foto. La seconda, che sembravi felice. Solo dopo mi sono ricordato delle tue parole, e mi sono sentito un coglione.

Ma ho deciso di non darc i peso, perché anche se non ho grande fiuto, di te mi fidavo. Me l’avresti detto, me ne avresti parlato. È solo un amico, ho concluso. È dal 15 novembre che scelgo di bermi le tue balle. Un mese. Sai quanto lungo può essere un mese, quando ti dai a una persona che ti piace senza ricevere niente in cambio? Non lo sai. È infinito. Un mese, in cui mentre io pensavo a te, tu stavi con lui. Ma sai cos’è la cosa che mi ferisce di più? Il 15 novembre erano passati 9 giorni dall’ultima volta che siamo stati insieme. Nove.

Ora capisco perché il 16 novembre hai cominciato ad avere tutti quei dubbi, so il perché di quella conversazione infinita in cui, se ci ripenso, non hai detto niente, ma volevi dirmi che avevi capito di non provare niente per me, o che già provavi qualcosa per lui. Quella conversazione in cui abbiamo deciso di comune accordo – davvero è stato di comune accordo? – di non stare insieme.

Molto veloce, ma le tempistiche coincidono. Dio, nove giorni. Non capirò mai come può una persona svegliarsi una mattina e decidere che non prova più sentimenti per qualcuno – perché tu hai usato la parola sentimento – ma immagino di doverlo accettare e basta. Ora ho anche il dubbio che quando hai detto “Non vorrei provare sentimenti”, non parlassi di quelli che provavi per me.

E io, coglione alla potenza n, che ti volevo ospitare a casa mia. Io che faccio i salti mortali per recuperarti il 2€ celebrativo di Expo, e che lo trovo. Io che ti ho anche fatto il regalo di Natale. Ma come ho fatto a essere così cieco? È la prima e unica vera regola delle relazioni: se un ragazzo ti tratta come se non gliene importasse niente di te è perché non gli importa niente di te. Altrimenti farebbe di tutto per non perderti, per ricordarti che prova qualcosa. Per farti sentire il suo interesse, il suo amore.

E invece io ho deciso di bermi tutte le cazzate, di giustificare tutti i tuoi errori, i tuoi autogoal. Non hai idea di quanto mia sia sentito stupido e solo in questo mese. Io, che non vedevo l’ora di vederti per passare un po’ di tempo con te, mentre tu continuavi a tentennare, ad essere vago. Non sai quanto mi sento stupido adesso, se ripenso a tutto quanto, a tutto quello che non ho voluto vedere.

Avrei dovuto levarmi dal cazzo ai primi segnali, perché li ho visti (e letti) tutti. E invece sono rimasto, perché eri tu. Perché giù non stavi bene, perché eri confuso. Ho pensato di poter essere abbastanza forte da tenere in piedi il rapporto per entrambi, da non mollare.

Ma ho iniziato a sdrucciolare, era inevitabile. Più ti dicevo cosa non stava funzionando, più sembrava fregarti meno. Più ti dicevo esattamente di cosa avevo bisogno per sentire che la nostra relazione era al sicuro, più utilizzavi quelle informazioni per allontanarmi, per ferirmi. Lasciando a me la responsabilità del sentirci o del non sentirci.

Sai cosa è ridicolo? Che mi sia sentito in dovere di chiederti scusa, per la mia paranoia, per la mia ansia, per le mie masturbazioni mentali. Mi sono sentito sbagliato, inappropriato, ingiusto. Farti notare tutte quelle piccole cose, come se tu mi dovessi niente. Spiegarti cosa mi mancava, cosa desideravo dal nostro rapporto. Se non ti scrivevo io, tu non mi cercavi proprio; ero io a trovare argomenti di conversazione; rispondevi sempre in maniera frettolosa, quasi scocciata. Evitavi qualsiasi riferimento io facessi all’aver voglia di vederti, qualunque doppio senso scemo, qualsiasi occasione per dirci “Ho davvero voglia di stare con te, in un letto, a non fare niente.” Le emoticons ormai erano ridotte all’osso. Stiamo parlando, esci e nemmeno mi avvisi. Prima lo facevi: Esco a fare un giretto, ci sentiamo domani. Mi mancava quando mi dicevi che ti mancavo, che volevi vedermi. Non perdevi l’occasione per ricordarmelo. Quando mi cercavi la mattina col buongiorno. Mi mancavano le nostre chiacchierate, specialmente le nostre chiacchierate. E pensare che eri stato tu a dirmi Parlare con te è strano, non rispondi mai al volo, devo sempre aspettare. Mi fai sentire come se ti stessi disturbando, come se non ti andasse. Solo perché ero a lavoro, e tu a casa ad annoiarti. Nel giro di un mese, invece, tutto è diventato il contrario di tutto. A volte ho avuto la netta sensazione che ti pesasse sentirmi, e non puoi saperlo, ma sono state più le volte in cui mi sono morso la lingua per non mandarti affareinculo di quelle in cui ho risposto spontaneamente. E non capivo dove fosse la falla. Ora la vedo, è più grande di quella di Sant’Andrea.

E adesso che tutto è chiaro, sono stanco della tua sufficienza, delle tue scuse. Non le tollero e non le merito.

