Imparare a mancarti

Cos’è successo ieri?

No, non intendo quello che hai fatto, o dove sei stato. Non penso di avere il diritto di chiederti queste cose, e di fatto me lo stai dimostrando. Intendo, tra me e te, cosa è successo ieri?

Ci sono rimasto di merda per come mi hai liquidato. Mi aspettavo che poi mi scrivessi, che almeno la buonanotte ti ricordassi di mandarmela. Un gesto stupido, un pensiero efficace. Avrei pensato Era solo molto impegnato, invece questa mattina ho pensato Era così impegnato da dimenticarsi persino di me.

Sì, lo so. Sono un paranoico, geloso, irrazionale e infantile. Ma forse è meglio che tu lo scopra subito, che ti renda conto di quanto quello che sembra venirmi così facile e spontaneo in realtà per me sia un impegno costante, faticoso. Un lavoro su me stesso, che ricomincia ogni giorno. Prendermi cura di te, a distanza. Darti le attenzioni di cui hai bisogno, frenare i tuoi eccessi nostalgici e gestire il tuo umore altalenante. Senza farti pesare troppo il mio, e lo sai quanto sto da schifo in questo periodo.

A volte mi sento solo, in tutto questo.
Quando rispondi con noia, o per noia. Quando rispondi di fretta, perché non sai cosa dire. Quando impieghi una vita a rispondere. Ricordi? Non più di una settimana fa mi hai rimproverato di essere poco presente perché, quando sono a lavoro, non riesco a messaggiare con te in maniera immediata, veloce. Mi dici che non ti piace quando non ti rispondo. E poi, è sufficiente che tu abbia una giornata diversa, in cui non sei a casa a fare niente, e io scivolo indietro in automatico, in secondo piano.

Ci sono rimasto di merda per come mi hai liquidato. Lo dico con tranquillità, senza intentare una causa di stato e senza polemica. Lo dico per farti capire che, anche se cerco di tenerti fuori dai miei lunaticismi, sono fatto di angoli da smussare anche io. Sono felice che tu abbia avuto una giornata piena, diversa, una serata divertente. Non mi piace saperti sempre chiuso in casa, da solo, a buttare via il tempo. E non penso tu dovessi informarmi dei tuoi piani o dei tuoi programmi per la domenica. Solo, immagino che potessi dirmi Ehi, sono fuori con un amico, ci sentiamo più tardi? oppure Ehi, sono fuori, farò tardi. Ci sentiamo domani? Magari un cuoricino, o un bacino. Scoprirlo da facebook fa sempre un certo – brutto – effetto.

E non è perché fossi fuori con un ragazzo. E’ un amico, non lo è, non mi interessa. Due persone non devono necessariamente scopare solo perché potrebbero a tutti gli effetti farlo. Anche io ho degli amici gay, coi quali esco, vado a ballare e passo piacevoli serate. E non ci vado a letto. E in ogni caso non ho alcuna pretesa su di te. Non stiamo insieme, voglio solo il rispetto che merito. E sì, egoisticamente, voglio anche un po’ di gratitudine e riconoscenza per quello che faccio, per come sono con te.

Invece, silenzio. Ti mando qualche foto, ogni tanto, perché credo di accorciare le distanze. Ieri ho avuto l’impressione che cominciassero a darti fastidio. Sei stato lapidario Mi hai imbarazzato, sono fuori. Sì, con un amico gay, non con tua nonna. Sai l’imbarazzo di dovergli dire E’ lui che mi scrive, oppure A Milano mi sono scopato questo ragazzo. Ovvio, non avrei voluto tu reagissi così, sarebbe stato squallido, meglio saperti imbarazzato, magari per pudore o per riservatezza nei nostri confronti. Ma per un attimo ho pensato ti vergognassi di me. O che quel bel ragazzo gay non fosse solo un amico, e che giustificare una foto teneramente intima ti mettesse a disagio. Non mi sono fidato. Voglio dire, come avrei potuto? Abbiamo le caselle postali delle chat piene rase di falli e membri di sconosciuti, e ti imbarazza una foto mia solo perché si vede un tanto di coscia oltre la linea del boxer? Ho pensato fosse strano. Imbarazzato. Ma di cosa? Mi hai visto nudo mentre mi cambiavo, mentre mi rivestivo. Mi hai spogliato, perlamadonna. Tant’è che quella foto ha segnato un inspiegabile silenzio.

