Nato alle prime luci del mattino

Ricordo che abbiamo cominciato a parlare perché mi ha chiesto cosa significasse, per me, indipendenza. Io stavo intrattenendo un capannello di amici con uno dei miei soliti pipponi sulla vita, il significato delle parole, i miei problemi. In mano un Moscow Mule, eredità del precedente passeggero. E tu semplicemente ti sei intromesso. Cosa significa, per te, indipendenza?

Credo di aver pensato di potermi innamorare di te in quello stesso istante. Per questo ti ho respinto. Il tuo stile magnetico, la tua propensione a spiegare, chiaramente, quello che pensi. Più mi sentivo attratto, più mi ricordavo che non ero disponibile, non ero single. Non ero libero.

Sei stato tu, di fatto, ad aprirmi gli occhi sulla mia relazione. Non ero libero?! La libertà è scegliere, e io avevo scelto quel biondissimo, altissimo, bellissimo russo. L’avevo scelto. Ero libero, volevo lui. Lo volevo?

L’ho lasciato anche per te, oltre che per i nostri problemi di incompatibilità sessuale, culturale e caratteriale. Ma non te lo dirò mai. Non ora, comunque. Ora che non sei ancora niente, per me, se non una magnifica presenza. Perché tu ci sei, vero, si?

A volte me lo domando. Se da quando hai la certezza di avermi ottenuto non stai mollando la presa. E per me è una storia che si ripete, la lotta per avermi, il desiderio di scopare con me, e poi la pace del guerriero vittorioso. Il sonno dell’uomo appagato, di chi è appena venuto e ha ancora il volto soddisfatto. E poi, acqua tiepida, entusiasmi disincarnati e disillusione.

C’è un motivo, secondo me. E’ che hai la faccia da troia, ti atteggi da figa di legno, ma sotto sotto sei una madre, una moglie, una rosa rossa al ristorante. E’ così? Me l’ha detto un tipo con cui ho scopato una volta, quell’unica volta. Sei bello, diceva, interessante e sfacciatamente trasparente. Un prisma perfetto, che però riflette tutti i colori dell’arcobaleno. E non tutti sono disposti ad accoglierli, a comprendere le tue innumerevoli sfaccettature.

Ieri mi sono sentito molto stupido. Dirti che ho voglia di vederti e ricevere per risposta un elenco dei tuoi impegni e la parola free a indicare i pochi momenti disponibili. E non mi sono sentito stupido perché mi hai dato buca, no, ci sta, ci impegni sono molti, difficili da incastrare. Ma perché non hai detto né si né no. E non hai rilanciato, soprattutto non hai rilanciato.

E vedi, se non hai molta voglia di vedermi per me va bene, ma preferisco saperlo ora. Se hai conosciuto qualcun altro o scopi con qualcun altro o vuoi uscire con altre persone è ok, ma ho bisogno di essere messo al corrente di queste cose. Non sapere mi uccide e mi mette a disagio. Sapere mi rende libero di scegliere. Perché io non ho davvero bisogno di stare con qualcuno, soprattutto se non è una situazione semplice, lineare, facile, gestibile. Cose complicate, equivoche, poco chiare non ne voglio. Non ho la testa, non ho le forze né le energie.

A te, che sei il mio prossimo errore, chiedo per favore di non tenermi all’oscuro dei tuoi pensieri per essere certo di dominare la situazione. Dammi la libertà di scegliere, concedimela. Potrei scegliere te. In caso contrario dovresti sapere che anche se sono l’ultimo a mollare, sono il primo a rompersi il cazzo molto in fretta durante l’attesa.

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