Qui e ora

Non posso fare a meno di ripensare alla nostra conversazione.
Vorrei rileggerla fino alla nausea, rivedere ogni singola parola, provare a capire cosa è stato detto di giusto, cosa di sbagliato. A capire cosa non è stato detto.
Esiste giusto o sbagliato quando ci sono in mezzo i sentimenti?
Perché, ci sono in mezzo i sentimenti.
Cerco di non farlo. Di stare lontano dalle nostre stesse parole. Ho il terrore di essermi perso qualcosa, un passaggio. Di scoprire che hai già detto tutto quello che avevo bisogno di sentirmi dire, ma di non averlo saputo cogliere. Hai detto no?
Perché io non l’ho capito, sai.
Ho letto una serie di scuse, e nemmeno un tentativo per trovare una strada.
Tipico tuo.
Vedere tutto grigio. Plumbeo. Difficile. Insormontabile. Avverso.
Sai tutte questi aggettivi cosa descrivono? Milano.
E Milano era il tuo progetto speciale, e hai preso il brutto e il bello di quella città.
E poi ti sei preso pure me. E io sono il bello.
E ora dobbiamo parlare di questa situazione, perché a distanza non c’è frequentazione. O stiamo insieme o non stiamo insieme. O decidiamo che siamo disposti a impegnarci per ritagliarci del tempo per noi, degli spazi per pensarci in due, oppure no.
Per me è necessario avere un tag. Cosa siamo? Come ci dobbiamo definire? In cosa ci riconosciamo?
Non lo so cosa siamo. So quello che voglio, ma non so come possiamo averlo.
Provandoci. Ecco come. Non deve andare bene per forza, le sofferenze che devono venire vengono comunque. Non rischiare per paura di soffrire è da vili, oltre che da coglioni. Ho paura anche io. Sto provando a non pensarci, perché anche le mie decisioni impulsive le prendo con la testa. E se metto sul piatto della bilancia quello che ho da perderci e quello che ho da guadagnare, per me dove pende il piatto è evidente.
Non ti pare che abbiamo buttato via già troppo tempo?
Dici che il problema non è la distanza, ma la continuità.
Che non c’è futuro per noi. Perché se ci fosse, significherebbe dire no al Canada.
Non c’è futuro per noi?
Se pensassi che non c’è futuro per noi, non ti chiederei di salire sul mio treno. E sì, il Canada è un muro. E il rapporto evolverà in una cosa diversa, avrà contorni diversi, forme diverse. Non capisco perchè non possiamo evolvere insieme.
Non sto dicendo che sarà facile, sto dicendo che potrebbe valerne la pena. E non voglio passare i prossimi sei mesi a voler un tuo abbraccio, un tuo bacio, a voler stare con te e a chiedermi come sarebbe stato avere il coraggio di scegliersi.
Se rinunciassi al Canada, smetterei di stimarti. Penserei che sei un debole, un folle. Perché quello che mi ha colpito di te è stata la capacità di ottenere quello che volevi. Di fare esattamente le esperienze che ritenevi significative. Con poche lire in tasca. Con poca arte né parte. Ti sei costruito la persona che sei. Tralasciando i sentimenti, inutili vincoli, limiti mentali.
Eppure, puf, ci sono. E non mi basta tenerli in sordina, come sottofondo musicale alle ore passate al telefono, su Skype o whatsapp. Perché più che una musica in crescendo, sarebbero un fastidioso elettrocardiogramma piatto. Costante.
Ho bisogno che mi scegli perchè lo vuoi, e non perchè è facile. Perchè se per assurdo tu tornassi a Milano e mi dicessi Ora sono pronto io mi conosco, sarebbe tardi.
Non posso.
Non posso stare nel mezzo, non un’altra volta, non con te. Non posso essere quello di Milano.
Non posso stare qui a masturbarmi il cervello perché voglio te. Perché è facile come sembra: io voglio te.
E non vedo le difficoltà – oggettive – che vedi tu. Perché le difficoltà le vedi se le vuoi vedere.
Vedo le possibilità, le vie che possiamo percorrere, i canali che possiamo esplorare.
Ma solo se remiamo in due.
Perché se tu non salti, io non salto da solo.
Tiro i remi in barca. E non mi sforzo più.
Ma per me è più facile sparire, che restare sospeso a metà.
Le vie di mezzo sono assurde, sono deleterie. Sono ignave, non portano a niente, non sono inizio di niente. E le cose nuove servono a impararne di altre, a cominciare a mettersi alla prova sotto altri fronti.
Non esiste il mi piaci, ma…
Non deve funzionare per forza. Perché tutte le cose sono un rischio, sempre.
Hai il coraggio di partire, rifarti una vita cento, mille volte.
Per rendere facili le cose non serve il coraggio.
Serve la voglia di perseguire un desiderio.
E dal momento che desiderare è sempre il desiderio che l’altro ci desideri, io sono qui, e sono semplicemente un ragazzo e ti sto dicendo che tu sei così importante per me da essere disposto a rinunciare a un briciolo di normalità per avere esattamente quello che voglio.
E se tu non riesci a vedere questo; se non riesci a crederci; se vedi solo le complicazioni e non puoi immaginare di riuscire a fare una cosa che non hai mai fatto per qualcuno, per me è perché non lo vuoi a sufficienza.
Io sono qui e ora.
È questo il tempo che voglio vivere, lo spazio che voglio occupare.
Mi piacerebbe salire su quel treno con il solo obiettivo di baciarti sotto le luci meravigliose degli artisti salernitani.
Mi piacerebbe farlo questo week end.
Ma se non vuoi me, se non senti la voglia di impegnarti con me, di aggiungere a quello che abbiamo il tassello Creiamo le occasioni per vederci e non aspettiamo che ci capiti – e sì, lo so, non è una formalità, ma c’è chi ha la forza di provarci – allora dovresti dirlo con chiarezza. Io non voglio stare con te. Perché tutto il resto sono banali scuse di accompagnamento, il contorno. E non mi è mai interessato molto del contorno, quando tutto quello che ho è a un passo da me.
Ok, non proprio a un passo.
Diciamo, a un Se mi chiedi cosa siamo penso che siamo due scemi. Due pazzi. Due insensati. Per questo dovremmo farlo.

Non si può sempre perdere.
Per cui giochiamoci,
certe luci non puoi spegnerle.

On air: Ligabue – Urlando contro il cielo

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