Così non ho molta voglia di scriverti oggi, litigheremmo, lo so già. Eppure di scuse ne avrei a camionate, perché io so sempre come cominciare una conversazione con te, cosa chiederti, come farti sentire al centro dei miei pensieri. Le luci d’artista di Salerno come sono quest’anno? Hai inviato quel curriculum vitae? È solo che vorrei mi scrivessi tu e che capissi che c’è qualcosa che non va, che mi ferisce. Non mi sono mai piaciuti questi giochi, questi tira e molla. Gli scrivo io, no mi scrive lui. Ho sempre pensato che due persone che vogliono sentirsi non hanno bisogno di inciampare in queste stupide dinamiche, né di scuse. Ma ho bisogno – dico davvero – che tu provi un minimo dell’umiliazione che ho sentito io ieri. Che tu ti renda conto di quanto difficile possa essere mettersi sempre a rischio. Rischio rifiuto, rischio risata, rischio respingimento. Ieri hai respinto il mio flirt, hai riso di me, hai smesso di farti sentire – di fatto – rifiutandomi.

Ho bisogno di capire se ti manco, e non solo di sentirtelo dire o di leggerlo, perché ti sei abituato troppo bene alla mia presenza. Mi dai per scontato e non va bene. A me non va bene, non mi sta bene.

Hanno forse ragione i miei amici?

Sei annoiato, solo, lontano e quindi le mie attenzioni ti fanno piacere, ma questo non significa che tu desideri proprio le mie. Questo mi hanno detto loro. Che io sono un principe azzurro, che corteggio in un modo che ce lo si sogna. E che tu sei solo un vanitoso, egomaniaco, e alla fine la pagherò. Tu sostieni di no, però a volte il dubbio mi assale.

O forse sto solo esagerando? Forse mi sto attaccando a qualcosa che nemmeno esiste perché sono più egocentrico di te. Credere che tutto debba girare intorno a me, che tu debba essere sempre brillante con me o avere sempre voglia di sentirmi, quando semplicemente a volte non si ha niente da dire. O semplicemente non vuoi stare attaccato al telefono. Sabato sera mi hai detto che ti manca vedermi. Probabilmente è vero. Dovrei credere al bello, al buono, e non attaccarmi solo al negativo. Quando, probabilmente, il negativo nemmeno c’è. Non è così? Ma tu hai detto che posso chiederti qualunque cosa, così ti domando: a quale delle tue versioni devo credere? Quella che se esce per andare a ballare si dimentica di me o quella che ha voglia di stare con me?

Perché di fatto è così, io mi faccio prendere dallo sconforto in fretta. Basta una parola storta, un commento ironico, uno stop-flirt perché non mi va e vado in crisi. Gli ultimi ominicchi della mia vita non mi hanno riservato grande tatto o portato particolare rispetto. E ora sto sempre sul chi vive, con l’angoscia che siano tutti lì pronti a voler ingannare proprio me. Ma tu non hai ancora commesso un errore con me. La realtà è che non ho niente da rimproverarti. Anzi, hai solo dimostrato di tenerci. E probabilmente è stata solo una sensazione la mia, dovuta a una giornata un po’ grigia, piena di pensieri, che voleva solo avere un gesto carino da parte tua per svoltare. Mentre tu ti stavi divertendo e avevi poco tempo per me. Ma una sensazione è solo una sensazione? Dovrei dirti cos’ho provato? Come mi sono sentito?

