Di come ho scelto di costruire da me la mia vita

Io l’ho detto che stavolta ero pronto. Che ero convinto. Per il grande salto, per inseguire il grande sogno. Così l’ho fatto. Oggi ho dato le mie dimissioni. L’ho fatto davvero, cioè dico, sul serio.

È stata la cosa più da adulto che io abbia mai fatto nella mia vita, dopo essermelo trovato, questo lavoro. Mi sono sentito giusto, adatto alle parole che stavo pronunciando. Mi sono sentito bene di fronte ai miei capi, per la prima volta dopo tanto tempo. Stavo dicendo loro esattamente quello che sentivo il desiderio di dire. No, meglio, l’urgenza.

Grazie per aver accettato di ritagliarvi del tempo per parlare con me. In tutta onestà, non è di lavoro che voglio parlarvi. Ho il bisogno di condividere con voi alcune considerazioni. Prima di tutto, sento il dovere di chiedervi scusa. Scusate se nelle ultime settimane avete percepito un allentamento di tensione da parte mia. Scusate se ho smesso di fare il mio lavoro con grinta e aggressività. Scusate se mi sono spento, se ho perso l’entusiasmo.
Gli ultimi due mesi sono stati molto stressanti per me. Mi sono sentito molto sotto pressione, ho cercato di tenere botta, ma ho anche spesso messo in discussione tutto quanto. Ogni aspetto della mia vita e di me stesso. E se, per ciò che riguarda la mia vita personale, l’errore di lasciare che mi influenzasse è stato solo mio, tutto quello che ha a che fare con la mia vita professionale è giusto coinvolga anche voi. Perché è con voi che mi confronto, è con voi e per voi che lavoro.
Dopo il nostro ultimo confronto, ormai circa due mesi fa, ho cominciato a riflettere moltissimo sul mio ruolo all’interno di questa società. Su quello che la società può dare a me e quello che io posso dare alla società. Suppongo che molto lo debba alla domanda che mi ha fatto M., in quell’occasione. Se fossi sicuro che si fosse le persone giuste nel posto giusto. Onestamente mi sento di rispondere di no. Non sono sicuro di essere al posto giusto. E non sono sicuro di essere la persona giusta per questo posto.
Per questo motivo mi trovo, in onestà, a comunicarvi la mia volontà di presentare le mie dimissioni.
No, non è per nessuno dei motivi a cui potreste pensare. Io qui sono stato bene, sto bene. I colleghi di lavoro sono una famiglia, ho rapporti bellissimi con tutti. Mi sento stimato, rispettato. E provo la stessa stima e lo stesso rispetto per ciascuno di Voi. Al di là della grande occasione che mi avete concesso, scegliendo quello strano ma determinato ed entusiasta invece che i ragionieri con l’esperienza, io vi devo moltissimo altro. Grazie, perché tutto quello che so su come si sta nel mondo del lavoro lo devo a voi, che me l’avete insegnato. E allo splendido staff con cui ho potuto lavorare, ciascuno di loro mi ha dato qualcosa. Lo so, e questa è una certezza, che questa rimarrà la società che alla fine di tutto mi avrà trattato meglio. Come una persona, più che come un dipendente.
Come so anche che avete entrambi la sensibilità sufficiente per esservi accorti che qualcosa si è inceppato, in me. E mi spiace doverlo ammettere, ma è così. I vostri obiettivi, i vostri progetti non sono più i miei. Non sento più di appartenere a questa famiglia, a questa azienda. Ho la mente altrove, impegnata a pensare a come sarebbe se inseguissi le mie ambizioni, come potrebbe andare se mi concedessi la chance di provarci. E coi se e coi ma non andrò mai da nessuna parte. Ho in testa altri progetti, altri desideri di realizzazione personale e professionale. E più penso a quello che voglio fare, più lavorando qui mi sembra di investire le mie energie, il mio tempo e le mie risorse in una cosa che non voglio davvero. Sto occupando un posto che potrebbe andare a qualcun altro, che potrebbe darvi molto di più. È ingiusto. E io non voglio danneggiarvi. O danneggiare me. Mi hanno insegnato che le scelte si fanno in base alle priorità nella vita, e non nelle tasche.
È triste interrompere il nostro rapporto di lavoro, che poi non è solo di lavoro. Ma sono convinto nel profondo che se non l’avessi fatto avremmo trascinato le relazioni umane e professionali che ci legano a un punto di insofferenza e intolleranza. Non avrei mai voluto.

Quello che è successo dopo è stato inaspettato. Guardare in faccia i miei capi, commossi e dispiaciuti, ma al tempo stesso colpiti dalla mia trasparenza, dal mio ragionamento adulto e dal rispetto che ho mostrato loro non ha avuto prezzo. Ho sentito di essere utile, apprezzato. Di contare per loro.

Le loro parole di incoraggiamento e ammirazione sono state inaspettate. Mi hanno parlato da padre e da fratello maggiore. Con schiettezza, sottolineando il mio scarso rendimento negli ultimi mesi, ma sensibilità.
Ho avuto la sensazione che lo sapessero, che se lo aspettassero. E che comunque non fossero davvero pronti ad affrontare la questione. Mi hanno domandato quali sono i miei progetti, i miei piani. Mi hanno dato consigli, suggestioni e spunti di riflessione. Mi hanno detto di fare tutto quello che è in mio potere per ottenere i risultati e i successi che desidero.

E che l’hanno sempre saputo, fin da quando mi hanno scelto, che per me sarebbe stato vincolante e sacrificante lavorare per loro. Che avrebbero ingabbiato il mio spirito creativo e mortificato il mio estro. Ma che me volevano e me risceglierebbero. E che l’investimento fatto su di me non sarà perso, se sia io che loro lavoreremo ripartendo da questo.

Annunci

2 commenti Aggiungi il tuo

  1. Giara ha detto:

    Ho seguito la tua storia dal post precedente ed ero curiosa di sapere che cosa fosse successo dopo. Ed eccomi accontentata. Penso che tu abbia dimostrato un enorme coraggio lasciando un posto sicuro per inseguire i tuoi sogni. Tantissimi altri non avrebbero fatto lo stesso.
    Credo che tu sia un esempio assolutamente positivo da seguire, anche per come hai gestito la cosa: le parole che hai usato per spiegare le tue motivazioni, cosi’ educate e appropriate. Se dovessi ritrovarmi in una situazione simile alla tua spero di ricordarmi di te e del modo in cui hai agito.

    Mi piace

    1. andredelarge ha detto:

      Grazie Giara!
      Senza falsa modestia, non mi sento un modello o un esempio da seguire. Ma se davvero dovessi esserlo per qualcuno, sarei orgoglioso fosse perchè ho provato a inseguire i miei sogni e le mie ambizioni!

      L’educazione e il rispetto, tutto merito dei miei genitori. Ho semplicemente agito per come avrei voluto agisse qualcuno al mio posto, se dall’altra parte ci fossi stato io! Con rispetto e gratitudine sinceri. Sono contento che i capi abbiano apprezzato.

      Grazie per l’incoraggiamento. Di cuore!

      Liked by 1 persona

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...