Salutarsi #2

Porta Romana, mura spagnole. Baciarsi sotto la facciata illuminata come un mare al chiaro di luna delle Terme di Milano è qualcosa di magico. Sembra di essere sott’acqua, sotto la superficie, di non avere respiro a sufficienza. È la giusta conclusione di un giro panoramico di Milano. La Stazione Centrale, Piazza Gae Aulenti, Porta Venezia, Porta Genova, Sant’Ambrogio. Ha avuto l’occasione di salutare tutti i nostri posti, tutta la città. Che ieri sera era più bella che mai.

Ci sediamo ad un tavolo al Palo Alto. Ormai la conversazione tra noi ha pochi freni, ho l’impressione che possiamo dirci tutto. Parliamo di noi, delle esperienze del passato, di qualche incontro occasionale che non ci ha lasciato molto, ma che al tempo ci era sembrato divertente.

Scusa, mi dice. Immagino tu stia rivalutando l’idea che avevi di me.
Ti senti in dovere di chiedere scusa per qualcosa?
Non lo so, sì. Non voglio che pensi male di me. A volte l’ho fatto solo per curiosità.
Io non mi fido molto delle persone, ma mi fido di te. Se passi il tempo con me, se esci con me significa che stai bene con me. Non mi interessa di chi ti sei scopato. L’importante è che tu l’abbia sempre fatto con la testa.
Ammetto che in realtà mi infastidisce molto. Ma non è il numero, o i luoghi in cui ha incontrato quei ragazzi. E’ la profonda consapevolezza che tra tutti loro ce ne è stato almeno uno che era meglio di me, e a cui ripensa sicuramente.
A volte penso che hai sei anni in meno di me, dice.
Io non percepisco la differenza.
Sei più grande della tua età, tu sei più uomo di un sacco di ragazzi che conosco. Sei più uomo di me.
Ti annoio?
Ti invecchia.
Ho dovuto crescere in fretta,
lo dico sperando di liquidare il discorso. Se è la nostra ultima sera, non è di questo che voglio parlare.
Spiegami.
Ma cosa gli spiego? Del rapporto con mio padre? Oppure di quel paio di stronzi in cui mi sono imbattuto e che hanno modificato il filtro con cui guardo il mondo, rendendomi più concreto, duro, risoluto, trasparente. Adamantino. O forse vuole che gli parlo del mio vicino di casa, quello che mi regalava un sacco di cavalli giocattolo?
Naaa, non stasera. Avremo tempo.

Sorride. Dio quanto è bello. Lo porto a vedere il lavatoio, forse lì non c’era mai stato. Ma siamo stanchi, e parlare non è necessario. Ci rintaniamo in macchine, si raggomitola contro di me.

Ti riporto a casa, sei stanchissimo.
Io voglio stare con te, mi dice.

E così ci salutiamo per la seconda volta. Io sono eccitatissimo, ho l’ormone fuori controllo. Se ne accorge.
Ma stasera che c’hai? Sei un porco arrapato!
Ti aspettavi che fossi un bravo ragazzo?
Sì!
Sei deluso?
Scuote la testa per dire di no. Tu parli poco di te, che ne so io? Lo dice con sorriso malizioso, senza smettere di baciarmi, di toccarmi. Dio, quanto bello è? Il coinvolgimento è evidente, le mani non sanno cosa raggiungere prima, la sua lingua violenta il mio piercing. Abbiamo il fiato corso, iniziamo anche a confondere parole e ansimi.

E poi boom, eccallà. mi fracassa il cuore. Si ferma, mi guarda.
Ti voglio. Voglio sentirti dentro. Voglio entrare dentro di te. Andre, voglio fare l’amore con te.

La pulizia stradale ci interrompe. Ci rivestiamo, torniamo ad abbracciarci.

Così parti, parti davvero.
Sì, ma voglio tornare presto. Voglio vederti.
Tanto ci sentiamo. Vieni a Lecco? Dormi da me.
Sì, e poi lecco te. Ridiamo. Comunque parto giovedì mattina, eh.
Cosa significa?
Che sono ancora qua fino a giovedì.
Vuoi fare qualcosa domani?
Io voglio stare con te.

È assurdo, ma mi incazzo. Ma non è forse peggio? Continuare a salutarsi, continuare a dirsi arrivederci, a stringersi per l’ultima volta prima di chissà quanto tempo? Perché diciamolo, se alla fine ha scelto di tornare giù è perché ha bisogno di rimanerci. Almeno per un po’. Ci stiamo trascinando il cadavere. Tanto se ne va comunque, due ore in più o in meno non faranno la differenza. O forse sì?

Metto in moto. Ti riporto a casa.
Che c’è?
Niente. Non puoi fare così. Devi dirmelo se ci stiamo salutando ora o cosa.
Mi rendo conto che ci resta male. Salutando per sempre dici? No, ma perché? C’è un misto di sconcerto e paura sul suo viso. Ha gli occhi lucidi.
Ma no, intendo prima che parti. No ti prego non fare così, per favore.
Non ho niente.
Spengo la macchina. La sento che arriva. È l’ondata di irrazionalità che mi sta attraversando il sistema capillare, risalendo tutti gli arti lungo vene e arterie per esplodere nel cervello. Non voglio salutarti, ok? Semplicemente non voglio. Perché vorrei avere più tempo, vorrei fare più cose. E sì, vorrei venire a leto con te. Lo so che suona malissimo, ma è vero. Non è solo voglia di scopare. È voglia di venire a letto con te. Ma visto che devo farlo, voglio sapere se è un saluto o se domani siamo ancora insieme. È difficile riportarti a casa, ma lo è di più se ogni volta è l’ultima e non lo è mai.
Andre, non rendere le cose difficili.
Le cose sono difficili. Sarà tutto diverso.
Lo so.

Ci baciamo. Ti voglio bene, lo dico io stavolta.
Ti odio, volevo dirlo prima io.

Mi tiene per mano per tutto il viaggio fino a casa. E davanti al portone mi bacia, di un bacio vero. Non se l’era mai sentita prima, in quella zona di Milano. Forse è stato semplicemente inevitabile per entrambi.

Quindi? Domani ci vediamo?
Decidi tu. In base a cosa hai da fare.
No Andre, non decido io. Non so che impegni hai, non voglio che rinunci a nulla per me.
Non ho impegni. Devo solo andare in palestra, poi ci sono.
Mi guarda come per dire. La palestra? Ma che davero? Sorride. Intanto però ti saluto, che nella vita non si sa mai.

Il secondo ultimo saluto. Il secondo ultimo abbraccio. E guardarlo scendere dalla macchina è stato bruttissimo, ha fatto già un pò più male. Spero di non doverlo rifare. Ma voglio stare con lui.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...