#2 Io, in treno

C’è chi sta in fila. Io sto in treno. E’ ormai matematico. Mi sono rassegnata all’idea che le mie storie d’amore siano segnate dalle stazioni, se non addirittura dagli aeroporti.

Ne approfitto, quindi, per parlare di un tema sempre abbastanza controverso, che è quello delle relazioni a distanza (è la mia riflessione dall’articolo Non si è mai lontani abbastanza per trovarsi). I chilometri macinati per amore non li conto più, ma Trenitalia, secondo me, qualche mezzo con i miei soldi l’ha finanziato.

A diciassette anni, mi sono innamorata del bagnino. Un cliché che più cliché non si può. È stato amore a prima vista e fortunatamente reciproco. Sono andata avanti quasi due anni a farmi la tratta Milano-Ferrara, finché poco prima della maturità è finita.

Dopo un anno circa, di nuovo in ballo; stavolta con un compagno di università, originario di Parma e milanese d’adozione. Anche lì, nei periodi di pausa dalle lezioni, io avevo sempre un biglietto in mano. Siamo stati insieme due anni.

Recidiva, direte voi. In realtà no, non credo. E vi spiego perché.

Quelle storie sarebbero state comunque destinate a finire, per pura incompatibilità. La distanza ha messo in luce, forse prima, qualcosa che comunque sarebbe emerso. Quindi, in fondo, quella distanza la ringrazio. Che se sei pigro, se non ami, le vasche per mezza Italia mica te le fai.

Vorrei spezzare una lancia in favore di tutti quelli che, come me, hanno trascorso (o trascorrono) tanto tempo sui mezzi, in nome di un amore. La domanda che più si odia è Ma più vicino non te lo potevi trovare?

Quando te lo chiedono, non sai se rispondere ironicamente o educatamente. All’ennesima volta, invece, non sai proprio se rispondere. Ve lo dico con tutto il cuore: non ce lo potevamo trovare più vicino. Non per un qualche feticismo per le Ferrovie dello Stato, ma per la più banale delle ragioni. Non scegli.

E a tutti quelli che credono di incoraggiarti dicendoti Ma come fai? Io non ce la farei, hai voglia a dire che nemmeno tu a volte ce la fai così tanto bene. Che è un po’ brutto litigare e fare pace al telefono. Oppure obbligarti a raccontare la giornata storta, per avere parole di conforto, quando invece vorresti solo stare zitta e goderti un abbraccio. Non è nemmeno facile spararsi ore e ore di viaggio in un weekend, correndo per non perdere le coincidenze. Nessuno è fatto per le storie a distanza. Se lo fai è solo perché ami. Fine.

Una volta un ragazzo mi ha detto che la distanza rovina le cose belle. No, le cose belle le rovinano le persone. La distanza non uccide i rapporti, né tantomeno li fortifica. E’ solo una sfida, più o meno complessa, che come coppia decidi di affrontare. Quindi no, le relazioni non finiscono a causa di una distanza. E da ex-pendolare per amore, vi dico anche che no, non abbiamo bisogno dei vostri sguardi di compassione, come se vedeste la parola fine, già scritta nella nostra storia. Perché ne vedo tante di coppie così vicine, eppure così distanti, che condividono la vita per abitudine e vivono a dieci minuti di macchina l’una dall’altro.

Capisco bene i dubbi che possono attanagliare. Di domande te ne fai sempre tante, è vero, sia quando inizi, sia, a volte, anche quando ormai ci sei dentro con tutte le scarpe. Ma l’unica rilevante è sempre e solo una: ne vale la pena? Se la risposta è , allora l’altra te la pongo io. Cosa stai aspettando?

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