Segni e segnali

Oggi mi sono svegliato di buon umore.

Non succede spesso. Generalmente mi alzo dal letto e mando affanculo qualcuno. Così, preventivamente. Tanto un motivo per farmi incazzare durante il giorno lo trova. Quindi mi porto avanti.

Mio padre canta, non so come ci riesca. È il primo suono che sento la mattina, la sua voce da bandista. Non è molto intonato, lo odio per questo. E non conosce i testi delle canzoni che intona. Non sopporto chi sostituisce le parole con i nananana o le strofe inventate di sana pianta. È  fastidioso. Nananana sei troppo stupido per vivere. Nananana sei troppo stupido per vivere. E così avanti fino all’infinito. Almeno, a me sembra l’infinito. Pa’, please, stop it. Ti risponde che canta perché gli hanno regalato un nuovo giorno. Mentre tu stai imprecando perché avresti preferito otto ore di coma etilico al debito di sonno pre-lavoro.

Ma stamattina mi sono svegliato di buon umore. Non succedeva da quando il canadese durante una telefonata skype mi ha chiesto di fare una domanda al Piccolo libro delle risposte. Non ha importanza, questo ho letto sulla pagina al quale ho fermato il suo dito. Era la risposta giusta alla mia richiesta. Quando potrò riabbracciarlo?

E non so se ha ragione chi dice che ottieni dal mondo la risposta appropriata al saluto che gli dai, ma è stata una mattina interessante. Mi sono ritrovato in una situazione surreale che mi ha dato da pensare. Di quelle che ti lasciano col sorriso per alcune ore. E io l’ho interpretata come un segnale.

Perché le coincidenze non sono solo coincidenze.

Comunque mi sono svegliato, ho preparato la colazione per tutti, e sono andato all’Esselunga. È una cosa che odio, fare la spesa. Mi perdo puntualmente tra le corsie del supermercato e non trovo mai quello che cerco, e questo mi fa innervosire. Sembra che gli scaffalisti si divertano a cambiare l’ordine dei prodotti, delle corsie. No, peggio. Tu giri le spalle, e loro girano gli scaffali, come le pareti dei passaggi segreti nei castelli. Ma che cazzo lo zucchero era proprio lì! Ma per fortuna ogni tanto ascolto mio padre – anche di mattina – e mi viene in mente quello che una volta mi ha detto: Quei posti lì son girati tutti nello stesso modo.

Così vado diretto alla gastronomia. Chiaramente questo store è a forma di L, uno dei pochi realizzati all’interno di uno stabile già esistente, una vecchia cascina ristrutturata. Ma non importa, il panificio è in fondo a destra. Devo fare un ordine, per un catering. Sto organizzando un evento. Le mando il responsabile. Il ragazzo mi fa un gesto da dietro la vetrata, arriva subito. È un ragazzo giovane, molto carino, gli occhi mare-di-un-atollo-sardo-incontaminato. Mi dà del lei. Io gli do subito del tu, penso abbiamo la stessa età, e poi ho la sensazione di conoscerlo. Per uno degli eventi più belli che ho organizzato ho ordinato la torta alla pasticceria di Esselunga. Mi devo togliere lo scrupolo.

Lavoravi all’Esselunga di Cernusco Lombardone, vero?
Sì.
Sorride. Torta con crema al pistacchio e gocce di cioccolato. Mi ricordo di te.

Era la mia festa di laurea. Sono passati esattamente due anni.
Anche adesso, ripensandoci, mi viene da sorridere. Non avremo scambiato più di trenta parole, ma si ricorda di me. Le persone si ricordano di me, è come se io lasciassi un segno. Non è presunzione, né mania di protagonismo, ma è un qualcosa che mi è capitato di pensare più di qualche volta. Specialmente da quando mi sono riappropriato di me stesso, ormai un percorso iniziato sei anni fa, e probabilmente ho un impatto diverso sulla vita degli altri. Da quando ho deciso che avrei trattato gli altri per come vorrei essere trattato. Che non importa con chi abbia a che fare, ma se sta lavorando merita il mio rispetto, e un sorriso. Anche se non è propriamente un genio o non spicca per acume.

