1111.

Ho smesso di fumare. Posso affermare con assoluta certezza che è stata la cosa più difficile che abbia mai fatto nella mia vita. Non la più rischiosa o la più coraggiosa, ma la più difficile. Comunque, cinquantacinque giorni fa ho smesso di fumare. Mi sono svegliato una mattina, gambe giù dal letto, i piedi sul pavimento freddo. Durante l’estate mi trasferisco nella camera degli ospiti. E’ più fresca, mantiene meglio la temperatura. Dormo più sereno. Ma ha uno specchio. Grande, barocco, ricco. E lo specchio è la prima cosa in cui ti imbatti quando ti metti a sedere, dopo esserti svegliato. La tua stessa faccia a darti il buongiorno.

Dopo che sei passato e come un tornado mi hai prima sollevato il cuore e poi l’hai scaraventato altrove ho smesso di andare in palestra. Ho perso massa muscolare, tonicità. Ho perso desiderio sessuale. Così quando mi sono svegliato, cinquantacinque giorni fa, in una camera alla quale ero del tutto disabituato, e mi sono guardato, la prima cosa che ho pensato è stata… giallo.

Penso al giallo quando vedo un malato, quando rifleto sulla morte. È il colore dell’ittero, di chi ha problematiche ai reni. Mi sa di malessere, di chiuso. Ecco, se il puzzo di chiuso avesse un colore, sarebbe giallo. Il giallo mi ricorda l’interno delle tombe. Giallo come la febbre che ti consuma, come il liquore che strega le parole, come il veleno che spilla dal tuo seno. Parafrasando un po’ Capossela, il giallo nuoce gravemente alla salute.

Oggi le sigarette non le compro, mi sono detto. Erano cinquantacinque giorni fa. Una vita fa. Sono Millecentoundici le sigarette che non ho fumato, ad oggi. C’è un’applicazione sul mio iPhone che mi sta aiutando, mi incoraggia. Tiene il conto dei progressi per me. Si complimenta. Lo so, è ridicolo. Ma mi aiuta a non cedere, sinceramente.

Ora tutti mi chiedono come ho fatto. Come ci si riesce. Perché io ho letto quel libro, ma non ha funzionato. Sai quello per smettere di fumare. Non lo so. La realtà è che non lo so. Forse c’è un momento della vita in cui – viva Dio – cominci a fare pena a te stesso. In cui ti guardi in quel grande specchio reale e ti domandi cosa, di preciso, cazzo stai facendo. Scandivo i quarti d’ora in cui non ti facevi sentire, i minuti dei tuoi ritardi, i climax ascendenti delle nostre litigate con le sigarette. Perché non risponde? Fumo nei polmoni. Perché ce l’hai con me? Fumo nei polmoni. Perché mi tratta così? Fumo nei polmoni. Fumo nei polmoni. Questo sei stato per me, fumo nei polmoni. Lunghe, intense boccate di fumo nero merdoso nei polmoni. Catrame, petrolio. Nicotina, tanta tantissima nicotina.

Sai, i nostri amici, i miei amici in realtà, mi dicono che mi vedono più sano. Sì, sai, ho messo un paio di chili, ho ripreso colore, i miei capelli sembrano sempre puliti e non mi porto dietro quell’odore di posacenere quando attraverso le soglie. Ho più fiato, sono tornato a correre. Vado in palestra, ho ripreso a mangiare sano.

Millecentoundici sigarette fa ti odiavo, eri la causa del mio stare male, del mio dormire, dei miei silenzi. Ma quando mi sono svegliato cinquantacinque giorni fa con la consapevolezza che non sarebbe stata una guerra, non lo sarebbe stata mai più, che potevo affrontare quella giornata senza domandarmi Oggi mi scriverà? Oggi sarà di buon umore? Mi amerà, almeno oggi? Ho respirato. Sollevato.

Ecco, smetti di fumare quando l’aria che fa il giro becca proprio i tuoi polmoni. Quando la senti. Pieno, vuoto. Petto alto, diaframma rilassato. Quando i denti non strofinano più gli uni sugli altri, perché stai finalmente respirando a bocca aperta. Quando la respirazione nervosa cessa, quando la tachicardia non ti prende ad ogni caffé, scala percorsa o semaforo rosso. Quando ti guardi e in un istante capisci che il riflesso che ti da il buongiorno è l’ombra di quello che sei, no neanche, non sei proprio tu. Smetti di fumare quando, una volta ancora, sei chiamato dalla vita a migliorarti, a rimetterti in discussione. E cazzo, Dio solo sa quante volte hai smontato e rimontato te stesso per essere la versione sempre aggiornata, l’ultimo modello di te stesso. E capisci che sei orgoglioso, che ti piaci, che ti ami. Che sì, non sei perfetto, ma sei la persona che desidereresti essere, o quella che vorresti incontrare. E smetti di fumare perché, forse, è l’unico aspetto di te che al momento puoi migliorare. Perché quasi tutto il resto l’hai già corretto e non sei nato sbagliato e ora lo sai. Ma hai bisogno di fare qualcosa per te stesso, di cambiare abitudini.

Di cambiare letteralmente aria.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...