Marta e Paolo.

– A me sto fatto dell’innamoramento non convince proprio.
– Cioè?
– Sta cosa che bisogna innamorarsi per stare con qualcuno.
– Oddio, delira.
– No, dico davvero. Se le persone stanno bene insieme, perché non possono provarci? Che ne so, darsi tempo.
– Tempo per cosa? Per capire? Se scatta, scatta.
– Cazzate. Se non conosci una persona, se non ci passi del tempo insieme, cosa scatta? Un’infatuazione?
– È la miccia.
– Si, che ti fa bruciare tutto subito, poi arrivi alla carne viva e ti chiedi chi hai di fronte.
– È la pelle viva, il punto.
– Non voglio pelarmi vivo.
– Ma se non hai voglia di pelare la persona che stai conoscendo, che senso ha frequentarsi?
– Il tempo. Forse ora non lo vedi chiaramente, ma tra qualche mese potresti capire che provi qualcosa per la persona che una volta non desideravi.
– Perché la conosco meglio?
– Perché raggiungi una certa maturità nel rapporto con lei. Una maturità che ti può far stare bene in un modo che non credevi possibile.
– Quindi sei dell’idea che l’amore viva nella casa a fianco?
– Sullo stesso pianerottolo. Perché no?
– Assurdo.
– Perché le persone non devono poter pensare che come tutto il resto anche i rapporti siano fluidi? Ecco, mettiamo il caso che tu ti innamori di me.
– Io? Io abito davvero nella porta di fronte.
– Perché no? Tu, un giorno mi vedi entrare dal portone con una ragazza. E ti dici. Cazzo, avrei potuto essere felice anche io così, con lui.
– Non posso pensare di venire a letto con te.
– Perché vedi la struttura del nostro rapporto, non la persona. Pensa a me, come persona. Non sono perfettamente compatibile con te?
– Forse.
– Lo sono.
– Ok, quindi?
– Quindi potrei portarti fuori a cena, una sera, come amici. E chiederti se ti va di finire la serata a bere qualcosa da me. E magari ti svegli il mattino dopo che sei ancora da me.
– Non succederebbe mai.
– Tu non vuoi che succeda.
– Rovineremmo tutto.
– Tutto cosa? L’amicizia? Per una scopata? Mal che vada capiresti che non sono così perfetto.
– E se poi funzionasse anche il sesso?
– Staremmo insieme. La mia ragazza deve essere la mia migliore amica.
– Questo non significa che la tua migliore amica debba essere la tua ragazza.
– E dove sta scritto?
– Sarebbe strano.
– E strano è brutto?
– Sarebbe come se io tornassi da Juri, lo guardassi e gli dicessi “sai che cazzo c’e? Che ti amo ancora, come allora. Non importa chi mi sono portata a letto, con chi ho bevuto. Io ti amo ancora.” E lui dicesse si.
– Lo ami ancora?
– Sta con un’altra.
– Stava.
– Soffre per lei.
– Si, forse. Ma forse soffre per lei perché pensa di aver perso il meglio che potesse avere. Lo ami ancora?
– Di più, se possibile.
– E come ti senti?
– Patetica.
– Perche?
– Perché io sono qui, piena di lui e vuota. E lui é li che si strugge per una stronza qualsiasi. Ho dato tutto per lui. Mi ha scaricata. Non posso tornare. Non me lo perdonerebbe nessuno, tanto meno io.
– E ti perdonerai quando guardando indietro ti chiederai cosa sarebbe successo se…
– Cosa c’entra?
– Non pensare a quello che diranno gli altri. O i tuoi. O io. Chi dobbiamo amare, cambia sempre. Ce lo dicono sempre gli altri. Chi è giusto avere adesso. Chi non é giusto. La realtà é che vogliamo chi vogliamo. Tu lo ami ancora?
– Si.
– Che cazzo fai ancora qui?

pp. 156-157

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