La mia persona

Probabilmente è un off topic, qualcuno di voi si domanderà se sia questo il luogo appropriato per questo genere di sharing. Questo blog non ha mai avuto la pretesa di essere iperrealistico. Mescola riflessioni e considerazioni che prendono sì spunto dalle reali (e surreali) situazioni che mi coinvolgono direttamente, ma è anche fatto di frammenti del mio libro (sì, quello che di questo passo non pubblicherò mai). Che sono sparsi qui e là, in mezzo alle tante versioni di me stesso che popolano le pagine di questo mio spazio.

Ma, e questo è certo, questo blog è fatto da me e di me. Della mia vita. E in parte, anche dalla sua.

Lasciatemelo dire, è esattamente questo il luogo, lo spazio più adatto in cui celebrare, festeggiare e – perché no – anche condividere (la gioia di) questa giornata.
TypingGwen, la web-editor che su questo blog cura la rubrica del giovedì L’altra sponda; intendo, G., la mia migliore amica oggi ha raggiunto un altro dei suoi più importanti goal, mi ha reso orgoglioso di lei, mi ha emozionato, prendendosi con il coltello tra i denti il 110 E LODE che ha sempre meritato. Nello studio, come nella vita. Almeno per me.

Io e lei ci siamo detti molto, molte volte, in questi anni. E forse sarebbe sfacciato scriverne qui, infrangere il pudore delle parole che ci siamo scambiati. Io e lei ci siamo detti tutto nei sorrisi di commozione, nell’abbraccio che ci ha stretti dopo la proclamazione. Nelle lacrime che mi ha strappato – stupida scema pagliaccia – facendo comparire il mio nome nei ringraziamenti, subito dopo quelli della sua famiglia, dei suoi bimbi.

Poche parole, ironiche, ma intime, come siamo noi.
Un riferimento alle lunghe discussioni.
Ma anche all’essere una famiglia.
Quella che ci si è costruiti, quella che ci si è scelti.

Sai, Gwen, l’emozione di quando mi sono laureato io è stata – e uso l’inglese per aiutarmi a esprimere le mie emozioni – touching, mi ha toccato personalmente. Niente in confronto all’essere lì per te, che invece è stato moving. Mi ha letteralmente spostato qualcosa, dentro, sopra, non ne ho idea. Ma ho avuto la sensazione di essere esattamente dove dovevo essere. Lì, con te, a supportarti, a congratularmi, a festeggiare insieme.

Sai, cuore, con te ho pensato veramente che la vita si fosse presa gioco di me. Sei stata una fidanzata, una compagna molto più di tanti passeggeri che sono saliti sul mio treno, per farsi il viaggio per un po’. Non c’è mai stato nessuno che ha dimostrato tanta determinazione, fiducia nei miei confronti. Ma forse, e oggi mi piace pensarla cosi, la vita si fa anche di persone che ci capitano per ricoprire esattamente un ruolo, quel ruolo. Anche quando, probabilmente, avrebbero potuto essere ben qualcos’altro. La mia anima gemella, io ho avuto la fortuna di incontrarla. Sì, avere gli impegni di una relazione senza i piaceri di coppia, me ne rendo conto, può sembrare terribilmente ingiusto. E poi, lo ben so, io sono irresistibilmente fico – anche se la vera gnocca sei tu.

Però tu sei la mia persona, e io ti ho trovato. E pensandoci bene, quanti hanno la fortuna di incontrare la propria persona?

Complimentissimi Gwen. Per il lavoro su te stessa. Per l’impegno costante. Per la fame di farcela. Per aver saputo ringraziare anche quello che non c’è stato, chiudendo un cerchio che sembrava essere un’eterna corda da saltare.
Ché poi questo è un 110 e Lode, ma nella vita proprio. E io lo sapevo da quando ti ho scelta.

Proud of you, cuore.
Stasera ti faccio bere come una stronza.
Tuo A.

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