Dipendere dalle informazioni (o “della paranoia”).

Ho bisogno di scrivere. Perché se vedo nero su bianco le parole che mi frullano in testa riesco a ordinarle, a contarle e numerarle. A organizzarle in frasi di senso compiuto, in periodi più o meno lunghi di ragionamento. E anche perché, più dei respiri profondi, mi aiuta a gestire gli attacchi di panico.

Ho cominciato a soffrirne quest’anno, quando Lui – quel lui – ha distrutto la mia integrità, la mia dignità e la mia autostima per nutrire il suo ego, mentre si scopava qualcun altro in attesa di trovare i coglioni per dirmi in faccia che gli ero stato utile, ma non gli ero indispensabile [ndr. non credo li abbia mai avuti, comunque.]

Quando pensi di essere coinvolto in una relazione, ti fai delle aspettative. È sbagliato, controproducente, ingiusto, ma dannatamente spontaneo, perché nutre il tuo io, ti dona il sorriso, ti concede un po’ di lungimiranza e la possibilità di progettare il futuro, almeno quello prossimo. Quando scopri di essere tu l’altro, quello di troppo, quello che serve per leccarsi le ferite, è come se ti venisse sfilata la spina dorsale tutta d’un colpo. Ti pieghi su te stesso, e non ti resta che guardare da terra la tua serenità saltellare via.

La spina dorsale, e la fiducia in te e negli altri. A me, che mi fido giusto di mia madre e di un paio di anime pie che hanno scelto di restare nella mia vita nonostante tutto, nonostante le abbia spinte lontano da me, le abbia chiuse fuori e abbia umiliato la nostra amicizia per spirito di autoconservazione.

Perché ti senti in diritto di testare le persone? Cazzo, è vero. Le spingo al limite, le metto alla prova, le provoco e le inganno per portarle a dirmi quello che ho bisogno di sentirmi dire. Perché per me funziona così, ho bisogno di continue, piccole conferme per trovare la forza di procedere. Ho bisogno di un riconoscimento. “Sei arrivato fino a qui, complimenti! Eccoti un premio!” E io a scodinzolare, pronto a saltare il prossimo ostacolo.

È così che ti lascia, quando un amore ti raggira. Spaventato di ogni passo avanti, di ogni passo indietro. Incredulo nell’ascoltare ogni parola, nel leggere ogni messaggio. Alla continua ricerca di certezze a cui aggrapparti, per convincere te stesso che sì, puoi andare un pochino più avanti, sporgerti ancora un po’. Lui ha inibito la mia capacità di costruire rapporti sociali.

E adesso ho bisogno di correre per sapere tutto subito, per conoscere le intenzioni e le sensazioni riguardo me e la nostra frequentazione, quando sto di fronte a un ragazzo. Ho rovinato più conoscenze per colpa delle mie paranoie, che non per questioni di reale incompatibilità o incomprensione. Tu pretendi moltissimo all’inizio, quando l’altro ancora non sa nemmeno se vuole andare avanti a conoscerti.

Ho imparato ad essere bravo a letto e ad usare il sesso come merce di scambio quando ancora odiavo il mio aspetto, il mio orientamento affettivo e sessuale, l’esperienza di vita accumulata fino a quel momento. Quando pensavo che fosse l’unico modo per avvicinare qualcuno. E oggi, ora che l’amore l’ho sperimentato e di relazioni ne ho cavalcate, spesso mi ritrovo a pensare che è tutto ciò che posso offrire. Che il sesso è l’unica cosa che vogliono da me. Così lo concedo subito. E poi pretendo delle cose in cambio. Informazioni.

Come stai con me? Ci rivedremo? Quando? Mi pensi? Perché non mi scrivi?

L’ultima volta che sono stato a Expo ho rivisto un ragazzo che conosco da qualche anno. Ci siamo incontrati la prima volta in vacanza a Palinuro, lui è di Salerno. Abbiamo chiacchierato molto, lui lavora in uno dei padiglioni, si fermerà a Milano fino al termine dell’evento, poi vedrà. Tornare a sentirci con una certa frequenza e regolarità è stato spontaneo. Che ci piacciamo è evidente. Me l’ha detto, me l’ha fatto capire, e me l’ha dimostrato. Mi dice che mi pensa, che mi vuole rivedere, che spera di fermarsi a Mialno di più per avere più tempo per conoscerci.

Il punto è che poi, una sera, torna a casa tardi. Torna a casa tardi e mi scrive, perché mi scrive. Ma è così tardi che non do valore al fatto che mi scriva mentre comincio a chiedermi dove cazzo è stato tutto quel tempo. Con chi. E allora visualizzo e non rispondo e mi aspetto che sia lui a scrivermi di nuovo. Perché devo testare il suo grado di interesse, tolleranza al mio umore e voglia di sentirmi. Perchè mi deve dimostrare che è tutto ok, che pensa ancora a me, che vuole rivedermi. Perché, semplicemente, non mi fido.

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3 commenti Aggiungi il tuo

  1. marzia ha detto:

    Non fidarsi è un bene, a mio avviso.
    Mi son sempre fidata, me ne son pentita ora a 60 ani suonati.

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    1. andredelarge ha detto:

      Quello che credo è che una sensazione vada sempre seguita. E che se ti rendi conto di maturare un dubbio su qualcuno, è perchè questa persona ti da modo di dubitare di lei… Ma quanto può far bene essere sempre schivi?

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      1. marzia ha detto:

        L’equlibrio è arduo da raggiungere..
        Io stessa devo ancora temprarmi..

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