Tutti i ragazzi che ho frequentato – intendo tutti, anche quelli meno significativi, e indipendentemente da chi abbia lasciato chi  – sono tornati a bussare alla mia porta. Perché avevano bisogno di parlare con me, di confrontarsi con me. Per un saluto, per sapere come stavo. Con una scusa qualsiasi, a volte senza nemmeno cercarne una. Quando incontro qualcuno per strada non è mai per un Ciao volante, io mi fermo, dedico due parole. Ma perché penso che la vita sia uno schifo, non c’è motivo di fare lo stronzo con le persone che non mi hanno fatto del male, tanto meno con gli sconosciuti (ok, con gli ex è diverso, dedicherò un articolo alla Sindrome di Lessie, che torna sempre a casa anche se lo cacci a ginocchia sui denti.)

Così il panettiere biondino con gli occhi di mare si è ricordato di me, con un sorriso. E questa volta l’ho preso come un segnale.

No, non credo uscirebbe con me. Anche se a me le facce da bravo ragazzo mi alzano il livello di sesso nel sangue a tipo centomila. No, è perché ieri sera abbiamo parlato, io e il canadese. Avevamo alcune questioni aperte, delle cose da chiarire. Ché proviamo qualcosa, l’uno per l’altro. Senza neanche accorgercene abbiamo lasciato trapelare tra noi dei sentimenti, nonostante fossimo perfettamente consapevoli delle condizioni in cui avremmo fatto crescere la nostra relazione. Poco tempo, lunghe distanze, progetti diversi e infine persino Stati diversi. Sarebbe stato un suicidio. Lui non ha mai avuto una relazione, non sa come gestirne una normale, figuriamoci a distanza. E io, bé, le mie relazioni significative non sono state proprio positive, non ho sviluppato la maturità emotiva per stare insieme a qualcuno che posso frequentare regolarmente, come posso immaginare di stare tranquillo con un figo così dall’altra parte del mondo?

Vorremmo stare insieme, ma per noi sarebbe un limite. Ai nostri progetti di vita, al nostro stesso volerci bene. Il rischio di rimanere scottati è troppo alto. E poiché il vero amore è una scelta (ne avevo già parlato qui), abbiamo scelto di non innamorarci. Di non costruire una storia a distanza. Nonostante l’attrazione, la voglia di vederci, di fare l’amore e nonostante la gelosia siano prove evidenti di quanto sia contronatura. Ha detto che difficilmente si invaghirà di qualcun altro, ma che nonostante io sia aperto a credere che nella vita tutto può succedere e che potremmo anche avere una seconda possibilità (senza per questo impegnarci nel crearcela), lui non mi può chiedere di stare in stand-by.

Ovvio che no, e non lo aspetterò. Ma lo frequenterò sempre con piacere e affetto, e se non faremo male a terzi persino con amore, ogni volta che vorremo entrambi. Però stanotte ci ripensavo. E mi chiedevo se alla lunga, al di là delle parole e delle promesse strette fatte a notte fonda, non mi dimenticherà. La lontananza comporta distanza emotiva, oltre che fisica. Può rovinare un rapporto. Ma forse può solo se glielo permetti. Perchè di fatto dipende dalle persone coinvolte, dalla volontà di rimanere in contatto. E non dalle situazioni. I rapporti sono fatti di forza di volontà, non di gravità. Però stanotte ci ripensavo. E mi chiedevo e avrà un bel ricordo di me, se quando parlerà di me userà parole belle, sorrisi; se parlerà con orgoglio, nostalgia; se mi scriverà, per sapere come sto, senza una scusa, ché tanto lo sappiamo che il rischio è di essere due calamite.

E il panettiere con gli occhi di mare è stato come il Piccolo libro delle risposte.
Non si può dimenticare uno come te.

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6 commenti Aggiungi il tuo

  1. avvocatolo ha detto:

    No, hai ragione, i rapporti non sono fatti di gravità, la gravità scema col quadrato della distanza, i rapporti veri, all’opposto, ingigantiscono con la distanza. La scena del libro delle risposte sfogliato su skype è degna di un film di Muccino! (il fratello buono, si intende, eh!)

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    1. andredelarge ha detto:

      Tanto lui non sa qual era la domanda. E io non so quale desiderio ha espresso quando eravamo insieme sulla Darsena. Forse è bello che rimangano cose non dette, vista la situazione ..

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  2. Bloodstream ha detto:

    io amo come scrivi, sappilo.
    e sono curioso di leggere della Sindrome di Lessie.

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    1. andredelarge ha detto:

      Grazie di cuore! Il tuo commento mi incoraggia ancora di più a fare il grande passo che sto per fare! 😀

      Sull’articolo ci sto lavorando! Arriverà presto!

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      1. Bloodstream ha detto:

        leggo “grande passo” e un po’ mi emoziono… forza 😀

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  3. andredelarge ha detto:

    Grazie Driu ❤

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