Preservarsi

1 dicembre. Giornata Mondiale per la lotta alle Malattie Sessualmente Trasmissibili.

Non lo dimenticherò mai. Continuavo a temporeggiare nei dintorni della struttura, fingendo di non trovare parcheggio, di perdermi in continuazione svoltando completamente a caso nelle strade limitrofe. Poi mi fermo, respiro. Comincio una conversazione con un amico qualsiasi, mi invento una scusa per chiamarlo. Qualche minuto al telefono, ma anche lui ha un impegno. Non mi resta che respirare a fondo, scendere dalla macchina, e avviarmi verso l’ingresso.

Subito dietro le porte scorrevoli individuo la mappa dell’edificio. Ho giusto il tempo di dare un’occhiata veloce, prima che qualcuno mi notiQualcuno mi chiede se può aiutarmi. E’ una donna, un’infermiera rotondetta e dal viso accogliente. Indossa un camice bianco, le pantofole forate e un cardigan blu scuro. Sembra uscita da una serie tv. Non sono sicuro di volerle rispondere. Io, ehm, no. Sì, non lo so. Cerco il reparto di infettivologia. Lo dico veloce, spero non capisca. Seguimi, sto andando proprio lì. Sorride. E’ per il test dell’hiv? Lo chiede con gentilezza e discrezione, ma allora perchè a me sembra che urli? Non rispondo, annuisco abbassando lo sguardo. L’infermiera mi mette una mano sulla spalla. E’ molto intelligente da parte tua. Da questa parte. 

Entro in una stanza, una sala prelievi. Mi fanno accomodare su uno sgabello. Hanno bisogno di farmi qualche domanda prima di procedere. Un po’ me lo aspettavo, eppure mi sento violentato. E’ la prima volta che effettui un test per la sieropositività? Hai una vita sessuale attiva? Da quanti anni pratichi sesso? Ultimo rapporto non protetto? 

Nessuna domanda relativa al mio orientamento sessuale. Perché non lo chiedono? E’ più o meno grave quando non lo chiedono? Oddio, dovrei dirglielo? Io, ehm, lui. Era un ragazzo. L’infermiera rotondetta mi fa’ un altro sorriso. Non è necessario, tesoro. Mi fanno il prelievo. Sei stato bravissimo. Avrai i risultati nel giro di sette giorni. Verrai a ritirarli tu, ti chiameremo noi solo in caso di anomalia

Anomalia. Tutto l’imbarazzo che avevo provato dentro l’edificio, ovattato dalla presenza morbida e calda dell’infermiera rotondetta, non era stato niente in confronto al terrore in cui ho vissuto la settimana successiva. Non avevo appetito. Non dormivo la notte. Ripensavo a ogni singolo gesto, a ogni singola carezza. A quello stronzo da cui mi ero fatto convincere a non usare il condom, perchè non si sente niente. Non mi sono mai – mai – staccato dal cellulare. Facevo la doccia in due minuti, per paura di perdermi la telefonata. E ogni volta che il telefono squillava davvero, mi sentivo morire dentro. Cosa faccio? Se ce l’ho, cosa faccio? Se sono pieno – come dicono a Milano – scappo. No, anzi, mi uccido. No, prima uccido lui. Poi mi uccido.

Ricordo il sollievo nel ritirare i risultati. E nel momento stesso in cui ho stretto la mano intorno alla busta sigillata, ho stretto anche un patto con me stesso. Mai più, mai più avrei dato a me stesso l’occasione per avere così paura. Mai più mi sarei messo così a rischio.

La paura, quella paura mi ha salvato la vita da quel momento in avanti e me la salverà ancora. Mi ha insegnato l’amore per me stesso, mi ha insegnato a scegliere qual è il mio limite e a rispettarlo.

Ho imparato che non c’è amore più grande – per se stessi e per gli altri – che preservarsi. 

Non lo nego. Ogni volta che faccio il test dell’hiv quella paura mi accompagna. Nonostante oggi il sesso sia un divertimento consapevole, per me, un’attività da fare prima di tutto con la testa e poi col corpo. Nonostante sia sicuro delle mie scelte e dei miei comportamenti. Lei è lì. E la ringrazio ogni volta per esserci. Ma non c’è più la vergogna. Oggi mi tengo controllato regolarmente pur essendo uno da sesso sicuro sempre. E mi sento orgoglioso ogni volta che entro al reparto di infettivologia per la scelta adulta e consapevole di verificare il mio stato di salute. Ed è una forma di rispetto verso di me e verso gli altri.

La mia è solo una storia. Una delle innumerevoli storie di ragazzi che in pieno subbuglio ormonale fanno una cazzata. Ma il sesso è come la droga. Basta una pillola sola per rovinarsi la vita. Per questo, anche se è solo una storia, sento forte il dovere di condividere la mia esperienza. Perchè non auguro a nessuno quella paura. Non auguro a nessuno le notti in bianco a pensare a cosa scrivere nella lettera che lascerai a mamma e papà, per salutarli. 

Le cazzate si possono pagare a caro prezzo. E farla franca non significa essere highlander, significa avere culo. E il culo te lo vendono a fette sottilissime, costose come il fuoco. E’ raro, vi si deve ricorrere con moderazione.

La settimana più brutta della mia vita è stato il prezzo che ho pagato per quella cazzata. E se questo post può incoraggiare anche solo un ragazzo o una ragazza, eterosessuale o omosessuale, a fare il test dell’hiv, avrò compensato il costo di quei sette giorni di inferno con una storia qualunque che diventa significativa per qualcuno.

Preservativo significa preservarsi dal male per il futuro.
E questa non è fortuna, è un dispositivo di protezione individuale.
Se sul lavoro vuoi il tuo caschetto e la tua giubba gialla ad alta visibilità perchè vuoi tornare a casa; se quando fai sport usi le ginocchiere o i parastinchi perchè non ti vuoi fare male; quando fai sesso indossa il profilattico. E’ sempre della tua sicurezza che stiamo parlando.

[Il post ha il semplice scopo di sensibilizzare sul tema e di aggiungere una voce al coro di coloro che oggi grideranno #stopaids. Non ha alcuna intenzione discriminatoria nei confronti di tutti coloro che l’hiv l’hanno contratto e che con l’hiv convivono nella – più banale delle – normalità. Ringrazio Stefano per questo, che mi ha insegnato a non avere paura degli abbracci. Che un amico non ti spezza mai, al massimo ti fortifica.]

@AndreDeLarge

 

Annunci

Un commento Aggiungi il tuo

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...