Sono un debole.

Sono un debole. Non riesco a fare a meno di lui. Pensavo di sì, e invece non ci riesco. Nonostante tutto il male, nonostante tutto lo schifo, nonostante non meriti il mio tempo, la mia considerazione, le mie energie. Non ce la faccio.

Riesco a non scrivergli, riesco a non farmi sentire. Riesco anche a passare delle buone giornate, senza di lui. Ma poi mi manda un messaggio e tutto vacilla, trema. Terremoto del cuore. Di nuovo. Si può essere così legati a qualcuno, quando ci ha fatto soffrire così tanto? E’ una domanda che mi faccio, perchè onestamente non so cosa mi tenga più legato a lui, se non il ricordo di quello che avrebbe potuto essere tra noi. E la nostalgia di ciò che non è stato è malsana. E insensata.

Sono irragionevole? Sì, forse lo sono. E forse è vero che la ragione non è in grado di capire le ragioni del cuore. Perchè io, se ci penso davvero, uno come lui al mio fianco, nel mio letto, mentre dormo, a colazione, non lo vorrei. Non mi fiderei, non sarei tranquillo, non sarei sereno. Che preussposti sarebbero per una relazione, questi? Le fondamente sono già minate, le ha distrutte lui a colpa di piccone quando non ha avuto il coraggio di dirmi che aveva conosciuto un altro.

Poi, però, rispunta. Mi scrive lui. Come stai? Tutto bene. Balle. Ieri ho perso le chiavi dell’ufficio perchè sono distratto, perché penso a lui nei momenti meno opportuni. Di notte, quando dovrei dormire. Durante un meeting di lavoro, quando dovresi ascoltare. Quando sono coi miei amici, e dovrei sorridere.

Come il giorno del suo compleanno. A mezzanotte gli ho inviato un video. Tredici candeline accese, una in fila all’altra, a scrivere Happy Birthday. E il mio soffio a spegnerle. Tanti auguri. Mi ha ringraziato, un bel messaggio davvero. Ha detto che è stato il modo perfetto per andare a dormire, e che l’ha riguardato la mattina per cominciare alla grande la giornata.

Quella sera mi ha mandato una foto del Duomo. “Sei a Milano a festeggiare?” Gliel’ho chiesto. “Si, con lui.”

Ieri mi ha scritto ancora. Volevo strozzarlo, così mi uccide. Cosa vuole da me? Forse hanno ragione i miei amici, mi sta solo prendendo in giro, sa di potermi controllare e la cosa gli piace. Così crede, almeno. Ma cazzo, lui si scopa un altro. E ogni volta che mi sento cedere le gambe, ripenso in fila alle cose che mi ha combinato. E lui si scopa un altro. E io non ho più posto per lui. Si scopa un altro. E quella sera non ho dormito. Lì a chiedermi se avessero già finito. Se stessero ancora facendo sesso. Dove? Nella sua macchina nuova. Non potrò mai salirci, ma comunque non ce ne sarà l’occasione. A casa sua, forse? Non mi ci ha mai voluto portare. Non me l’ha mai chiesto. Quando ci saltavamo addosso, quando scopavamo due, tre volte di fila, non ha mai pensato di andare in un posto comodo, tranquillo, a casa. Andiamo da me. E io mi sarei innamorato in quel momento.

Ma ieri mi ha scritto, di nuovo. E io ho ceduto all’impulso di rispondergli. Freddo, distaccato. Mi ha chiesto delle vacanze, gli ho detto che alla fine ho prenotato “Pagato oggi, isola di Krk, Croatia.”

“Nudismo?”

“Se mai vedrò la spiaggia.”

“Perchè?”

Ma che cazzo te ne frega? “Le vacanze dell’anno scorso sono il mio termine di paragone, non si ripeteranno. Compagnia sbagliata quest’anno.”

“Ehm… ma se lo sai prima, metti rimedio”

“E’ un ripiego, non era quello che avevo in mente.”

“Che avevi in mente?”

Smettila di rispondere, non gliene importa nulla. “Eh, te l’avevo detto, la Grecia. Atene, Peloponneso, Santorini, e poi isola di Hydra.”

“E why not?”

Non lo so perchè l’ho fatto, non lo so perchè gli ho spiegato come è successo che sono finito in Croatia invece che prendere e partire per la Grecia, come avevo deciso. La Grecia, che lui ama così tanto. La grecia, che già ci immaginavo insieme in un appartamentino piccolo, tutto bianco, con u balconcino per mangiare insieme, e un letto scomodo per dormire incastrati uno dentro l’altro. Per te avevo scelto la Grecia, perché alla fine ti avrei voluto chiedere di venirci con me, coglione.

Non lo so perchè gli ho spiegato come è successo che sono finito in Croatia, delle discussioni coi miei amici. Costi inferiori, più accessibili agli altri. E poca voglia di fare storie per spingere ad andare in Grecia.

“Capito 🙂 Notte.”

Dio, non vedeva l’ora di trovare l’occasione di liquidarmi. Io mi sono sciolto, alla fine ho ceduto e gli ho raccontato una cosa di me. E lui, come sempre, l’ha ascoltata e si è girato dall’altra parte. L’avevo detto. Smettila di rispondergli, non gliene importa nulla.

Statsera è la sera. L’avevo invitato a cena proprio questa sera. Non intendo scrivergli, o domandargli cosa abbia intenzione di fare. Spero scriva lui, vorrei vederlo. Se non lo dovese fare, domani gli invierò un sms. E’ già scritto, salvato nelle bozze. Poche parole, rapide e indolori, e un ciao che significherà tutto, per sempre.

“L’invito a cena è ancora valido?”

Se me lo scrive, sta volta mi sa che lo bacio.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...