Di un vento raro

Una mattina di gennaio del 1943 a Spearfish, in South Dakota, si verificò uno stranissimo fenomeno atmosferico. Alle sette la temperatura era di 20 gradi sotto zero, ma nel giro di due minuti, a causa di un raro vento che scendeva dalla vicina Lookout Mountain, il termometro salì improvvisamente a dieci gradi. Nell’ora e mezza successiva l’aria si riscaldò ancora di più, ma alle 9.30 la temperatura era scesa di nuovo a –20. Mi chiedo se nelle prossime settimane il tuo umore non subirà sbalzi simili.

E’ il suo oroscopo di questa settimana, Ariete. Un pò lo spero, spero di mancargli veramente quando se ne sarà andato. La parte più egoista di me spera pure che questa cosa che c’è tra di noi gli possa ridare la giusta energia per impegnarsi di nuovo nella ricerca di un lavoro qui, a Milano. La fustrazione, le porte in faccia, la stanchezza, non ci stava più provando abbastanza. E gliel’ho detto, per lui è stata una sberla. Però non mi ha lanciato quell’occhiata da “Che cazzo di diritto pensi di avere di dirmi una cosa simile?”, era più un “Te ne sei accorto, non volevo deludere le tue aspettative.” Gli ho detto che se questa è la tensione massima che riesce a sopportare, dovrebbe tornare a casa. Sbattere la faccia contro la noia e la staticità della vita lì potrebbe svegliarlo dal torpore.

Spero che gli sbalzi di umore dipendano da Milano, dall’esperienza dell’Expo, dalla vita qui. “Qui ho vissuto davvero, a casa… a casa esisto e basta.” Spero che i momenti di nostalgia saranno legati anche al mio ricordo, e alla mia mancanza.

Ieri mi ha chiesto di vederci. Lui, proprio lui che ha il terrore di scrivere per primo la mattina per paura di dover aspettare la risposta per ore. Lui, che teme il rifiuto come la peggiore cosa che possa succedergli. Ero libero, ho accettato. In caso contrario, mi sarei liberato.

Altra serata perfetta, altre parole pregnanti. Un altro pò delle nostre storie che si sono intrecciate. Poi una passeggiata, fino al Duomo. Era euforico, forse una scarica di adrenalina dovuta alla stanchezza accumulata. Forse il Moscow Mule cominciava a risalirgli il sangue. Qualcuno che scivola sui pattini ci passa a fianco. “E’ tanto che non vado coi roller.” “E sul ghiaccio, hai mai pattinato?” “No, a Salerno non abbiamo nemmeno il Palazzo del Ghiaccio.” “Ehi, dobbiamo andarci per forza prima che te ne vai.” Cioè tra due giorni, btw.

Nel frattempo siamo già in Piazza Cordusio e da lì fino a Castello Sforzesco. I nostri baci hanno sempre avuto delle cornici suggestive. A Expo, il primo. I giardini di Porta Venezia, davanti al Planetario. Al Castello vestito di luci soffuse per la sera, popolato da coppie a spasso coi cani, piccoli gruppi di amici, qualche biker della notte. E ancora baci, e baci. E tenerezze, e giochi di dolcezze e scambi di morsetti, baci sul collo. E lui che mi stringe e respira a fondo il mio profumo. Ho avuto la sensazione di poter restare su quella panchina di marmo davvero a lungo. Io seduto a cavalcioni, lui in mezzo alle mie gambe, di lato, con le sue appoggiate alla mia coscia. Mani dentro mani, bocca dentro bocca. Mi viene così spontaneo e naturale baciarlo, lì, con il mondo che ci scorre attorno, senza troppe preoccupazioni, senza alcuna difficoltà. Sembra l’unica cosa giusta da fare. Ed è surreale. Due venditori di rose si avvicinano: non c’è amore senza rosa, ci dicono. Mi sembra quasi che ci sorrida anche la gente che passeggia. E non ho ancora finito di pensarlo quando lui: “Credo di volerti bene. Dico, bene veramente.”

Ma visto che nessuno stato d’animo durerà a lungo, probabilmente non sarà un problema. Potresti perfino trovare il modo per goderti questo saliscendi.

Giusto, l’oroscopo finiva così. Gli sbalzi d’umore non durano per sempre. E onestamente glielo auguro, come lo auguro a me, di non pensare troppo a noi, di non farsi prendere dallo sconforto quando saremo lontani. Forse dovrei persino augurargli di dimenticarmi. Perchè ce la stiamo solo godendo, è così, no?

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