A volte ho paura di sbagliare. Nelle attenzioni che ti do, nel modo in cui ti tratto. Dovrei avere meno paura di dirti esattamente quello che provo, o quello che sento. Usare meno le emoticons, rendere tutto molto più neutro per evitare eccessi e disfattismi, che gli estremismi sono solo ridondanti e non servono a nulla. Che se poi non ti sta bene un appunto, un commento o un mio punto di vista, te ne devi fare una ragione. E così anche io. E invece ti tratto coi guanti di seta, come se tu potessi spezzarti da un momento all’altro. Non sei malato, non sei in lutto. Sei solo disoccupato. Non dovrei dirti che si sistemeranno le cose, che hai un sacco di risorse e che comunque ad aprile c’è il progetto-Canada – già, quello. Dovrei dirti di tirare il culo giù dal letto. Di passare le ore a sfogliare siti di annunci di lavoro e non a guardare Screem Queens. E se non ti piace il mio tono, affari tuoi.

Non penso ti scriverò, ho bisogno di fare la mia scenata napoletana. Perché sono sempre molto posato, diplomatico e sereno. Ma dentro urlo e strappo lembi di carne a morsi. La mia carne. Forse devi cominciare a pensare che se capiterà spesso che tu sia così distratto, io non sarò sempre e comunque lì solo perché Tanto lui è forte e regge e non sa cos’è il rancore. Forse devo cominciare a farti capire che puoi perdermi da un momento all’altro.

Chiaro, tutto questo sempre che tu non abbia dormito fuori. In quel caso, dovresti semplicemente sparire.

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17 commenti Aggiungi il tuo

  1. avvocatolo ha detto:

    Urka che urlo di dolore… scrissi anch’io tempo immemore fa, di carne presa a morsi… la mia… solidarietà massima a te. E per ovvi motivi di campanilismo (sono nato e vissuto fino ai 23 anni a Napoli) non posso che applaudire alle scenate napoletane! 😉

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    1. andredelarge ha detto:

      Almeno la solidarietà mi è dovuta !!

      AHAHAH Grazie mille 😀

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      1. avvocatolo ha detto:

        Frischia! A giudicare dal tuo avatar mi sa che semo pure colleghi! _:D

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      2. andredelarge ha detto:

        di che ti occupi?

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      3. avvocatolo ha detto:

        di rogne…

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      4. avvocatolo ha detto:

        ayay scusa mi è scappato “invia”. Di rogne vale a dire diritto societario, bancario e finanziario. Insomma faccio evadere i grandi evasori e arricchire i grandi richic

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      5. andredelarge ha detto:

        Io mi limito a far sembrare bello ciò che fa schifo come Addetto Stampa 😉

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      6. avvocatolo ha detto:

        Miiiinghia! Non è che ti occupi anche di notizie su libri scritti da signori sconosciuti eh? Sarebbe una botta di sedere troppo grande 😁

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      7. andredelarge ha detto:

        Organizzo eventi di lancio libri, si. Sto seguendo una progettista/architetto ora nel tour di presentazione del suo libro

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      8. avvocatolo ha detto:

        !!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

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      9. andredelarge ha detto:

        AHAHAH, però non sono partita iva, sono dipendente quindi non ho proprio libertà decisionali …

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      10. avvocatolo ha detto:

        già mette le mani avanti 😀 Magari potresti sbirciare quando hai tempo sul mio profilo FB (massimo della penna) ho messo i primi due capitoli… poi via mail se vuoi ti svelo un piccolo segreto 😀 maximiliano.dellapenna@gmail.com

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      11. andredelarge ha detto:

        volentieri! 🙂

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      12. andredelarge ha detto:

        Non trovo il post sui capitoli del tuo libro

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      13. avvocatolo ha detto:

        Hai ragione che piciu li ho pubblicati in gruppi che probabilmente sono chiusi! Te li mando via mail, ok?

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      14. avvocatolo ha detto:

        you have got an email guy!

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      15. andredelarge ha detto:

        i’ve already answered dude

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