Il 17 novembre, subito dopo la nostra conversazione per decidere di non stare insieme, eri già un’altra persona. Ricordo di averti chiaramente detto quello che mi ero ripromesso di dirti, e di quanto ne andavo orgoglioso. Io tengo a te, e fino a che non ci saranno terzi che potranno rimanere feriti dal nostro rapporto, o fino a che non saremo noi stessi a stare male nel nostro rapporto, io voglio te. Anche una volta chiarito che parlare di frequentazione o di relazione era assurdo, perché semplicemente non c’erano le condizioni – Perché davvero tu sei la persona giusta, solo arrivata nel momento sbagliato, così mi hai detto – io non ho smesso di provare qualcosa per te. Perché provare qualcosa non è una cosa che capita e poi passa, così, come un treno merci che non ferma alle stazioni.

Non ti stavo aspettando, non l’avrei mai fatto. Sarei stato un cretino, illuso. Ovvio che sono andato avanti con la mia vita, ovvio che nell’ultimo mese ho sentito l’esigenza di stare con qualcuno. Ma l’avevamo messo in conto, no? Erano questi i patti. Io voglio stare con te, e anche se non possiamo stare insieme, ricordati, fino a che non arriverà qualcuno di significativo è per te che provo qualcosa. E no, non era il mio tentativo di fare la vittima o di essere melodrammatico. Era la mia decisione di essere sincero, perché riuscissimo a rispettarci e a non calpestare quel che di buono c’era.

Il 16 novembre, durante la nostra conversazione, te l’avevo detto. Non si tratta di potere, si tratta di volere. Non ho mai avuto una relazione, non saprei da che parte iniziare per gestirla, immagina una relazione a distanza. Come faccio? Mi farebbe stare troppo male, e non me lo posso permettere. Devo partire. Non voglio vincoli per restare in Italia, c’è il Canada.

Io, invece, ero pronto a imbarcarmi in questa follia con te. A farmi cinque ore di treno per vederti. A ospitarti qualche giorno a casa. Ad andare a Roma tre giorni, come ci eravamo detti.

Vorrei trovare il coraggio per dirti un’ultima volta che mi manchi. Mi manca la persona che ho salutato poco più di un mese fa. Vorrei trovare la forza per cercare insieme di capire quale direzione dovremmo prendere, l’energia per comprendere cos’è che ti passa per la testa. Ma non sono fatto per questo genere di relazioni. Con me non funziona che l’acqua scorre sotto i ponti, il vento smuove i mulini, e da domani siamo amici come se nulla fosse. Non fanno per me. Alla fine rovinerei tutto, anche il ricordo che hai di me. Tienitelo stretto, perché mi rimpiangerai.

Mi auguro solo che se, come hai detto tu, non hai più voglia di partire, non sia per lui, per un ragazzo. Mi sono innamorato della persona coraggiosa e avventurosa che ho conosciuto a Milano, quella con ambizioni e voglia di mangiarsi il mondo. Del ragazzo intraprendente che è cittadino del mondo, non ha paura di confrontarsi con culture, ambienti e persone differenti.

Se tu non partissi perchè ora c’è lui, così come non volevi lasciare Milano perché c’ero io, non solo toglieresti senso a quel noi che non siamo stati capaci di realizzare – sai, le cose che non accadono rimangono in eterno. Ma sarebbe la delusione più grande di tutte.

Ti auguro di essere felice.

Ora, per favore, saresti così gentile da chiudere la porta mentre esci dalla mia vita?

@AndreDeLarge
ph. Peanut Sized Wizard

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7 commenti Aggiungi il tuo

  1. endorspirit ha detto:

    Aprire la porta principale, guardarlo dritto negli occhi e dirgli la verità. Nuda e cruda. Forse non avrà gli strumenti per capirla. Forse sì. Poi chiudi quella porta, lascialo dentro e proseguì verso il tuo cammino. Dietro di te, un muro.
    Per tutto ciò però, tu devi essere pronto. La solitudine e la sofferenza fortificano.

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    1. andredelarge ha detto:

      Ma quale verità? E’ questo il dubbio che mi pongo.
      Dire tutto quanto, e salutarlo. O mandarlo affanculo e fine?

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      1. endorspirit ha detto:

        La tua verità e agire dì conseguenza

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      2. andredelarge ha detto:

        In ogni caso devo liberarmi di questa zavorra, no? Una non relazione non mi serve. Un’amicizia a senso unico nemmeno. Amicizia che, tra l’altro, sarebbe impossibile. DEVO solo capire se preferisco essere ragionevole e salutarlo o togliermi lo scrupolo e umiliarlo.

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      3. endorspirit ha detto:

        In questo caso il consiglio deve combaciare con i tuoi sentimenti. Se dentro di te sei sicuro che tutta sia finito o che semplicemente non possa continuare, trova il coraggio. Apri la porta, in modo sincero dì la tua verità. Chiudi la porta e non riaprirla più.
        Questa cosa però non riguarda lui, ma te. Devi liberarti di quello che ti opprime, ovvero l’attrazione verso l’impossibile. Il fascino del complicato può lasciare posto alla bellezza del semplice.
        Quindi trova un modo per dirgli addio, qualunque esso sia. Ma convinciti che il benessere degli altri non dipende dalla distruzione di noi stessi.
        Non devi soltanto dire basta a lui, ma devi combattere con quella parte di te che non accetta l’addio. Sconfiggila.

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      4. andredelarge ha detto:

        Grazie. Le tue parole sono di grande aiuto! Soprattutto perché hai perfettamente intuito qual é la questione. Le rileggerò qualche volta come
        Un mantra 😘

        Liked by 1 persona

      5. endorspirit ha detto:

        A tua disposizione quando vuoi parlarne 😉

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