Tellus, se la vita va in pezzi

“La parola terremoto (dal latino terrae motus, movimento della terra), sinonimo di sisma o scossa tellurica, indica una vibrazione o un’oscillazione improvvisa, rapida e più o meno potente della crosta terrestre. Tale smottamento è provocato dallo spostamento improvviso di una massa rocciosa nel sottosuolo.

A sua volta questo spostamento è generato da forze di natura tettonica, le quali agiscono costantemente all’interno della crosta terrestre, producendo liberazione di energia in una zona interna della Terra che si chiama ipocentro. L’ipocentro è il punto di propagazione delle onde sismiche che provocano il fenomeno che è possibile osservare in superficie.”

Dopodiché nei libri di geofisica ti spiegano come tutto sia solo distruzione, morte e separazione. La vita che va in frantumi, in pezzi. Cocci per terra, cocci sulla testa, cocci nello stomaco. Parlano della violenza magnitudo di un terremoto, di vittime, delle case crollate, degli sfollati. Mi ha sempre sconvolto il fatto che nessuno abbia mai associato la parola vita ai terremoti. Più che altro mi shockava la consapevolezza di essere spesso l’unico, tra molti, a sentire quella pulsazione vitale, quella linfa ghiacciata risalirti lungo la schiena dalla pianta dei piedi mentre la terra sussulta. Quella scossa, che è anche di pura elettricità, oltre che di terra e di roccia e di fuoco.

Ho vissuto l’esperienza di un terremoto. Più di uno in realtà, ma quello me lo ricordo particolarmente bene. Ero sdraiato a letto, stavo leggendo Non ti muovere di Margaret Mazzantini – il destino è davvero curioso alle volte. Mia madre stirava al piano di sotto. Casa nostra è composta da due appartamenti posti agli ultimi piani di un palazzo. L’oscillazione, bè, sembrava di stare sull’altalena. Quello che più mi ha colpito, però, è stato vedere il muro al mio fianco aprirsi, spaccarsi. Con la coda dell’occhio ho visto una crepa cominciare a correre lungo la metà della parete. Ne sentivo il preciso scricchiolare. Mi sono alzato di corsa e l’ho seguita. Si è fermata solo alla fine del muro, quando ormai aveva attraversato tutta la casa nella sua lunghezza, stanza dopo stanza. Impressionante. Il rumore e poi il silenzio. E la vita che scottava sotto i piedi. Il respiro corto di chi si rende conto di esistere e chissà per quanto poi, ma ci sei. Passati i primi secondi ho capito che il palazzo non avrebbe ceduto. E ho sorriso, ma di eccitazione, di potere. Mi sono sentito vivo.

Da quel momento, quella che a molti appare un’equazione semplice, da far paura, un asintoto indiscutibile, per me ha perso di significato. La terra che trema corrisponde ad una morte sicura (o quasi). Eppure io continuo ad avere la netta sensazione che le parole con cui il fenomeno viene decritto siano portatrici di una potenza vitale irrinunciabile. Vibrazione, energia, centro e superficie. L’analogia tra sisma e vita umana per me è sempre stata potentissima. Ho sempre pensato che la vita fosse una terra percorsa da terremoti, sprigionati da movimenti interiori che necessariamente esplodono all’esterno.

E’ la vita, perchè anche la vita va in frantumi, in pezzi. E ancora, e ancora. E’ la vita, perchè anche la vita a volte trema. E devi riprendere in mano tutto, spessa da terra. Riordinare, ricostruire. Eppure, anche se trema, qualcosa continui a riconoscerlo. Qualcosa continui a sentirlo battere, continui a sentirlo tuo.

Penso a questo istante della mia vita, mi sento nel pieno di un terremoto. E la cosa mi rende felice, perché per l’ennesima volta sono in movimento, in divenire. Panta rei. Sto rimettendo in dubbio tutto, non do mai per scontato che quando qualcosa nella mia vita assume una posizione sia destinata a mantenerla per sempre. Le situazioni cambiano, i contesti si evolvono, le persone che ci circondano vanno e vengono (o come spesso piace dire a me, nel mio caso vengono e vanno). La stabilità mi spaventa. Dare le cose per scontate, non mettere mai in conto i cambiamenti, gli stravolgimenti. E invece è fisiologico: la vita cede, scricchiola, sì capita anche che si sgretoli.

Radere al suolo significa anche avere l’occasione di fare meglio, di ripartire da capo. Ri-nascita, tornare a vivere, e non a vivere di nuovo, ma a vivere da nuovo. Tellus, divinità che per i romani proteggeva le città dalla distruzione sismica (da lei l’espressione scossa tellurica), era anche dea della Terra e della fertilità. Della vita. Non può essere solo un caso.

Annunci

2 commenti Aggiungi il tuo

  1. marzia ha detto:

    Come campana so bene di cosa scrivi..e ricordo il 23 novembre del 1980 a Salerno.
    La foto è tua?

    Mi piace

    1. andredelarge ha detto:

      La foto non è mia, Marzia. Ci sono eventi della mia vita che non ho avuto l’intuito di fotografare. E, pare strano, oggi ringrazio il me stesso del passato per non averlo fatto. Le crepe di quel terremoto sono ancora li, l’occhio senza obbiettivo non le scorderà comunque.

      Mi piace

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...